Sono a Tokyo in una delle strade dello shopping, ve ne sono varie, tutte di lusso e tutte occupate dalle grandi firme. Per gli stranieri c’è pure il tax free. I commessi sono gentilissimi, mi dicono non come a Milano dove, nei negozi delle stesse griffes, si trovano cafonissimi commessi che ti guardano dall’alto in basso per farti capire che tu sei un poveraccio che tenta di entrare alla corte del Re Sole! Come se sapessero chi sei e cosa guadagni!!! Qui in Giappone sono almeno gentili.
Osservo i prodotti griffati, vi sono oggetti bellissimi, ma nella maggioranza dei casi niente di così eclatante, anzi le griffes più conosciute e acquistate sono le più banali e monotone che ci possano essere. Ieri osservando una borsa orrenda e monotona che io non vorrei mai ho visto che costava sui 4.000 euro! Ci mangia per un mese una città media in Africa, in alcuni posti anche per più di un mese, ma qui abbiamo qualcuno che la compra come borsa. La cosa davvero tragica, però, è cosa pensa o prova quel qualcuno che la compra!
In genere si sente felice, almeno credo, conscio di avere una borsa di valore ma, io mi chiedo, le piace veramente o solo perché è una certa griffe di moda? Saprebbe scegliere da sola senza consigli fra oggetti non griffati e non identificati? Ho visto troppo spesso scegliere un oggetto chiedendo prima la marca del resto, come se essere di una certa marca fosse una sicurezza, ma non una sicurezza di qualità del prodotto bensì una sicurezza di avere un oggetto riconosciuto e che, quindi, ti fa riconoscere, ovvero che copre con la sua griffe il vuoto che chi la sfoggia porta dentro, vuoto di identità, di idee, di personalità. Non posso credere che una persona libera di mente e creativa ami un oggetto ripetitivo, che hanno in migliaia, che consiste di una infinita ripetizione di nulla, ovvero sigle e disegnini, certo caro, ma non artistico. La riprova? Ho amiche che creano borse bellissime, dipinte a mano, pezzi unici, con costi contenuti, ma che non fanno successo, perché la loro unicità e originalità fanno paura, perché questi soggetti insicuri non sanno capire e riconoscere la bellezza, niente di proprio esce dal loro comportamento se non quanto viene da quel grande fratello che li domina con regole di moda inesistenti e create solo per il profitto. Si trasformano così in ignari cloni di un esercito di compratori al servizio del capitale e quando escono per mostrare chi sono mostrano in realtà la maschera che hanno scelto di recitare.
Purtroppo, però, di questi cloni appare fatta la nostra società se le griffes brutte e senza armonia prosperano e le artiste di pezzi unici languiscono. Pare che la omogeneizzazione e conformizzazione della società stia riuscendo benissimo, riuscendo ad annullare le differenze individuali. Non è un problema di globalizzazione, non è un problema di comunicazioni, questi sono solo strumenti che facilitano la clonizzazione della società: è un problema di mancanza di coraggio di essere se stessi e ribellarsi a regole estranee al proprio essere.

Pubblicato da Jacqueline Magi

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