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Bullismo e cyberbullismo, una legge per difendere i minori

Il bullismo e cyberbullismo sono sempre più diffusi tra i banchi di scuola. Episodi che spesso ‘viaggiano’ da uno smartphone all’altro di adolescenti e bambini. Nell’indifferenza di ragazzi e, in alcuni casi, anche di genitori e insegnanti che sottovalutano la drammaticità del problema, cercando di minimizzare. Eppure il fenomeno ha spesso delle conseguenze gravissime a livello psichico e fisico nella vittima. Proprio per questo motivo è importante conoscere e riconoscere i segnali, per contrastare e cercare di prevenire. Dopo un iter legislativo durato due anni, si è arrivati all’approvazione, all’unanimità, lo scorso 17 maggio (a breve sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale) della legge contro il cyberbullismo. Tra le novità, un minore di almeno 14 anni d’ora in poi potrà chiedere, senza l’intervento di un adulto, di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete al gestore del sito web o ai social network. E se non sarà cancellato entro 48 ore, potrà ricorrere al garante della privacy. Degli aspetti della nuova legge, e non solo, ne abbiamo parlato con l’avvocato Paolo Russo del foro di Firenze e presidente nazionale dell’associazione giuridica Contrajus.

Avvocato Russo, la tanto attesa legge sul cyberbullismo è stata finalmente approvata. Cosa prevede la normativa e cosa cambierà rispetto al passato?

“Va innanzitutto chiarito che la legge promossa dalla senatrice Elena Ferrara, prima firmataria del provvedimento, si limita a dettare disposizioni in tema di cyberbullismo (o bullismo informatico) ed ha come destinatari i minori di età. Non è, dunque, allargata al fenomeno del bullismo e le sue tutele non sono estese ai maggiorenni. Si tratta, per espressa volontà dei suoi promotori, di una normativa che prevede esclusivamente l’adozione di azioni a carattere preventivo a tutela dei minori, con l’obiettivo di puntare all’educazione di questi ultimi, attraverso un uso responsabile e consapevole dei nuovi media (a partire dalla scuola, luogo principale di formazione, di inclusione e accoglienza) e a favorire una maggiore consapevolezza tra i giovani quanto al disvalore di comportamenti persecutori in danno di vittime in situazioni di particolare fragilità. Si è, pertanto, deciso, di non inserire nel testo definitivo della normativa ogni riferimento a misure di tipo repressivo o punitivo, come pure qualsiasi richiamo a strumenti di natura penale: in sintesi, il senso e lo spirito del provvedimento in questione appare espressamente ispirato ad un ‘diritto mite’. La legge poi fornisce, per la prima volta, una definizione giuridica del termine ‘cyberbullismo’. Con tale espressione si ricomprende, letteralmente:

a) ‘qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica’;

b) nonché la ‘diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo’”.

Quali sono le novità più rilevanti?

“Possiamo ricordare le nuove misure previste dal legislatore a tutela della dignità del minore, in virtù delle quali anche il minore ultraquattordicenne (che sino ad oggi non poteva autonomamente proporre istanze in tal senso) può attivarsi per richiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti che ledano la dignità del minore da siti internet e da social network. È prevista, ancora, l’istituzione di un apposito tavolo tecnico, atto a predisporre un piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo, come anche l’adozione di specifiche misure per il monitoraggio del fenomeno, la realizzazione di iniziative di informazione e di prevenzione rivolte ai cittadini, e, ancora, la predisposizione di periodiche campagne informative di prevenzione e di sensibilizzazione sull’argomento. Verranno, inoltre, adottate apposite linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto in ambito scolastico che includono, tra l’altro, la formazione del personale e prevede che in ogni istituto sia nominato tra i docenti un referente con il compito di coordinare le suddette iniziative di prevenzione e di contrasto del cyberbullismo. Agli uffici scolastici regionali è affidato, in particolare, il compito di pubblicare bandi per il finanziamento di progetti e di promuovere sul territorio azioni integrate di contrasto al cyberbullismo, nonché campagne di educazione alla legalità. Alle istituzioni scolastiche è demandata la promozione dell’educazione all’uso consapevole della rete internet e ai dirigenti scolastici, invece, l’onere di informare tempestivamente le famiglie dei minori coinvolti in episodi di cyberbullismo ed attivare adeguate azioni di carattere educativo. Viene, infine, introdotta la procedura di ammonimento innanzi al questore da attuarsi nei confronti dei minori ultraquattordicenni che, pur in assenza di querela o di denuncia, si siano resi autori di condotte illecite commesse nei confronti di altro minorenne”.

Avvocato, il fenomeno del bullismo è sempre esistito, come mai soltanto adesso se ne sente parlare sempre più spesso?

“È vero, negli ultimi anni il fenomeno sociale del bullismo e del bullismo informatico appare in aumento diffuso tra preadolescenti ed adolescenti e ha fatto da sfondo a molti casi di cronaca, con risvolti talvolta drammatici. Anzi, alla luce delle ultime ricerche dell’Istat e del Censis, bullismo e cyberbullismo interessano sempre più i nostri ragazzi e ragazze come vittime, testimoni e soggetti attivi. A differenza del passato, tuttavia, l’esclusione sociale, la discriminazione e le prese in giro sono affidate, sempre più spesso, a mezzi di comunicazione digitale e questo rappresenta un problema oggettivo, che produce gravi conseguenze nelle giovani vittime. Il fenomeno, infatti, è in continua evoluzione, così come il modo di comunicare, le nuove tecnologie a disposizione, internet o telefono cellulare, sono inevitabilmente ulteriori potenziali mezzi attraverso cui compiere e subire prepotenze o soprusi. Tuttavia, come anche rilevato da un recente rapporto Eurostat, il nostro Paese risulta tra gli ultimi, in Europa, per le competenze digitali dei ragazzi: occorre, allora, guidare questi ultimi verso la consapevolezza dei propri diritti e doveri di ‘cittadini digitali’. Ed appare, in definitiva, sempre più importante affidare alla scuola, che rappresenta una formazione sociale di primaria importanza, il compito di formare cittadini consapevoli nell’ottica della convivenza e del rispetto delle persone e delle diversità”.

Quali sono i consigli per genitori, dirigenti scolastici ed insegnanti?

“Troppo spesso genitori, insegnanti e dirigenti scolastici non hanno gli strumenti e la conoscenza dei nuovi mezzi di comunicazione per potere tempestivamente intercettare comportamenti vessatori, atteggiamenti aggressivi e prepotenti, ovvero il disagio prodotto da tali comportamenti nelle vittime minorenni. Mi sembra pertanto fondamentale responsabilizzare gli adolescenti, ma anche gli stessi genitori, insegnanti e dirigenti scolastici al corretto utilizzo di internet e allo sviluppo delle competenze digitali. A tal fine, appare opportuno assicurare a tutte queste categorie di soggetti una adeguata formazione tecnica, psicologica, pedagogica e giuridica adeguata, che fornisca loro i necessari strumenti socioculturali atti a cogliere i segnali di atti di bullismo e di cyberbullismo, al fine della loro prevenzione”.

Come si è mossa la Regione Umbria per assicurare al riguardo una adeguata attività di prevenzione e di informazione?

“L’Umbria, a differenze di altre Regioni italiane (sinora il Lazio, la Lombardia e recentemente la Campania) non ha ancora approvato una legge ad hoc sul bullismo ed il cyberbullismo. Il tema, in effetti, è stato comunque affrontato, sia pure forse troppo sinteticamente, nella legge regionale numero 1/2016 dettante ‘Norme in materia di politiche giovanili’, all’interno della quale l’articolo 13 risulta, infatti, espressamente dedicato a tali fenomeni. L’articolo citato assicura la promozione e il sostegno, da parte della Regione, di azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo volte alla diffusione della cultura della legalità, al rispetto della dignità dell’individuo nella sua diversità e alla tutela della integrità psicofisica dei giovani adolescenti, con particolare riferimento all’ambiente scolastico e all’utilizzo degli strumenti informatici e della rete internet. Nello specifico, ancora, è prevista la realizzazione di iniziative e progetti che possono riguardare: a) campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte agli studenti e alle loro famiglie b) attività di carattere culturale, sociale e sportivo sui temi della legalità e del rispetto delle diversità e sull’uso consapevole della rete internet c) formazione del personale scolastico ed educativo d) programmi di sostegno per le vittime di bullismo e cyberbullismo. Più di recente poi l’associazione giuridica Contrajus che ho l’onore di presiedere ha siglato, lo scorso 7 febbraio, insieme ad istituzioni e realtà associative dell’Umbria, un importante protocollo d’intesa promosso dalla prefettura di Perugia, per la prevenzione e la lotta ai fenomeni del bullismo e delle devianze giovanili che avrà durata di tre anni.

Quali sono le finalità di questo documento?

“Tra le proprie finalità mira a definire soluzioni e procedure condivise da attuare ogni volta che nelle scuole si verifichino atti di bullismo o cyberbullismo, nonché altre manifestazioni di devianza, a promuovere la cultura della legalità in genere per ridurre i comportamenti di tipo antisociale e di violazione delle norme di convivenza civile, a favorire la collaborazione interistituzionale e la partecipazione di ulteriori soggetti espressione della società civile per superare la frammentarietà degli interventi, conformi a quelle problematiche indicate dal presente protocollo, intrapresi dalle singole istituzioni, attraverso un’integrazione operativa e professionale. Oltre ad offrire al personale della scuola, agli studenti e alle famiglie un supporto tecnico-scientifico per attuare forme di prevenzione dei comportamenti a rischio e di fenomeni di bullismo e cyber bullismo, anche attraverso corsi di informazione e formazione riconducibili alle tematiche dell’educazione alla legalità ed alla cittadinanza attiva, a sostenere e valorizzare le capacità di autoaffermazione e sicurezza di sé degli studenti, favorendo altresì l’accrescimento delle competenze pedagogiche delle famiglie sui modi di contrastare i fenomeni del bullismo, cyberbullismo e comportamenti a rischio e a favorire attività riparatorie e pratiche di ricomposizione del conflitto anche con corsi di formazione pratica. Come è facile intuire, obiettivo primario del protocollo, quindi, è di favorire e sviluppare ogni azione (di tipo educativo e non repressivo) tesa ad informare e a formare, allo scopo di prevenire, per quanto sia possibile, i fenomeni in questione. Nei giorni successivi alla sottoscrizione ha iniziato a lavorare un apposito tavolo tecnico, composto da un rappresentante per ciascun ente o associazione firmatari, che sta predisponendo per l’anno scolastico 2017-2018 un piano formativo multidisciplinare (tecnico, pedagogico, psicologico e giuridico) destinato a dirigenti scolastici, insegnanti, alunni e genitori di quattro istituti comprensivi del capoluogo di regione presi a campione in zone rappresentative della città umbra”.

Quali sono le difficoltà, se ci sono, di un avvocato nel difendere una vittima di bullismo o cyberbullismo?

“Le vittime di episodi ripetuti di bullismo o cyberbullismo, come pure i loro familiari, vivono in modo drammatico le terribili vessazioni subite. Spesso, e questo rappresenta il primo problema, i minori tendono a nascondere l’accaduto e a non parlare delle angherie subite, al punto tale da ritenere il compimento di un gesto estremo (ad esempio, un tentativo di suicidio) l’unica soluzione possibile ad un dramma ritenuto insopportabile. Al tempo stesso, molte volte accade che chi assiste a comportamenti vessatori di alcuni ragazzi verso altri, ovvero chi viene a conoscenza di episodi di bullismo o di cyberbullismo sottovaluta la portata del problema e non denuncia l’accaduto. O, peggio, si rifiuta volutamente di farlo. Ecco il motivo della fondamentale importanza dell’attività di prevenzione e di sensibilizzazione: la vittima che riesce a trovare il coraggio di parlare ad un adulto, non ritenendo di poter provvedere da solo, compie un passo spesso decisivo per la soluzione del problema, prima che esso assuma dimensioni enormi. Se, purtroppo, l’attività di prevenzione non si è rivelata sufficiente e sono state perpetrate condotte illecite nei confronti di un minore, ecco che diventerà necessario intervenire, eventualmente, con misure di tipo repressivo, sia in sede penale che in sede civile”.

Twitter @Ros812007

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