Avvocato, giornalista, scrittrice. Tre modi diversi di analizzare la realtà, affrontarla e tirarne fuori le parti importanti, quelle che contano nella vita. Chiara Santilli ci racconta di sé, della sua passione per la scrittura e della parentesi con la toga. Dopo “Caffè Alicante” (Midgard editore) torna in libreria con “Cento minuti” (Intermedia edizioni).


In genere si dice avvocato mancato (o preferisci avvocata?), tu avvocato pentito, come mai?
«Perché il titolo di avvocato (avvocata mai, per carità!) l’ho afferrato in pieno, dopo un durissimo esame di Stato, ma ho capito forse in ritardo che non era quella la mia strada. A quel punto ho cercato di recuperare il tempo investito tra codici di diritto e udienze varie, sostituendo la toga prima con le cuffie di una radio regionale e poi con penna e taccuino, i veri ferri del mestiere per un giornalista».

Scrittura e giornalismo, due modi diversi e due piani diversi di cercare la verità, uno più interiore e l’altro più nel mondo?
«Il giornalismo è il racconto fedele di ciò che accade intorno a noi, nel mondo ma anche a una manciata di passi da casa nostra. Il rispetto della verità è un dovere imprescindibile, specie nell’epoca attuale delle fake news. La scrittura romanzata, invece, è un modo per comunicare agli altri anche i propri stati d’animo, emozioni e paure, con il privilegio della fantasia. Scrivere è, cito Emilio Salgari, ‘viaggiare senza la seccatura dei bagagli’».

Andiamo al contrario e parliamo del tuo secondo romanzo, “Cento minuti” Intermedia edizioni, che romanzo è?
«È una storia d’amore che si sviluppa attraverso una serie di flashback. Filippo e Olimpia si sono amati e poi lasciati. Nove anni dopo si incontrano di nuovo, per puro caso, e capiscono che per loro il tempo non è passato. Il filo che li teneva legati non si è spezzato del tutto. Ma ‘Cento minuti’ è anche una storia di riscatto, un incoraggiamento a guardare oltre gli inevitabili cambiamenti che la vita ci mette davanti, quasi sempre senza avvisarci. Come? Giocando la carta del talento: ognuno di noi ne possiede almeno una in tasca. Il finale a sorpresa, però, potrebbe rimettere tutto in discussione».
Il tuo romanzo di esordio di cosa parla, o meglio cosa racconta?
«Il mio primo romanzo, ‘Caffè Alicante’, premio Midgard Narrativa nel 2010, è in buona sostanza la mia storia. Vittoria, la protagonista, fa l’avvocato e vive un’esistenza borghese, assecondando le regole imposte dalle convenzioni. Vive per gli altri, insomma. Poi un incontro fortunato le offre la chance di liberarsi dalle sue catene mentali. Prende coraggio a piene mani e decide finalmente per sé».
Chi è Chiara Santilli e cosa vuole fare da grande?
«Chiara Santilli è una donna che non ha mai perso la curiosità di quando era bambina. Cosa vorrei fare da grande? Vorrei avere la capacità di produrre ottanta pagine al giorno, come faceva il grande Georges Simenon. A quel punto potrei fare davvero la scrittrice».

Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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