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Anche i bossoli parlano, l’attività del perito balistico nelle indagini criminologiche

Bang. Un attimo e tutto sembra finito, ma non è così. Quel singolo colpo porta con sé tracce, elementi, prove che attirano l’interessa del perito balistico. Un mondo che viva attorno alla custodia dei reperti balistici prelevati sulla scena del crimine, indagini comparative di laboratorio, identificazione di armi, di munizioni, prelievo ed analisi dei residui dello sparo, prove di sparo, ricostruzione delle traiettorie, simulazioni e sperimentazioni, determinazione della distanza di sparo, posizione tiratore e vittima, ordine del fuoco, accesso alla scena criminis, presenza in caso autopsia, utilizzo dei più sofisticati software, ricostruzione degli accadimenti, elaborazione di dati scientificamente incontrovertibili. In questa intervista Paola Corsignano Carrieri, perito balistico, esperto qualificato in balistica advanced e balistica forense – criminalista, consulente balistico dell’autorità giudiziaria – consulente balistico per medici legali. Difficilmente ci si aspetta di incontrare un balistico in tacchi a spillo, ma la professionalità fa la differenza.

Cosa è la balistica?

«La ricostruzione degli accadimenti delittuosi, funzionalizzata alla identificazione del reo e della responsabilità penale connessa al suo agere, nonché, conseguentemente, al comminare la pena, costituisce una delle problematiche più ricorrenti nelle indagini forensi. La balistica, species del genus criminalistica, è una peculiare tecnica dell’investigazione criminale, probabilmente tra le più ardue delle scienze forensi. Complessa scienza che studia il fenomeno di grevi proiettati da macchine termo- meccaniche, in essa, convergono discipline eterogenee: medicina legale, fisica, chimica, giurisprudenza, merceologia, etc. I tradizionalisti, opportunamente, la scompongono in balistica interna, esterna e terminale. Tradotto in soldoni, la balistica interna studia, analiticamente e praticamente, i fenomeni fisici, chimici e meccanici nonché ogni elemento che caratterizzi il ciclo dello sparo ed il moto del proietto all’interno dell’arma sino alla sua uscita dal vivo di volata. Fenomeni che sono assoggettati a tempi brevissimi, un centesimo di secondo, gongolando tra pressioni e temperature elevatissimi. La balistica esterna si concentra su ciò che accade dal momento in cui il proietto abbandona il vivo di volata ed attinge il bersaglio. Tenendo ben a mente che il centro di gravità del proietto sia assoggettato ad “ostilità” imputabili a forza di gravità e resistenza dell’aria. Ed, infine, la terminale. Quale condotta, quali effetti riferibili al proietto che abbia attinto il bersaglio. Attenzionando ogni singola variabile (struttura delle superfici e dei materiali interessati, angolo di incidenza, velocità di impatto, energia cinetica, morfologia del proietto, etc.). L’evoluzione dei tempi ha comportato che, in ambito investigativo ed, inevitabilmente, anche balistico, siano entrati in gioco moderni software e tecnologie nonché più approfondite competenze in funzione della comprensione, interpretazione, ricostruzione dei fenomeni di interesse dell’autorità giudiziaria. L’attività investigativa criminalistico-balistica assume un ruolo più che determinante; interviene scrutante e silente nei delicatissimi e primissimi momenti dell’immediato successivo alla commissione del reato, con l’onere di individuare la qualunque che abbia potuto assumente un ruolo all’atto della commissione del fatto di reato e di garantire l’opportuna conservazione dei reperti al fine della successiva attività di indagine in laboratorio ed utilizzo in sede processuale. All’uopo, e cominciando più opportunamente a dissertare di balistica forense, che assorbe la tradizionale tripartizione, nell’accezione di declinazione delle scienze forensi, rientrano quelle indagini finalizzate a comprendere tecnicamente e scientificamente il chi, cosa, quando, dove e perché dell’accadimento. È suddivisa in svariati ambiti: indagine identificativa di armi e matrice costruttiva delle stesse; indagine comparativa di parti compositive del munizionamento; identificazione di chi sia venuto in contatto con un’arma, attraverso il rilevamento delle GSR; valutazione della distanza dello sparo, mediante il rilevamento dei residui dello sparo; ricostruzione delle traiettorie; esame cadaverico dei fori di ingresso e di uscita nonché dei tramiti intracorporei; esame dei veicoli o danneggiamenti su strutture immobili; esplosivistica; oplologia; ricostruzione della dinamica».

Cosa fa un perito o consulente balistico?

«Mi permetto di reindirizzare il tiro della domanda. Cosa fa il balistico? Se sia perito o consulente è un quid connesso alla qualifica giuridica (l’autorità giudiziaria che conferisce l’incarico) ed al ruolo processuale (nel caso in cui si sia nominati anche da privati) in maniera circostanziale. Traendo le somme da quanto esposto nel tentare di definire molto sinteticamente questa complessa scienza, sarebbe corretto asserire che il balistico sia quel surreale esperto (auspicabilmente esperto) in grado di condurre le indagini che rendono tale la balistica. Verifica della cosiddetta “catena della custodia”dei reperti balistici prelevati sulla scena del crimine, indagini comparative di laboratorio, identificazione di armi, di munizioni, prelievo ed analisi dei residui dello sparo, prove di sparo, ricostruzione delle traiettorie, simulazioni e sperimentazioni, determinazione della distanza di sparo, posizione tiratore e vittima, ordine del fuoco, accesso alla scena criminis, presenza in caso autopsia, utilizzo dei più sofisticati software, ricostruzione degli accadimenti, elaborazione di dati scientificamente incontrovertibili. La figura del balistico, in questo momento storico, non è più subordinata, ma centrale. La molteplicità degli esiti di indagine cui addiviene l’esperto ha consentito l’ingresso del sapere specialistico anche balistico nel processo penale. E ciò prescinde dalla qualifica giuridica rivesta. Poiché sia il perito, con la sua posizione di effettiva “terzietà”, che i consulenti dell’accusa e delle parti (in particolare dell’imputato) nell’ambito del rapporto (as)simetrico che li rivaluta in ambito processuale, dovrebbero perseguire la “verità”, che, sovente, appare solo processuale».

Quale corso di studi e quali competenze?

«Non esiste un percorso “lineare” che renda l’aspirante un balistico puro. Ma ammetto che esista la volontà di diventarlo. È un po’ come affermare che la pazienza sia univocamente considerata la virtù dei forti o, meglio, di chi “quella cosa” la vuole per davvero. Ed, infatti, glissando in merito ad una assai gradita formazione accademica, è doveroso formarsi seguendo percorsi qualificanti (nelle differenti declinazioni di master, scuole, perfezionamenti) in fatto di criminalistica e, dunque, anche di balistica. Ma questo è solo l’incipit, che dovrebbe proseguire con l’iscrizione ad albi, sedes degli esperti in armi e munizioni nonché dei periti e ctu, previo presentazione della documentazione che renderebbe degno l’istante di accedere l’esame per l’iscrizione ed il superamento dell’esame. Ma questo no, non rende ancora esperti. Tutt’altro. La porzione più ostica di questo voler essere balistici “puri” è permeata da anni di tirocinio presso un qualche centro balistico che sia operativo piuttosto che decorato da ragnatele sulle pareti e nel quale vi operi chi abbia vissuto la balistica come “vocazione”; affiancando frequenze del poligono di tiro, sperimentazioni di propria sponte. Tanto da comprendere che ogni “macchina termo-balistica” gode di una esclusiva personalità ed, a volte, potrebbe decidere di nascondere aspetti del proprio carattere e sarebbe cosa assai gradita non farsi cogliere impreparati, sino ad acquisire la capacità di disassemblare e riassemblare l’arma quasi fosse un anti-stress, affinando capacità di visione, perché, al pari di quanto sostenesse Ottolenghi, “senza l’attenzione e senza la volontà di scrutare, l’occhio guarda, ma non vede”. Ma non è finita. Si deve (dovere e non opzione, si badi bene) studiare e non solo ciò che sia redatto in madrelingua; apprendere vita natural durante, atteso chè questa scienza è costantemente in evoluzione e la capacità di mettersi continuamente in discussione deve appartenere al criminalista».

Tribunali, fabbriche di armi, riviste, dove svolge l’attività un perito balistico?

«Il balistico svolge la sua attività precipuamente tra aule di tribunale. Dal conferimento dell’incarico dinanzi all’autorità giudiziaria, attraverso la consegna dei reperti, sino alla deposizione in udienza. Ed in studio/laboratorio, al fine di condurre le indagini necessarie per poter “rispondere” ai quesiti posti. Naturalmente, con riviste ed enti vari, le collaborazioni restano costanti».

La balistica applicata alla giustizia penale e alle indagini, quanto può svelare di un delitto? Qualche esempio?

«La balistica, molto spesso, assolve ad una funzione dirimente nel corso delle indagini ed in seno alla giustizia penale. All’atto del conferimento dell’incarico, ci vien chiesto di accertare qualunque cosa sia utile ai fini della giustizia. Ed allora, classificare giuridicamente un’arma, dichiarando che sia antica piuttosto che identificandola come dispositivo di segnalazione acustica alterato fa la sua sostanziale differenza al fine del capo di imputazione. Stabilire che le impronte di classe ed individuali riconosciute sui bossoli repertati sulla scena del crimine siano giustapponibili o meno, comparabili o meno, identici o meno, quasi ad evocare un codice a barre, con quelle invece intercettate sui bossoli “spenti” ricavati testando l’arma in giudiziale sequestro, in sede di comparativa, dirige le indagini in un senso piuttosto che in un altro. Un esempio potrebbe essere d’aiuto. Ho sostenuto, nelle mie attività sperimentali, che fossero comparabili le impronte a caldo e le impronte a freddo. O meglio, le impronte presenti su bossoli spenti e quelle ritrovate su tre munizioni camerate (“giocate nell’arma”) senza essere assoggettate al ciclo dello sparo. Ed è così, che nel corso della mia esperienza professionale, ho dovuto ricorrere alla mia tesi per la risoluzione di un rompicapo. Avevo a disposizione i bossoli repertati sulla scena del crimine ed un serbatoio arrugginito con un paio di munizioni. Fatto ritrovare “chissà come”, “chissà dove”, “chissà perché”. Nessuna arma. Non potevo produrmi in “test”, ovvero non avrei potuto comparare, a seguito dei test a fuoco, i bossoli spenti dell’arma adoperata per l’evento omicidiario con quelli repertati nel teatro del crimine. Notti insonni al microscopio comparatore per esitare l’assoluta identità tra le impronte sui bossoli repertati e quelle sulle munizioni “giocate” e lasciate nel serbatoio. A voi, ogni valutazione in merito a quando una indagine balistica possa direzionare il corso delle indagini».

Il caso più interessante di cui ti sei occupata?

«È una domanda la cui risposta è abbastanza ardua. Tutti i casi di cui mi sono occupata e, ritengo, di cui ancora mi occuperò sono e saranno “interessanti”. Dato che ognuno è differente dall’altro. Nulla è reiterato. Nulla si ripete. Per via dell’approccio e dell’attività d’indagine svolta, per la dinamica, per ciò che in fondo al cuore resta, quando, ormai depositata la perizia o consulenza, ci si può permettere di essere “umani”. Cercando, ad ogni modo, di paventare una risposta, so per certo che ci si aspetterebbe che l’accadimento delittuoso più interessante sia quello “elevato agli onori della cronaca”. Purtuttavia, il caso che mi ha imposto un mettermi in discussione è stato afferente alla difesa, “dinanzi al pericolo attuale di una offesa ingiusta”, che sia stata posta in essere dal malcapitato di turno. Senza entrare nel merito della vicenda ad oggi dibattuta nelle sedi a ciò deputate, è lecito chiedersi quanto sia problematico, nelle fattispecie concrete, ovvero laddove l’aggredito non dispone di una bilancia tra le mani, la richiesta proporzionalità tra difesa ed offesa, il rapporto cronologico tra offesa temuta e reazione difensiva, senza sfociare nell’eccesso colposo di legittima difesa, a fronte di una reazione di difesa eccessiva. Quando la difesa si risolve nell’unica opzione praticabile per difendere se stessi, i propri cari, i propri beni tanto da costringere ad una reazione difensiva armata. Giurisprudenza e dottrina ne discutono da tempi immemori. Io, grazie al cielo, sono solo un criminalista. Ed opero su basi scientifiche».

Domanda più personale: come e quando nasce in una donna la passione per le armi, il tiro e la balistica?

«In realtà, sia dai tempi in cui ero una studentessa dapprima di liceo e poi universitaria, la mia passione era rivolta ai cold case, casi irrisolti e che, comunque, impongono di seguire “piste” arzigogolate, surreali o, forse, anche sin troppo fisiologiche. Accompagnata dal terrore che il reo, talvolta, possa essere sic et simpliciter il capro espiatorio, “l’innocente” di John Grishman. L’interazione tra dinamiche probatorie e metodo scientifico nell’accertamento degli accadimenti, tra diritto e scienza concorre per contribuire alla conoscenza giudiziale. Da qui, la propedeutica apertura alla criminalistica. Ed il necessario approfondire una sua species, la balistica per l’appunto, come conseguenza. Per quanto ritenga fondamentale la conoscenza criminologica in toto, che afferisca al proprio bagaglio del sapere. Ma la tuttologia ha da sempre creato “creature anomale”. Essendo un balistico, quasi quotidianamente maneggio armi e vengo a contatto con munizioni (o loro componenti). Ciò che sia stato adoperato da delinquenti più o meno “professionisti” per scopi delinquenziali. Ciò che sia stato recuperato sulla scena criminis. È naturale. Imprescindibile. È parimenti, comprensibile che qualcuno sia intimorito da questo “paradigma” di vita da balistico. Ma sia chiaro. L’arma è priva di sentimenti, incapace di intelletto, impossibilitata a provare pietas, è solo uno strumento, un “ferraccio” (sempre che non sia in parti polimeriche). Nessuno ha mai visto un’arma alzarsi da una sedia per andare ad uccidere chicchesia. Il problema, e dunque ciò che dovrebbe “spaventare”, è l’essere umano, quello che custodisce nella mente e nel cuore. Pertanto ho spesso ribadito che la più affidabile sicura di un’arma sia nella testa del tiratore. In tutto ciò, il mio essere donna non è ostativo di una professione praticata quasi esclusivamente da uomini. Piuttosto, mi diverte. Difficilmente ci si aspetta di incontrare un balistico in tacchi a spillo. Lo ammetto, mi diverte».

L’arma più bella e soddisfacente con la quale hai sparato?

«L’AK47, il kalashnikov camerato in 7,62×39 mm; robusto, affidabile, difficilmente si inceppa. Seppur non sia preciso e potrebbe essere “maltrattato”. Prodotto in più di 100 milioni di pezzi al mondo. Risposta fin troppo banale. Rilancio, orbene, con una Mauser Schnellfeuer in 7,63×25 Mauser. Sintesi della perfezione ingegneristica in fatto di armi, fu anche in dotazione della Regia Marina, apprezzata da ufficiali tedeschi, che la battezzarono “manico di scopa” a causa del particolare calcio, apprezzata ed adoperata dal giovane ufficiale inglese Winston Churchill».

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About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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