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Brasile, la ‘bomba’ Lava Jato raggiunge anche Temer

Mentre il Russiagate negli Stati Uniti fa tremare il governo americano per il rischio di impeachment del presidente Donald Trump, a 6.458 chilometri di distanza da Washington, nel palazzo del governo brasiliano, le cose non vanno meglio. Si ritorna a parlare, dopo neanche un anno dalla fine del governo di Dilma Roussef, di un nuovo scandalo che questa volta coinvolge l’attuale presidente della repubblica Michel Temer, che era succeduto alla guida dello Stato dopo l’impeachment dell’ex leader del partito dei lavoratori Dilma Roussef. Anche Temer, come un terzo del suo gabinetto, è coinvolto nello scandalo di corruzione Lava Jato (autolavaggio) che dal marzo del 2014 ha visto coinvolti non meno di 20 partiti politici, due presidenti brasilani, entrambi i presidenti delle Camere del Parlamento brasiliano e più di 90 parlamentari per un giro di tangenti pari a 2 miliardi di dollari secondo i dati del Time.

Ma cosa è Lava Jato che i media brasiliani definiscono come il più grande scandalo di corruzione nella storia brasiliana e uno dei più grandi della storia mondiale? Le indagini sono partite da un caso di autoriciclaggio nel sud del Brasile che coinvolgeva un imprenditore e cambia valute brasiliano, Alberto Youssef, che aveva acquistato un Range Rover per un importante dirigente dell’azienda petrolifera Petrobras,compagnia brasiliana di estrazione e vendita di petrolio, il cui massimo azionista dell’azienda è lo Stato brasiliano. Da questo che sembrava un piccolo caso di corruzione gli investigatori, grazie alla testimonianza di Youssef, hanno scoperto un organizzato “club” che coinvolgeva i più importanti dirigenti dell’azienda Petrobras, compagnie di costruzione e politici. Lo schema prevedeva che il partito dei lavoratori, allora al governo, designasse i suoi candidati nei ruoli chiave dell’azienda: queste figure, guidate da Alberto Costa, segretamente avrebbero deviato i fondi dell’azienda al partito dei lavoratori e ai partiti della coalizione di governo. Questi fondi venivano usati per finanziare le campagne elettorali del partito di Dilma Roussef e per mantenerlo al governo. Le indagini sono state guidate da Sèrgio Moro. conosciuto per aver mandato in galera uno dei più potenti businessmen brasiliani, il costruttore Marcelo Odebrecht.

Una delle conseguenze più importanti dal punto di vista politico di questo scandalo è senza dubbio la destituzione, avvenuta il 31 agosto del 2016, della presidente della repubblica Dilma Roussef accusata di aver finanziato le sue campagne elettorali grazie a fondi illegali. Ma lo scandalo non si è fermato solamente al partito di Roussef, arrivando ad indagare anche il successore, Michel Temer.

Il 17 maggio 2017 il quotidiano O globo, uno dei principali quotidiani brasiliani, ha riferito che Joesely Batista – imprenditore della JBS, azienda leader del mercato brasiliano nell’agroalimentare, finito in carcere perché coinvolto in Lava Jato per aver corrotto l’ex presidente della camera Eduardo Cunha per liberare dei fondi del FI-FGTS, ente federale i cui fondi sono investiti nelle infrastrutture – abbia consegnato una registrazione di una conversazione privata avuta con il presidente Temer il 7 marzo 2017. In questa conversazione il presidente Temer ha autorizzato Batista a continuare a passare tangenti a Cunha. Le parole di Temer sarebbero state “Devi continuare a farlo”. Inoltre secondo Batista a Cunha sarebbero stati dati 1 milione di reais al mese, circa 300.000 dollari, in cambio del suo silenzio riguardo il coinvolgimento di Temer e di altri politici del suo partito nello scandalo Lava Jato. Il presidente Temer a questa accusa ha depositato una richiesta alla Corte Suprema brasiliana di sospendere le indagini perché la registrazione non si può considerare una prova reale, sebbene dopo i suoi avvocati abbiano chiesto che le indagini proseguano in modo tale da scagionare il presidente da qualsiasi reato.

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