Home / News / Attualita / Antigone e Creonte – Pietro e il Sinedrio, l’eterno dilemma tra diritto naturale e diritto positivo

Antigone e Creonte – Pietro e il Sinedrio, l’eterno dilemma tra diritto naturale e diritto positivo

Il riferimento alla tragica ed infelice Antigone, che Jacques Maritain definisce “l’eroina del diritto naturale”, richiama e ravviva l’interesse mai sopito per l’antico, duplice orizzonte del diritto naturale e diritto positivo, dal quale devono emanare i principi posti a fondamento della giustizia.

Amministrare la giustizia, vuol dire creare un complesso di leggi, a ciascuna delle quali si deve uniformare la condotta umana. Complesso che può essere costituito da leggi scritte dagli uomini (diritto positivo) o non scritte da uomini, ma appartenenti per natura al genere umano (diritto naturale).

Questa duplice dimensione normativa, che sopra abbiamo chiamata orizzonte, ancora oggi interessa ed appassiona gli studiosi i quali, spesso, lasciandosi trasportare dalla dialettica, si attestano su posizioni antagoniste, tralasciando di considerare le infinite e concrete possibilità di reciproca compenetrazione.

Torneremo infra sull’argomento, dopo avere ripreso la vicenda della nostra eroina.

Or dunque, la terribile guerra che i Sette hanno portato a Tebe, si è conclusa con la loro sconfitta. L’ultimo scontro è il duello dei due fratelli Eteocle e Polinice, che termina con la morte di entrambi. Eteocle è sepolto con tutti gli onori, ma il corpo di Polinice, l’aggressore, è lasciato ai cani e agli uccelli, avendo Creonte, il re, vietato a chiunque di seppellirlo, per indegnità.

Antigone, invece, vuole dare sepoltura al fratello e lo fa e lo confida alla sorella Ismene, la quale è di avviso diverso; ecco il dialogo.

Antigone: “Son rea di un’empietà ch’è pia; più lungo è il tempo che dovrò piacere a quelli di laggiù, che ai vivi. Laggiù per sempre giacerò: se credi disprezza pure quello che è gradito agli dei. La pietà m’ha fruttato una macchia di empietà; se tutto questo è bene per gli dei, subendo la mia pena, capirò la mia colpa; se in colpa sono gli altri, vorrei che non patissero di più di ciò che, ingiustamente, fanno a me”.

Ismene: “Io non disprezzo, ma sono fatta così: non so agire contro la legge della città.

Antigone: “Adduci pure questa scusa. Io vado e darò una tomba al mio fratello amato… So di piacere a coloro a cui devo”.

Creonte: “Lo conoscevi il bando col divieto? E questa legge hai osato trasgredirla?”.

Antigone: “A dirmi di fare questo non fu Zeus; né Dice, sua compagna degli Inferi emanò mai simili leggi agli uomini; né ai tuoi decreti ho riconosciuto tanta forza che un mortale non potesse trasgredirli neppure dinanzi a leggi non scritte e innate degli dei. Queste leggi non sono di oggi, né di ieri, vivono sempre, nessuno sa da dove e quando comparvero al mondo. E a violarle non poteva indurmi la paura di nessuno fra gli uomini, per poi renderne conto agli dei. Sarei morta, lo sapevo anche senza il tuo bando”.

Questo è quanto ci dice Sofocle circa il conflitto fra diritto naturale e diritto positivo o legge scritta e non v’è dubbio che, per l’autore, in termini di valore, la legge naturale alla quale obbedisce Antigone, sia molto più ricca di valore esistenziale dell’editto di Creonte, che è legge scritta.

Ed ancora, vediamo quanto accade in Palestina, cinque secoli dopo Sofocle, precisamente a Gerusalemme, ove Pietro seguita a parlare di Gesù alla folla radunata, nonostante il divieto del Sinedrio; per cui viene arrestato, con l’inibizione alla predica. Ma Pietro, come Antigone, manifesta la sua preferenza verso l’obbedienza ad un’altra legge, non scritta, dicendo “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.

A questo punto, però, la questione diventa un po’ più complessa perché quella legge naturale non scritta, della quale Sofocle fa dire ad Antigone, di non sapere quando e da chi sia stata emanata, con Pietro trova un punto di origine, in termini di emanazione, che è Dio. Anche la legge naturale, da questo momento, ha un suo Legislatore e la duplice dimensione normativa, si avvia inesorabilmente verso un insanabile divario che, ancora oggi, segna il passo dell’incompatibilità, sia pure mai apertamente manifestata.

Tuttavia, nulla impedisce che qualche riflessione sull’argomento possa contribuire ad allargare l’orizzonte per la ricerca di punti di coesione.

Di diritto naturale, tanto per fare un esempio, può considerarsi il fondamento di tutta la civiltà romana, nella lapidaria autodefinizione: “honeste vivere, alterum non laedere, suum quique tribuere”. Così come altrettanto di diritto naturale può considerarsi il fondamento della legge morale contenuto nel decalogo dettato da Dio a Mosè.

A ben considerare quanto abbiamo appena esposto, infatti, appare fin troppo evidente che i principi ai quali si ispirano quelle norme, riguardano la convivenza pacifica degli uomini in quanto è di comune e reciproco interesse che ciascuno le osservi.

Le cose, però, si complicano quando un potere costituito, con qualsiasi forma politica, inizia a legiferare (diritto positivo) al fine di raggiungere determinate finalità, che possono non coincidere con la volontà degli amministrati e, ancor peggio, essere persino contro il volere di costoro.

Si pensi a quante rivoluzioni sono scoppiate nella storia, a causa di leggi ingiuste che il popolo non ha tollerato.

Su questo argomento, un bell’esempio di diritto positivo, ce lo offre Dante,(canto v, Inferno) nell’incontro con Semiramide, la quale “a vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fè licito in sua legge per tòrre il biasmo in che era condotta”. Dove appare fin troppo evidente l’assurdità della legge emanata dalla “Imperadrice di molte favelle” per soddisfare le proprie debolezze.

E se, infine, diamo uno sguardo alle norme che gli attuali governi dell’occidente stanno emanando in tema di divorzio, aborto, unioni civili, suicidio assistito, gender e tante altre anche in materia di economia e denaro, appare fin troppo evidente che, in un eventuale raffronto in termini assiologici, il diritto naturale appaia e sia di gran lunga superiore a quello positivo il quale, per poter conquistare e mantenere la propria dignità di legge, deve sempre ispirarsi a quello naturale, integrandolo ed aiutandolo a superare le inevitabili variazioni che incontra nell’umanità sempre in continua evoluzione.

About Fulvio Carlo Maiorca

Check Also

Donald Trump e il battito del “cuore della terra”

Il recente avvio della guerra commerciale con la Cina, l’imposizione di nuove sanzioni all’Iran e …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi