Il braccialetto elettronico è un sistema per il controllo elettronico delle persone sottoposte alla misura degli arresti domiciliari. Uno strumento ideato con funzioni svuotacarcere, ma che per un macchinoso sistema di installazione e una scarsità di pezzi forniti al ministero della Giustizia, non trova grande applicazione. Il braccialetto elettronico potrebbe anche essere usato per il controllo di persone denunciate per stalking e già raggiunte dall’ammonimento del questore o dal divieto di avvicinamento alla persona molestata. Per capire meglio l’utilizzo e la normativa abbiamo intervistato Alberto Avenoso, magistrato presso il Tribunale penale di Perugia con funzioni di gip/gup (si è occupato tra l’altro del rogo della Umbra olii, dell’omicidio Presta e del duplice omicidio di Cenerente), il quale ha già disposti l’utilizzo del braccialetto elettronico.

Il braccialetto elettronico è una misura alternativa al carcere, per quali reati è previsto l’utilizzo?

«Più che una misura “alternativa” al carcere, è una forma rafforzata di controllo nell’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, così da rendere in qualche modo più agevole la loro concessione, nell’ottica di una deflazione della cautela massima, e cioè della custodia in carcere, considerata dal legislatore come extrema ratio per la tutela delle esigenze cautelari previste dal codice di rito (pericolo di recidivanza criminosa, pericolo di fuga, pericolo di inquinamento probatorio)».

Il braccialetto è anche utilizzato per il controllo del reo, penso ai casi di stalking come prevenzione, è un mezzo idoneo?

«È senz’altro un mezzo idoneo, anche se la misura custodiale nei casi di stalking non è frequentissima, in quanto il codice di rito, come recentemente innovato, consente l’applicazione di una misura come il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da questa frequentati, che in molti casi ha un adeguato effetto deterrente nei confronti di soggetti che, in genere, non hanno una elevata vocazione delinquenziale, ma palesano, con condotte ossessive e distorte, la loro sofferenza nel contesto di una relazione sentimentale/affettiva conclusa o problematica».

È uno strumento che può avere un effetto svuota-carceri?

«Certamente. Il giudice, tra l’altro, ha l’obbligo di motivare espressamente in sede cautelare il perché egli ritiene che il braccialetto elettronico non sia eventualmente idoneo a tutelare le valutate esigenze cautelari, appunto nell’ottica di limitare, per quanto possibile, l’utilizzo della cautela massima. In concreto, tuttavia, non c’è stato questo effetto, perché la dotazione dei braccialetti è al momento numericamente molto limitata, tanto da richiedere lunghi tempi di attesa, La concreta installazione si è, poi, rivelata macchinosa e costosa. Tutto ciò ha, progressivamente, scoraggiato l’utilizzo dello strumento».

Il reo o l’imputato possono rifiutare l’applicazione del braccialetto elettronico?

«In linea puramente teorica sì, nel senso che, se il giudice ritiene che gli arresti domiciliari possano essere concessi solo con l’applicazione del braccialetto elettronico e l’indagato non manifesta espressamente tale disponibilità, altro non può applicarsi che la misura della custodia in carcere, per come previsto dall’articolo 275 bis codice di procedura penale».

I braccialetti sono contingentati?

«Al momento sono stati forniti in numero limitato (alcune centinaia), con gli effetti descritti di macchinosità nell’installazione, di tempi d’attesa lunghi. Scoraggiando, di fatto, l’utilizzo».

Nella sua esperienza, senza entrare nel dettaglio dei casi di cui si è occupato, lo ritiene uno strumento utile o migliorabile?

«Sarebbe molto utile, se di immediata disponibilità. Migliorabile sempre, nei limiti del progresso tecnologico».

C’è un problema di privacy per l’utilizzo del braccialetto elettronico?

«Non necessariamente. Il braccialetto segnala l’indebito allontanamento dal perimetro dell’abitazione».

Qual è la procedura per arrivare all’applicazione del braccialetto sul detenuto?

«È l’articolo 275 bis del codice di procedura penale che la disciplina. Il giudice ne prescrive l’applicazione, “quando ne abbia accertato la disponibilità da parte dell’autorità giudiziaria”.

«Quindi, nella prassi, il giudice, nel suo provvedimento: designa l’organo di polizia giudiziaria (che dovrà coordinarsi con l’Istituto di detenzione in cui è custodito il soggetto da porre agli arresti domiciliari) delegato per l’esecuzione dell’applicazione dello strumento di controllo e per i necessari controlli; dispone che l’ufficiale o agente di polizia incaricato di eseguire l’ordinanza dia immediata comunicazione dell’eventuale impossibilità di dare esecuzione al provvedimento per inidoneità del luogo ovvero per problematiche di natura tecnica; avvisa l’indagato che ha accettato l’applicazione del braccialetto elettronico che è tenuto ad agevolare le procedure di relativa installazione e ad osservare le altre prestazioni attinenti il dispositivo di controllo; nel caso in cui si rifiuti di applicare il braccialetto elettronico sarà ripristinata la custodia in carcere; dispone la traduzione dell’indagato (o lo autorizza a recarsi libero e senza scorta, se non ravvisa situazioni di criticità) presso il luogo di detenzione domiciliare libero e senza scorta, il giorno indicato per l’installazione del dispositivo dall’ufficiale o agente di polizia incaricato di eseguire l’ordinanza; differisce la materiale scarcerazione dell’indagato fino alla positiva verifica, da parte della polizia giudiziaria delegata, delle condizioni tecniche necessarie all’attivazione dello strumento di controllo».

Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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