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Tra finzione tv e realtà, sulla scena del delitto con il criminologo

Le serie tv hanno reso ancor più affascinante una professione che, almeno in Italia, è ancora agli albori: quella del criminologo. Una professione tanto coinvolgente quanto diversa, nella realtà, dalla finzione televisiva. Abbiamo intervistato la dottoressa Mary Petrillo, psicologa, neuropsicologa forense, ricercatrice, docente universitaria, criminologa, coordinatrice del gruppo di consulenti Crime analysts team (Cat) per capire qualcosa in più sulla criminologia e sulla professione di criminologo.

Dottoressa Petrillo, che cos’è la crimonologia?

«Con l’avvento dei telefilm made in USA c’è stata un po’ di confusione sulla figura del criminologo, idealizzata appunto dai media, ma nella realtà un po’ diversa; se andiamo a scavare in fondo è un professionista che agisce a supporto delle investigazioni. È uno studioso perché va ad analizzare i reati cercando di studiare il crimine a tutto tondo, approfondendo quei fenomeni delittuosi attraverso l’analisi criminale basata su metodologie scientifiche statistiche e comprovate».

Che cosa fa un criminologo di fronte ad un delitto?

«Generalmente il criminologo stila la profilazione criminale, cioè l’offender profiling, del criminale che è una tecniche che si basa su una metodologia scientifico-statistica che varia in base alle scuole alle quali il professionista si collega: quella statunitense è più di stampo statistico-pragmatico rispetto a quella europea. Il crimonologo, di supporto alle investigazioni non è colui che fa l’investigatore come nei film, ma cerca di identificare il reo attraverso uno studio scientifico: analizza il delitto dal punto di vista sociologico, psicologico, tramite una mappatura cognitiva e geografica, ricostruendone il profilo».

Procure tribunali, avvocati, chi chiama il criminologo?

«In Italia, ad oggi, si apre uno scenario molto complesso perché la figura del criminologo non esiste, non è comprovata da ordini di appartenenza. In Italia lavora come consulente di parte per gli avvocati o per le famiglie che chiamano il professionista a loro più gradito. Il criminologo dalla parte della pubblica accusa, possiamo dire, fa parte delle forze dell’ordine».

Qual è il percorso di studi di un criminologo?

«Generalmente una laurea specialistica in psicologia, ma ci sono anche discipline come la sociologia, la giurisprudenza, la medicina che si dirama in medicina legale o psichiatria».

In Italia qual è la situazione della criminologia e dei professionisti che lavorano nel settore?

«Il criminologo è un libero professionista che si occupa di ricerca, mi domando che glielo fa fare visto che in questo Paese la ricerca è all’ultimo posto sempre, in ambito forense-giudiziario, lavora collaborando con gli avvocati della difesa o della parte civile, a volte con le procure, lavora anche in ambito carcerario accanto alle altre figure professionali che lavorano negli istituti penitenziari».

I cold case e gli strumenti della moderna criminologia: ipotesi di lavoro o pura ricerca?

«Se parliamo a livello accademico, di ricerca, possiamo dire che tutti i casi irrisolti possono essere oggetto di studio, ma che se si affronta il caso per puro interesse professionale ad un certo punto si deve fermare perché non hai accesso a tutti i dati investigativi che ti permettono di avere una visione completa. Se vieni ingaggiato da un legale o dalla famiglia della vittima, attraverso la collaborazione con colleghi di altre discipline delle scienze forensi, tipo il genetista, lo psicodiagnosta, il medico legale, tutti insieme si può cercare di analizzare il caso in questione e vedere se attraverso nuove tecniche si può fare qualcosa che nel passato, a causa delle carenze tecnologiche, non si poteva fare. Abbiamo visto recentemente che nel caso di Lidia Macchi, sul cui corpo sono stati trovati dei capelli che prima non era stato possibile individuare. Adesso con le analisi si potrebbe arrivare ad un colpevole, individuandolo con certezza tra il novero di quelli che erano stati compresi nella rosa dei sospettati».

Come è nata la passione per la criminologia?

«Sin da bambina, posso dire di essere nata nella Polizia di Stato. Mio padre era commissario e altri parenti erano nelle forze dell’ordine. Ricordo da piccola che ascoltavo mio padre mentre raccontava a mai madre come era andata la giornata in Commissariato. Ero molto attenta e mi ha sempre appassionato questo settore, tanto da farne una professione. Ai giovani che vogliono seguire questa strada dico che c’è tanto da studiare e poca sicurezza. Se vogliono imitare i personaggi dei telefilm made in USA allora è meglio se pensano ad entrare nelle forze dell’ordine».

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About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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