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“Clessidra, l’amore al femminile”, vita e poesia di Anna Maria Petri

La scrittura come catarsi, rifugio, sfogo. Da quando aveva 17 anni è stato così per Anna Maria Petri, romana, ma perugina di adozione. Una vita non facile la sua, fatta di dolore, traumi, mancanza di affetto: sapere di essere stata adottata all’età di tre anni insieme alla sua gemella, avere un rapporto burrascoso con sua madre, cercare di ritrovare la serenità con un uomo, padre di sua figlia e suo marito (ora ex), rivelatosi con il passare degli anni una persona violenta. Il suo sogno, come ci raccontava in un’intervista dello scorso anno: pubblicare la sua raccolta di poesie. Ora realtà: “Clessidra, l’amore al femminile”, Bertoni editore. Il volume racchiude circa centocinquanta poesie, scritte tra il 1970 e il 2018. Versi nuovi che si intrecciano a quelli vecchi. Quest’ultimi l’autrice è riuscita a recuperarne qualcuno, nonostante in un momento di rabbia, tra l’85 e l’86, abbia distrutto i diari in cui appuntava le sue emozioni. I primi pensieri di Anna Maria sono nati proprio in quei momenti particolari. Una vita tumultuosa la sua, piena di contraddizioni, guerre e lotte per sopravvivere alla quotidianità, ma viva.

Com’è nato questo volume?

«Dall’amore. Grazie ad un amore a senso unico come lo chiamo. Un ‘innamoramento tardivo’ di mezza età, arrivato all’improvviso che mi ha portato a giorni, settimane, mesi strani, all’insegna di nevrosi e sbalzi d’umore repentini. Emozioni a cui non ero più abituata e che poi ho cercato di trasmettere in nuovi versi. E da questo stato di adolescenza ‘tardiva’ ne è scaturita ancora di più la necessità di realizzare questo volume. Poi l’insistenza della mia amica Costanza ha fatto tutto il resto e ‘Clessidra’ sarà presentato ufficialmente il 13 dicembre, a Ponte San Giovanni. Il ricavato del volume, a cura di Costanza Bondi del gruppo letterario Women@work e patrocinato dalla consigliera di pari opportunità della Provincia di Perugia Gemma Bracco, sarà devoluto in beneficenza all’associazione ‘Il coraggio della paura’ che si occupa di violenza di genere».

Associazione che lei ha fondato ufficialmente nel 2013 e che presiede. Ha voluto mettere la sua esperienza dolorosa di vittima di violenza a disposizione di altre donne.

«Sì. Da questo vissuto brutto è nata la voglia di aiutare altre donne vittime di violenza, per cercare di dare aiuto, conforto e consigli. Ma non sempre è facile. Lo stimolo a pubblicare le mie poesie però è venuto anche da ‘Il coraggio della paura’: sono stata supportata e sopportata dai membri della stessa associazione. Nonostante la mia vita travagliata e tutte le brutture che vivo anche indirettamente, sono dell’idea che sia necessario vivere con ironia e mettere una corazza, per non farti sopraffare dai dolori della gente, perché poi diventa sempre più difficile gestire la vita di tutti i giorni».

E la scrittura diventa rifugio…

«Esatto. Scrivere poi nell’ultimo periodo mi ha permesso di conoscere qualcosa di più profondo che non conoscevo: il mio lato romantico, quasi smielato. Un aspetto un po’ strano per me. E ora mi ritrovo emozionata per questa mia pubblicazione, anche se si tratta della seconda, ma questa volta è tutta farina del mio sacco: perché vedo il mio sogno pubblicato, perché ho timore del giudizio degli altri, perché alla fine quando ti rileggi sembra di aver scritto cavolate».

Una vita piena, ma difficile che l’ha ispirata…

«E che mi ha sempre portata alla ricerca della giustizia e dell’amore Agape (disinteressato). A 3 anni sono stata adottata, cosa che però non è mai riuscita a coprire la carenza immensa di amore che ancora mi porto dietro. A 19 mi sono sposata per fuggire da tutto e troppo, a 30 mi sono dovuta separare dallo stesso uomo che ha tentato addirittura di uccidermi. E intanto pensavo e scrivevo. E scrivevo e pensavo. Avevo dei diari, che per una situazione antipatica fui costretta a stracciare, e ancora oggi mi pento di quello scatto di rabbia, e per pura fatalità sono riuscita a salvare alcuni pensieri. Sono comunque sempre stata me stessa, anche quando forse ho fatto le cosiddette ‘cose che non dovevo fare’, ma sono fiera di quel che sono diventata e rifarei tutto nel bene e nel male».

Anche l’esperienza dell’adozione in qualche modo l’ha ispirata.

«Ho scritto un racconto con il quale ho partecipato al Premio Gatti di quest’anno e faccio anche parte dell’associazione di figli adottati ‘In cerca delle proprie origini’ e anche qui cerco di dare il mio supporto».

“Clessidra” celebra l’amore al femminile e vissuto da lei in prima persona…

«Sono scritti pensati per le persone amate nel corso del tempo. Non a caso la raccolta è il frutto di un percorso di vita complesso e tormentato, in cui il dolore, come per catarsi, mi ha condotto in un posto protetto: la scrittura».

Anna Maria Petri, che non si definisce una poetessa, ma una pensatrice, riesce ad esprimere i sentimenti profondi attraverso dei versi che dedica all’amante, alla figlia, all’esistenza e all’amore agape. Un momento di intima riflessione in cui lascia trasparire la sofferenza del proprio animo e del proprio cuore che soffre ma che guarda avanti e ride e continua ad amare, a sentirsi vivo. E nella scrittura, che diventa autoanalisi, ritrova la speranza, la rivincita e la rinascita.

Twitter @Ros812007

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