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Capacità, impegno e sudore, l’etica nello sport e il diritto all’ombra del doping

Giustizia e Investigazione ripropone una riflessione dell’avvocato Rosa Petruccelli sull’etica nello sport. Relazione tenuta ad un convegno tenutosi a Santa Maria degli Angeli il 18 gennaio del 2013.

«Lo sport è un settore con grandi potenzialità sia sotto l’aspetto materiale e quindi economico, sia sotto l’aspetto morale e, quindi, dello sviluppo psico-fisico, dell’educazione dei giovani e non da ultimo strumento di conservazione dello stato di benessere e salute della comunità intera.

Tutto ciò a patto che il sistema sportivo rispetti le regole che si è dato, prima tra tutte, quella per cui il risultato sportivo deve essere raggiunto attraverso le proprie capacità, il proprio impegno, il proprio sudore.

Il mancato rispetto di questa regola che nel mondo sportivo rappresenta, come vedremo, non una semplice prescrizione morale, ma una vera e propria norma giuridica, e quindi punita con una sanzione disciplinare, svuota di significato il senso stesso dello sport.

Intanto lo sport può continuare ad essere quello che è e cioè un generatore di emozioni in quanto impariamo di nuovo a “giocare pulito”.

Il calcioscommesse, le recenti rivelazioni di Armstrong a proposito dell’uso da parte sua di sostanze dopanti altro non sono che violazioni di quella regola fondamentale di cui parlavo.

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Il sistema sportivo è un mondo a sé, che si fa le norme da sé (che in taluni casi divergono da quelle statati), ha proprio organi di governo, ha propri giudici, ha propri “cittadini” (i tesserati e affiliati). Noi giuristi diciamo che si tratta di un ordinamento giuridico, e quindi un sistema organizzato, autogestito, autoreferente. Un sistema che non termina a livello nazionale, avendo ramificazioni a livello internazionale. Al di sopra delle Federazioni Nazionali, ci sono le Federazioni Internazionali, al di sopra del CONI c’è il CIO Comitato Olimpico Internazionale.

Abbiamo detto è un sistema che si fa le norme da sé.

Ogni Federazione ha le sue norme, i suoi giudici, i suoi apparati di governo.

Per esempio la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha riunito tutte le norme sostanziali e di procedura in un codice, denominato Codice di Giustizia sportiva.

E vedremo come in queste norme si nota una forte propensione del sistema sportivo al rispetto dei principi etici: quasi che nel mondo sportivo la morale, la religione e il diritto siano un tutt’uno.

Infatti lo sport si fa portatore dei valori di coesione sociale, di rispetto dell’altro, di condanna forte contro la discriminazione soprattutto razziale e contro la violenza. Questa propensione noi la troviamo nelle norme sportive.

Laddove, come meglio dirò successivamente, si fissa la regola secondo cui le società sportive rispondono degli illeciti dei propri tesserati nonché dei comportamenti violenti e razzisti dei propri tifosi.

E ne rispondono non a livello morale, ma giuridico. Pensiamo che per le società di serie A ci sono pesanti multe che vanno dai 20.000 ai 50.000 euro, e potrebbe scattare anche la perdita della partita a tavolino per un episodio di violenza o razzismo degli ultrà.

Le società hanno dunque un vero e proprio obbligo di predisporre misure atte a evitare episodi razzisti e violenti.

Dicevamo una forte propensione delle norme sportive al rispetto di principi etici.

Infatti l’articolo 1 del Codice di Giustizia sportiva della FIGC (ma il discorso vale per tutte le Federazioni) si apre dicendo che “tutti coloro che appartengono al mondo giuridico devono rispettare i principi di correttezza, lealtà, probità”, oltre ovviamente agli atti e alle norme federali.

I termini correttezza, lealtà, probità sono dei termini con forte connotazione religiosa, etica, morale, ma nel mondo sportivo sono codificati.

Infatti sono contenuti nel codice di giustizia sportiva che contiene norme giuridiche.

La giuridicità di queste norme, di questi principi sta a significare che il soggetto del mondo sportivo che viola questi principi viene sottoposto a sanzioni disciplinari: e quindi squalifica per la persona fisica, radiazione dal mondo sportivo; per le società punti di penalizzazione, retrocessione.

Quindi sanzioni piuttosto gravi. Non si tratta di un semplice monito moralizzatore: “dovete essere corretti e leali”. No è un vero e proprio precetto giuridico.

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Il Codice di Giustizia sportiva poi così come fa il Codice Penale, prevede anche delle ipotesi illecite specifiche.

Pensiamo ad esempio all’illecito sportivo, che nel sistema sportivo è la violazione più grave, proprio perché viola la regola fondamentale, quella secondo cui non è importante solo raggiungere il risultato, è importante come lo si raggiunge.

Infatti l’illecito sportivo è l’atto diretto, con qualsiasi mezzo, ad alterare il risultato di una gara. Illecito che nel mondo sportivo è sanzionato con non meno di tre anni di squalifica (e per le società con i punti di penalizzazione).

Quindi se i capitani di due squadre si mettono d’accordo sulla combine di una partita è evidente che scatta l’illecito sportivo.

Ma qui vorrei aprire una parentesi (anche qualora non possa dirsi configurato l’illecito sportivo, neanche tentato, perché magari la proposta di combine della partita è stata rifiutata, colui che ha declinato sì, la proposta illecita, ma non l’ha fatto immediatamente, cioè l’ha fatto solo dopo che ci sono stati degli incontri, delle trattative, per costui, il quale ha poi in definitiva rifiutato la proposta di truccare la partita scatta la violazione della correttezza e lealtà sportiva, vediamo quindi come i principi di correttezza e lealtà sono vere e proprie norme giuridiche).

Il soggetto appartenente all’ordinamento sportivo ovviamente è anche cittadino dello Stato. E anche lo Stato lo punisce per l’illecito sportivo, non lo punisce invece per la slealtà sportiva. Ma per l’illecito sportivo si , ovviamente con altri tipi di sanzione. Con la sanzione penale, perché l’illecito sportivo nello Stato è reato, il reato di frode sportiva, un reato punito con la reclusione fino a due anni.

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Tutti noi conosciamo i fenomeni degenerativi nel mondo del calcio, pensiamo al fenomeno del “calcioscommesse”.

E tutti noi sappiamo che il fenomeno criminale è ben più ampio. Non si limita cioè al semplice reato di frode sportiva, avendo la magistratura statale riscontrato un vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Quindi con implicazioni della criminalità organizzata nazionale ed internazionale.

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C’è un’altra norma sportiva, contenuta nel Codice di Giustizia sportiva che mostra la forte propensione del mondo sportivo a preservare l’Etica nello sport.

Mi riferisco alla norma che punisce l’omessa denuncia.

Il soggetto appartenente al mondo sportivo che viene a conoscenza di un illecito sportivo da altri commesso, deve immediatamente riferirne alla Procura Federale.

Cioè al Giudice sportivo Inquirente e Requirente.

Se non lo fa è sottoposta a procedimento disciplinare e quindi a sanzione disciplinare.

Pensiamo al caso dell’allenatore della Juve Conte. Antonio Conte è stato giudicato colpevole per omessa denuncia dai Giudici Federali di primo e secondo grado (commissione disciplinare e corte federale), la sanzione ultima comminata dal Tnas Tribunale Nazionale Arbitrato sportivo, gestito dal CONI all’allenatore della Juve è stata 4 mesi di squalifica.

Anche questa norma dimostra come il mondo sportivo condanna fortemente ogni comportamento sleale tanto che impone ai propri cittadini tesserati di denunciare il comportamento illecito.

Questa condotta illecita, l’omessa denuncia, a differenza dell’illecito sportivo viene sanzionata solo nel mondo sportivo. Non anche nell’ordinamento statale.

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Voglio fare un ultimo accenno a una tematica particolarmente importante, a cui ho fatto riferimento prima e cioè l’obbligo che le società sportive hanno di prevenire e combattere fenomeni di razzismo e violenza negli Stati

Le società sportive a tal fine predispongono sistemi di controllo all’ingresso degli Stadi, attraverso soggetti privati (considerati pubblici ufficiali nell’ipotesi in cui vengano aggrediti) che coadiuvano le forze dell’ordine nei controlli. Controllano dunque i tifosi per verificare che entrino nello stadio striscioni che inneggianti alla violenza oppure al razzismo o per evitare che entrino nello stadio oggetti pericolosi.

L’ultrà cerca la guerra e quindi laddove trova terreno fertile basato su pregiudizi e discriminazione affonda le armi della ignoranza e della intolleranza.

Al contrario lo sport proclama il rispetto dell’avversario. Perché se ci pensiamo bene la presenza dell’avversario è necessaria alla competizione. Senza l’avversario non ci potrebbe essere competizione nel calcio.

Il problema è fondamentalmente culturale. Occorre riappropriarsi del vero significato dello sport. Perché questi fenomeni degenerativi sono tutto tranne che sport».

di Rosa Petruccelli, avvocata

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