L’impressione attuale in Italia è di vivere nel caos. Manca un disegno, una mission, un programma politico, sociale ed economico.

Siamo in una profonda crisi e davanti alle opportunità che la crisi offre invece di rispondere con un piano programmatico si naviga a vista, senza un progetto, anzi con decisioni spesso schizofreniche se non inutili. Ad esempio in economia il momento richiederebbe un intervento di stile keynesiano ed invece si fa l’inverso, esattamente l’inverso, senza riflettere su cosa sia meglio per uscire dalla crisi.

Nello stesso modo si procede con la legislazione e la politica criminale, apparentemente a caso, in realtà seguendo le opinioni ed i sentimenti delle masse, senza un progetto e finendo con il contraddirsi da soli. Esemplare quanto accaduto nel 2016. Viene promulgata a fine 2015 la legge sulla depenalizzazione, che entra in vigore il 6 febbraio 2016 e fra gli altri fatti depenalizza la guida senza patente, portandola allo stato di illecito amministrativo. A maggio entra in vigore la legge sull’omicidio stradale che cambia le sorti del reato di omicidio colposo da incidente stradale, rendendolo un reato dalle pene altissime, sproporzionate rispetto agli altri reati, rispetto allo stesso omicidio volontario, in netto contrasto con la depenalizzazione della guida senza patente legiferata quattro mesi prima.

Altra contraddizione: l’opinione pubblica chiede più rigore e attenzione su microcriminalità e furti e viene fatta una riforma che quasi si impedisce di mettere in galera molti degli arrestati in flagranza di vari reati fra cui il furto. Dopo poco esce la riforma Orlando ed alza le pene del furto.

Quanto esce dalla porta rientra poco dopo dalla finestra, quanto legiferato a gennaio a maggio viene stravolto da una nuova legge. Non solo, ma niente viene ufficialmente cancellato e le leggi si affastellano una sull’altra tanto che spesso è difficile ricostruire la norma in vigore in un certo momento storico.

Se mancano i soldi per le pensioni si alza l’età pensionabile, così meno gente va in pensione.

Se vi sono movimenti di opinione contro gli incidenti stradali si approva la legge sull’omicidio stradale, se i movimenti riguardano i diritti delle coppie di fatto si pensa alla legge sulle unioni civili, vi sono problemi con la gestione dei flussi migratori e si pensa alla modifica delle modalità di acquisizione della cittadinanza, che poco ci entra e niente risolve, per carità tutte problematiche importanti, ma il problema è il modo ed i tempi con cui vengono trattate, l’assenza di un disegno politico complessivo, di una visione generale del governo della nazione.

Legiferare in questo modo significa condurre la barca con astuzie e cercando di seguire il piacere popolare, di quelle masse ben disegnate dal Manzoni nei “I Promessi sposi”, masse prive di capacità critica e che seguono la prima idea che passa nell’aria. Non si adempie ad alcun compito di educazione reale e di direzione efficacia della nazione e della sua popolazione. Non si è capaci di dire i “no” che fanno crescere, come ha scritto un noto pedagogo.

Condurre una nazione secondo i sentimenti mutevoli del popolo nella sua accezione peggiore di massa manzoniana significa fare demagogia, ma secondo l’insegnamento di Aristotele vi sono tre forme di governo, ognuna di esse ha la sua degenerazione, la democrazia, la più completa delle forme di governo degenera in demagogia, dopo non c’è altra strada che ripartire da zero, dalla prima forma di governo, la monarchia.

Nella demagogia non c’è spazio per scelte mature e consapevoli, progetti di alcun genere. Si sta aprendo la strada a qualcosa che forse bloccherà questo caos?

Aristotele docet.

Pubblicato da Jacqueline Magi

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