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Abuso Infantile: danni psichici, esiti sulla personalità e trattamento terapeutico

L’elaborato nasce come naturale proseguimento di un lavoro svolto durante la triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche*, in cui si mettevano in luce le possibili conseguenze di un trauma sul sistema di memoria e sulla riemersione del ricordo.

Continuando ad analizzare il trauma mi sono occupata, in particolare, dei risvolti psichici e dei disturbi più frequenti che si riscontrano come conseguenza del fenomeno traumatico dell’abuso, non tralasciando una panoramica su quelli che sono i trattamenti terapeutici più utilizzati.

Assunto di base è che un trauma ha, quasi sempre, conseguenze devastanti per l’essere umano, in modo specifico se subito durante l’infanzia, ossia quando il soggetto ha una maggior vulnerabilità psicopatologica.

Gli aspetti dissociativi della personalità ed il Disturbo da Stress Post-Traumatico sono stati maggiormente evidenziati nei soggetti che durante l’età̀ infantile sono stati vittime di abuso fisico. Particolare rilievo viene dato al modo con cui l’evento traumatico possa intaccare le potenzialità̀ di sviluppo del minore.

Infatti il trauma non produce necessariamente ed in modo diretto una conseguenza patologica, ma, influenzando la sfera psico-affettiva del soggetto, può̀ condizionare la capacità di adattamento e la risposta che il soggetto associa alla situazione traumatica.

Obiettivo non è quello di avvalorare o disconfermare specifiche tesi ma mettere in luce le caratteristiche del trauma, e nello specifico del trauma legato all’abuso sessuale, in modo da spiegare eventuali cause psicologiche e biologiche dei disturbi associati, qualora ve ne fossero.

Emerge come l’abuso sui minori costituisca un grave e diffuso problema sociale. Il maltrattamento può̀ concretizzarsi in una condotta attiva (abuso fisico, sessuale, psicologico, ipercuria) od in una condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono). Qualsiasi forma di violenza, ed in particolare quella sessuale, costituisce sempre un attacco che può destabilizzare la personalità di un bambino, provocando gravi conseguenze a breve, medio e lungo termine.

Il trauma, se non rilevato, diagnosticato e curato, può produrre di conseguenza disturbi psicopatologici nell’età adulta.

L’abuso risulta, infatti, un evento altamente minaccioso per l’equilibrio della vittima soprattutto quando tale minaccia si ripete nel tempo o è causata da un familiare. Questo può portare all’insorgenza di disturbi della personalità.

Vengono prese in considerazione diverse manifestazioni psicopatologiche come i disturbi d’ansia, il disturbo da stress post traumatico, il disturbo depressivo maggiore, i disturbi alimentari e lo sviluppo di dipendenze, cercando di cogliere le connessioni dirette eventuali che possano giustificare l’insorgere di tali disturbi in relazione allo specifico trauma provocato dall’abuso infantile. La differenza di sviluppo tra i diversi disturbi risiede nei fattori associati come le condizioni ambientali, i fattori protettivi, le alterazioni neurologiche, le predisposizioni genetiche e biologiche, la profondità della ferita traumatica, i meccanismi di difesa messi in atto.

Tra i fattori maggiormente associati allo sviluppo del DPTS nei soggetti abusati durante la minor età, ad esempio, compare, in letteratura, il sesso femminile. Le donne con storie di abusi sembrano sviluppare con più facilità un DPTS soprattutto per una specifica categoria di abuso: l’abuso sessuale. Anche l’evitare di ricordare luoghi, situazioni, immagini relative all’evento traumatico aumenta il rischio di comparsa del disturbo nei soggetti con storie di abuso prima dei 18 anni, così come avere più di 12 anni al momento dell’evento traumatico e la combinazione tra assistere ed essere vittima di violenze.

Diverse alterazioni neurologiche sono state riscontrate nei soggetti abusati durante la minor età. Le principali alterazioni sembrano coinvolgere principalmente il corpo calloso ed i volumi di amigdala (parte del cervello che gestisce le emozioni ed in particolar modo la paura) ed ippocampo.

Sul versante del trattamento terapeutico dall’analisi effettuata, il trattamento più efficace sembra essere la terapia cognitivo-comportamentale ed in particolar modo la trauma-focused cognitive behavioral therapy, anche se altri tipi di trattamenti, come un trattamento basato sulla terapia dialettico comportamentale e TF-CBT e l’approccio sistemico-relazionale è stato dimostrato abbiano avuto i loro effetti. Questo perché i diversi approcci si concentrano su diversi aspetti del trauma.

È stato preso infine in esame l’EMDR, un approccio terapeutico che si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica utilizzando i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

Attraverso questa analisi si è potuto desumere che sintomi di dissociazione, depersonalizzazione e derealizzazione sono spesso associati a traumi fisici e mentali che si manifestano durante l’infanzia.

L’osservazione di pazienti con Disturbo Dissociativo, Disturbo Post-Traumatico da Stress e Disturbo Borderline di Personalità, hanno rivelato che la gravità e il tempo di esposizione al trauma durante l’infanzia, sono i maggiori fattori di rischio predisponenti ad un disturbo dissociativo durante l’età adulta.

Questo non esclude però che traumi differenti dagli abusi sessuali infantili, possano essere diretta causa dell’insorgenza di disturbi di personalità o del Disturbo da Stress Post Traumatico.

È possibile, però, affermare in modo generale, che la presenza durante l’infanzia, l’adolescenza e la giovane età adulta di un evento traumatico categorizzabile tra abuso psicologico, trascuratezza, contesto familiare problematico, tentativi o episodi di abuso sessuale, esposizione ad eventi catastrofici o di estrema violenza sono associati ad una prevalenza significativamente più alta di disordini dissociativi, i quali agevolano lo sviluppo di eventuali disturbi della personalità.

*Roberta Catania – Consulente Legale e Criminologa presso lo Studio Legale Selmi&Vacca e per il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est. Vicepresidente dell’Associazione “NEMESI – Diritto&Psicologia”. Collaboratrice della Dott.ssa Roberta Bruzzone Psicologa Forense e Criminologa Investigativa.

Prima laurea in Giurisprudenza. Contestualmente allo svolgimento della pratica forense prosegue gli studi laureandosi in Scienze e Tecniche Psicologiche, concludendo la sua formazione accademica con il conseguimento della magistrale in Psicologia Clinica.

Nel corso degli anni ha frequentato diversi corsi di Alta Formazione in Criminologia Forense e Psicologia Investigativa presso l’AISF – Accademia Internazionale delle Scienze Forensi e corsi di perfezionamento in materia di Tecniche dell’interrogatorio e rilevamento della menzogna. Psicodiagnosta clinica e forense in formazione presso LRPsicologia.

Partecipa a progetti scolastici in materia di Prevenzione al Bullismo. Ha in attivo docenze e pubblicazioni in tema di Criminologia.

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