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Contact tracing e pandemia: le restrizioni dei diritti e delle libertà fondamentali al tempo del Covid-19

App e diritti, un saggio di Fabrizio Caposiena e Federica Paolucci

Introduzione

La seguente analisi ha come scopo l’andare a valutare la compatibilità delle misure restrittive, introdotte in Italia per reprimere la diffusione del Covid-19, con le norme nazionali ed internazionali a tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Inoltre, si è posta particolare attenzione all’ampio dibattito sorto riguardo all’opportunità di ricorrere allo strumento delle app per perseguire finalità di contact tracing. Più specificamente, si sono analizzate, con metodo comparatistico, le varie soluzioni prospettate ed è stato esaminato il legame tra esigenze di contenimento e principi in materia di trattamento dei dati personali e privacy.

Contact Tracing e limitazioni della libertà: quali diritti in gioco?

La pandemia di Covid-19, e l’amplissima diffusione del virus in Italia, ha comportato l’introduzione di una serie di misure emergenziali (o “protettive”) che hanno stravolto, in pochissimi giorni, se non in pochissime ore, le abitudini di vita di milioni di cittadini. Si è parlato, a tal riguardo, di lockdown del Paese: numerose libertà, ritenute pacificamente intangibili e sancite anche da strumenti convenzionali internazionali, hanno subito forti limitazioni in ragione della necessità di preservare la salute pubblica, ex art. 32 Cost., e di evitare al massimo la diffusione del virus attraverso il contagio1. In misura graduale ma a ritmo scandito, si sono succedute penetranti disposizioni restrittive della libertà di circolazione e della libertà di impresa, con non irrilevanti ripercussioni sulla libertà di fruizione della proprietà privata. In particolare, è emerso un intenso dibattito circa il discrimen tra la ratio delle misure adottate (inevitabilmente connotate da un certo margine di elasticità) e la necessità di non compromettere l’essenza del diritto colpito. Infatti, si fa di frequente appello agli strumenti di diritto internazionale per sancire l’intangibilità o per ribadire la necessità di prevedere il minor numero possibile di restrizioni2. Si fa spesso riferimento, ad esempio, all’art. 12 del Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici, che sancisce il diritto di circolare liberamente all’interno del proprio Stato ed il diritto di lasciare il proprio Paese e di farvi ritorno; si discute molto circa l’ampiezza da conferire al sintagma “protezione della salute”, rientrante tra i motivi che giustificherebbero la possibilità di introdurre divieti di ingresso. Analogamente, si è evidenziato che anche il IV Protocollo alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo ammetta che la libertà di circolazione possa essere sottoposta a maggiori vincoli ad opera della “legge” dello Stato per motivi sanitari; il ricorso a tale strumento convenzionale appare alquanto rilevante, data la facoltà dei privati di ricorrere alla Corte EDU. Si fa, inoltre, particolare appello alle regole che disciplinano la cittadinanza dell’Unione Europea che, sebbene non sanciscano una libertà di circolazione e di stabilimento inderogabile, prevedono comunque una soggezione degli eventuali limiti al principio di proporzionalità, mai come in questo periodo ritenuto centrale, ed ai principi di idoneità e necessarietà. Fanno molto discutere anche previsioni che trovano esclusivo fondamento in fonti normative interne3; il D.L. n.18 del 27 marzo 2020 (c.d. “Cura Italia”) prevede, tra le altre cose, che la Protezione Civile possa requisire strutture alberghiere ed altri beni immobili che risultino adeguati ad ospitare persone in quarantena, introducendo così una forte ingerenza, probabilmente solo in parte giustificata dalla “funzione sociale” a cui debba vertere il diritto di proprietà ex art. 43 Cost. A ciò si aggiunga il ricco dibattito circa la tassatività e la precettività delle disposizioni regolamentari di diritto interno e circa la vincolatività del cosiddetto “soft law” internazionale, come le raccomandazioni ed i regolamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tutto ciò premesso, l’ambito in cui maggiormente si controverte, in merito alla portata ed alla penetranza delle misure da adottare, è quello della privacy. Ci si chiede in che termini il supremo interesse a preservare la salute pubblica ed individuale possa giustificare l’utilizzo, la condivisione e la diffusione di dati personali. In particolare, in Italia è stata paventata la possibilità di introdurre dei meccanismi di contact tracing4, attraverso il ricorso ad app e informazioni desumibili dai dati GPS dei dispositivi mobili dei soggetti, sulla falsariga di quanto fatto in altri Paesi. In tal modo, si potrebbero monitorare gli spostamenti dei soggetti contagiati o persino di intere categorie di individui o rendere pubblici dati utili a prevenire che altri soggetti entrino in contatto con coloro che hanno già contratto il virus. In materia di trattamento e protezione dei dati personali, non può non farsi menzione degli strumenti normativi eurounitari.

Il diritto alla protezione dei dati, che rientra nell’alveo dell’art. 52 par. 1 e 3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Unione Europea, pur potendo essere considerato un diritto “fondamentale”, non è per questo assoluto. La summenzionata disposizione prevede, infatti, che possa (e debba) essere compiuto un giudizio di bilanciamento, con particolare riguardo agli obiettivi di interesse generale ex art. 3 TUE. Nel caso di specie, la comparazione dovrebbe intervenire tra l’interesse alla protezione della salute pubblica ex art. 35 della Carta di Nizza, da un lato, e, dall’altro il diritto al rispetto della vita privata e familiare ex art. 7 della Carta ed i principi in materia di protezione dei dati di carattere personale ex art. 8 della Carta. In caso di soccombenza di questi ultimi, ben potrebbe espandersi la tutela della prima5.

Oltretutto, se è vero che l’art. 16 par. 1 TFUE neghi che la tutela delle persone fisiche riguardo al trattamento dei loro dati personali rappresenti una prerogativa assoluta, è altrettanto vero che non si può trascurare la portata del Regolamento UE n. 2016/679 (GDPR), normativa che pone particolare accento sulle finalità del trattamento dei dati.

In particolare, è d’uopo sottolineare due aspetti:

  • Il trattamento dei dati relativi allo stato di salute di una persona fisica, ai sensi dell’art. 9 GDPR, è generalmente vietato, salvo alcuni casi, tra cui quelli in cui risulti necessario per ragioni di interesse pubblico nell’ambito della sanità pubblica.
  • In ogni caso, va rispettato il generale principio di “minimizzazione”6 dei dati, in virtù del quale debbano essere trattati solamente quei dati che risultino strettamente legati al perseguimento delle finalità stesse per cui i dati vengono trattati.

Il principio di minimizzazione si articola secondo tre direttrici7:

  • Adeguatezza: la quantità ed il tipo di dati devono essere proporzionati alle finalità perseguite;
  • Pertinenza: i dati devono essere coerenti con le finalità per le quali sono raccolte;
  • Limitazione: i dati devono essere trattati solo per le finalità per le quali sono acquisiti e trattati.

Quanto sopra esposto non deve essere relegato al campo della mera teoria. I criteri descritti non possono non costituire le direttrici entro cui devono muoversi gli operatori del diritto. Tale esigenza è stata ampiamente evidenziata da Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, in recenti interventi, e in particolare nel corso dell’audizione dinanzi alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati dello scorso 9 aprile8. Innanzitutto, Soro ha più volte evidenziato come la privacy non debba ritenersi un lusso, a cui si può benissimo rinunciare, bensì deve essere considerata uno strumento a presidio di molte altre libertà fondamentali. Il diritto alla riservatezza è stato definito un diritto “inquieto”, le cui restrizioni non sempre risultino immediatamente percepibili e che risente molto degli strumenti tecnologici messi in campo per garantirlo e per limitarlo. Il Garante, sebbene non escluda a priori l’introduzione di nuovi meccanismi di contact tracing9, ha sottolineato l’importanza di optare per fonti di rango legislativo e per strumenti fondati su un’adesione volontaria dei soggetti. Inoltre, Soro ha in altre sedi ribadito l’opportunità che tali misure, nel pieno controllo dell’autorità pubblica, siano temporalmente limitate ed ispirate ai principi di efficacia, gradualità ed adeguatezza10.

Le app di tracciamento: un problema di sorveglianza

Il contact tracing durante le epidemie, è un fenomeno tutt’altro che nuovo. La vera novità è che questo controllo viene effettuato attraverso strumenti di sorveglianza di massa. Telecamere, smartphone, GPS, Bluetooth: per la prima volta sono stati impiegati non per le consuete modalità legate ai nostri rapporti commerciali, interpersonali e di lavoro. Vi è stata una vera e propria chiamata alla tecnica applicata all’emergenza sanitaria11.

La Cina è stato il primo paese ad essere stato colpito dal Corona Virus e, non a caso, è stato anche il primo paese ad applicare strumenti di sorveglianza di massa per cercare di contenere i disastrosi effetti della pandemia. La situazione emergenziale ha agevolato l’emersione di storiche e profonde criticità nel rispetto di diritti fondamentali, quali privacy, libertà di movimento. E’, difatti, venuto alla luce un sistema che Shoshanna Zuboff chiama «The Age of Surveillance Capitalism»12. Il capitalismo di sorveglianza prevede l’accumulo da parte di imprese di dati comportamentali che, una volta analizzati, consentono profitto: divengono dati predittivi con i quali chi li possiede è in grado di orientare gusti, comportamenti, sentimenti ed emozioni dell’utente che ha fornito il «dato rozzo» iniziale. Un discorso traslabile non solo ad imprese ma anche a Stati, quali la Cina, che richiedono ad alcune aziende la condivisione dei dati dei loro clienti. Ora, in questo contesto, non è tanto interessante il grado di predittività di questo sistema, quanto piuttosto la sua invasività ed estensione. Una sorta di bulimia del dato, che è il fenomeno che osserviamo anche nel contesto del Covid-19. Gli Stati che sono soliti applicare metodi di sorveglianza sui cittadini, non hanno esitato un secondo nell’applicare a questo contesto emergenziale forti mezzi di contenimento, come le app di tracciamento.

La startup cinese SenseTime13 ha elaborato delle telecamere, di cui è stata dotata la polizia, in grado di controllare chi circola per le strade, raccogliendo gli screen dei loro visi, grazie ad un sistema basato sul riconoscimento facciale, nonché di misurare loro la temperatura corporea. Alibaba, nota compagnia cinese, ha contribuito attivamente elaborando la Alipay Health Code14. L’app si basa sulle piattaforme di WeChat e Alibaba ed è stata sviluppata per essere usata dal governo cinese. L’app, tenendo traccia di tutti gli spostamenti dell’user, assegna ad ognuno un colore, verde, giallo o rosso, ed un codice QR che può essere scannerizzato dalle autorità che svolgono i controlli. Si possono effettuare spostamenti, accedere determinati luoghi, in base al colore assegnato dall’applicazione. Capiamo facilmente quali possano essere le disastrose conseguenze per la privacy: annullata.

E l’Europa? L’Europa ha preso tempo. Basti pensare che oltre a statement15 e generali chiarimenti dei confini entro i quali gli Stati Membri si debbono muovere, nel rispetto del GDPR e dell’E-Privacy Directive, solamente in data 6 aprile 2020, lo European Data Protection Supervisor ha preso in considerazione l’opportunità di creare un modello pan-europeo di app16. Dopo più di un mese dallo scoppiare dell’epidemia. Dopo che i singoli Stati Membri si sono attrezzati in modo autonomo. Da una parte c’è chi ha ricorso al semplice monitoraggio attraverso il controllo delle celle telefoniche, come in Belgio, o chi, d’altro canto, è ricorso ad app più o meno invasive, come Polonia ed Austria17.

L’Italia ha, invece, istituito una Commissione di 74 esperti: una commissione che ha un approccio multidisciplinare, essendo composta da ingegneri, scienziati, medici. Il suo scopo è di elaborare un’applicazione che consenta da una parte il monitoraggio e dall’altra la teleassistenza medica per pazienti domestici. La Commissione ha aperto una rapida open call a imprese, startup, pubbliche amministrazioni, che potessero produrre in un brevissimo lasso di tempo un’efficace soluzione per la lotta al Covid-19. Il Garante per la Privacy Italiano, Antonello Soro, sentito in via informale dalla Commissione Trasporti, ha chiarito le modalità con cui va rintracciata la soluzione ottimale: «la chiave è nella proporzionalità, lungimiranza e ragionevolezza dell’intervento, oltre che naturalmente nella sua temporaneità».18 Dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe che anche l’Italia, quindi, si doterà di un’app di tracciamento, seguendo il modello tedesco e di Singapore: un’app che lavora “solamente” con i dati di geolocalizzazione e che consente di tracciare gli spostamenti dell’user19. In caso quest’ultimo dovesse risultare infetto, l’app potrà informare i soggetti con cui lo stesso sia entrato in contatto. Questo, però, se anche l’altra persona, che ha in qualche modo interagito col paziente malato, si è dotato dell’app. Inoltre, come chiarito da Soro, per avere un campione reale e una contezza dei reali spostamenti dei cittadini, si avrebbe bisogno di un bacino di utenza di almeno il 60% della popolazione. Si vuole evidenziare, quindi, come la volontarietà dell’adesione a suddetta applicazione viene messa in crisi: si potrebbe profilare una sorta di “obbligo morale” in capo al cittadino, che, riscontrando nell’applicazione una modalità di contenimento della diffusione dei contagi, si decida a scaricarla senza un’effettiva contezza della portata di uno strumento simile.

Il problema essenziale che preme sottolineare in questa sede è che questa modalità di contenimento creerà un precedente, difficile da sconfiggere. In secondo luogo, il rischio ancor più sostanziale sarà la difficoltà di rinunciare da parte degli Stati a questi strumenti di sorveglianza. Sebbene le autorità abbiano più volte sottolineato, tra le altre, la temporaneità del trattamento, facilmente si potrebbe passare dallo Stato di Eccezione20, così come definito da Agamben, allo Stato di Quotidianità. Terzo, è davvero necessaria un’applicazione per arginare la diffusione del Covid-19? Non sarebbe stato più utile trovare delle modalità meno invasive come il controllo delle celle telefoniche? Questo proliferare di applicazioni sembra essere un pericoloso trend, usato da alcuni Stati, e replicato poi da altri, per poter dare prova della propria fattività e capacità tecnologica, non dando, quindi, l’impressione di rimanere “un passo indietro”.

Un trend di cui i cittadini pagheranno le spese. Ci troviamo dinanzi a una svolta epocale, per l’Italia e per l’Europa: non si tratta solo di arginare il Coronavirus, ma di prendere una posizione capace di salvaguardare i diritti delle generazioni future. Una posizione di apertura o di chiusura nei confronti della sorveglianza di massa: un sistema, questo, difficile da scardinare, una volta chiusi i battenti della situazione emergenziale21.

Da questo breve excursus, abbiamo potuto comprendere come la scelta del sistema di contenimento del virus, passa attraverso una serie di fattori, più o meno opportunamente forniti di maglie di salvaguardia dei diritti fondamentali. Si conclude ricordando che è sempre l’uomo a scegliere tra tecnica, capitale e bilanciamento di diritti. Si rischia a livello mondiale un’acritica assuefazione alla sorveglianza, mettendo a repentaglio aspetti connaturati la vita umana, favorendo la cieca supremazia algoritmica.

Conclusione

La lotta al Coronavirus non è una guerra, sebbene leader di tutto il mondo abbiano fatto riferimento a questa figura. Nondimeno, «parlare di guerra, d’invasione e di eroismo, con un lessico bellico ancora ottocentesco, ci allontana dall’idea di unità e condivisione di obiettivi che ci permetterà di uscirne»22. Parlare di guerra porta con sé un pericoloso automatismo che mette in discussione i diritti, mostra l’altro come un nemico, conduce ad una rassegnata accettazione delle posizioni che vengono assunte dalla classe governativa. Non si può ricorrere all’applicazione dell’art.78 della Costituzione. Non si può gestire un’epidemia come se si trattasse di una guerra. Non si può gestire un’epidemia con norme poco chiare e non coordinate.

Questo, ancor prima del bilanciamento dei diritti in gioco, riteniamo debba essere il punto su cui riflettere. La legittimazione ad agire deve essere data al Governo dal Parlamento. Quest’ultimo è stato consultato con un notevole ritardo, in quanto sentito solo al fine di ratificare posizioni già assunte con Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Governo italiano ha fatto uso di strumenti emergenziali che hanno escluso Parlamento e Presidente della Repubblica, che a ben vedere sono gli organi di garanzia principale nell’esercizio della funzione normativa. Come evidenzia l’illustre Sabino Cassese, «perché evocare il Consiglio supremo di difesa, se non c’è un evento bellico, e specialmente se c’è lo strumento per far intervenire uno dei tre organi di garanzia, il Presidente della Repubblica? Bastava, invece di abusare dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri, ricorrere, almeno per quelli più importanti, a decreti presidenziali»23.

La questione, pertanto, va ben oltre l’ebbrezza di digitalizzazione e la spasmodica ricerca di un bilanciamento tra diritti fondamentali. Prima ancora delle modalità, va affrontato il metodo. Posizioni non coordinate, frenesia di mobilitazione, richiesta di accesso a mezzi di monitoraggio oltremodo particolari: non c’è nessun altare su cui sacrificare il diritto alla privacy, sta alla saggezza di chi governa comprendere che, anche in un momento di difficile emergenza, come la definisce il Presidente della Repubblica, i cittadini vanno preservati da questa bulimia del dato.

L’applicazione non sarà il baluardo contro la diffusione del Coronavirus: ce lo dimostra il fatto, drammatico, che nonostante le invasive misure di monitoraggio adottate dalla Cina, a metà aprile 2020, il numero degli infetti ha ricominciato a salire. I Big Data non sono la chiave: sono, senza dubbio, degli utili strumenti. La chiave è ancora una volta da rintracciarsi nel buonsenso e, soprattutto, nel dare preminenza allo Stato di Diritto, rispetto a quello d’Eccezione.

Si vuole concludere lanciando un barlume di speranza. Viviamo in un tempo buio, sebbene illuminato dalla luce della primavera. Per rischiarare questa notte del dolore, come Diogene, si deve andare con la lanterna alla ricerca dell’uomo. Solo rispettando l’umanità, la legge e non mettendo in discussione i principi fondamentali, riteniamo che potrà essere trovato un sano bilanciamento di interessi.

Concludiamo con le parole del filosofo Sud-coreano Byung–Chul Han. «Tocca a noi esseri umani dotati di buonsenso ripensare e limitare drasticamente il capitalismo distruttivo»24.

Fabrizio Caposiena, classe 1995, pugliese di nascita e perugino di adozione, è dottore in Giurisprudenza. Attualmente svolge un tirocinio presso la Procura della Repubblica di Perugia e frequenta la Scuola di specializzazione per le professioni legali “Lorenzo Migliorini” dell’Università degli Studi di Perugia. Ricopre la carica di presidente della sezione di Perugia di Elsa, associazione di studenti di diritto e giovani giuristi attiva in 44 Paesi europei.
Federica Paolucci, nata a Macerata, Marche, il 12 aprile 1996. Diplomata al liceo classico “G. Leopardi”, è studentessa al quinto anno di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. Ha svolto un anno di studio all’estero grazie al programma Erasmus + Studio, in Polonia, nella città di Wroclaw. Appassionata di tecnologia, sta coniugando questo interesse con quello per il diritto scrivendo la tesi in Constitutional Law. E’ presidente dell’associazione Elsa Macerata.

Bibliografia

Agamben, Giorgio, Stato di eccezione, Bollati Boringhieri, Torino 2003;

Zuboff, Shoshanna. The Age of Surveillance Capitalism. Profile Books; Kindle, 2019.

Quadro normativo

Carte e Norme Internazionali

Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Unione Europea, Nizza, 2000/C 364/01;

E-Privacy Directive, 2002/58/EC;

General Data Protection Regulation, 2016/679;

IV Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali firmato a Strasburgo il 16 settembre 1963;

Patto Internazionale relativo ai diritti civili e politici, New York, 16 dicembre 1966;

Trattato sull’unione Europea e Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, Lisbona, 2016/C 202/01.

Norme Nazionali

Costituzione della Repubblica Italiana;

D.L. n.18 del 27 marzo 2020 (c.d. “Cura Italia”).

Soft Law

EDPB Statement, adottato il 19 marzo 2020: https://edpb.europa.eu/sites/edpb/files/files/news/edpb_statement_2020_processingpersonaldataandcovid-19_en.pdf ;

EDPS Statement, adottato il 06 aprile 2020: https://edps.europa.eu/sites/edp/files/publication/2020-04-06_eu_digital_solidarity_covid19_en.pdf.

Sitografia

Antonello Soro, App per spostamenti sia volontaria e prevista per legge’, ANSA del 8/04/2020 https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/software_app/2020/04/08/soro-per-app-serve-norma-primaria_e3a201ee-6f2c-4faf-a3f2-525e2cb3df33.html;

Antonello Soro, Tracciamento contagi coronavirus, ecco i criteri da seguire, https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/soro-tracciamento-contagi-coronavirus-ecco-i-criteri-da-seguire/;

Audizione informale, in videoconferenza, del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali sull’uso delle nuove tecnologie e della rete per contrastare l’emergenza epidemiologica da Coronavirus, Commissione IX (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) della Camera dei Deputati, 8 aprile 2020. https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9308774;

Barbara Calderini, Covid-19, tra diritto alla salute e tutela della privacy: la scelta che l’Italia deve fare, https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/covid-19-il-difficile-equilibrio-tra-diritto-alla-salute-e-tutela-della-privacy/;

Biagio, Simonetta. «Così big data e intelligenza artificiale stanno battendo il coronavirus in Cina», 9 marzo 2020. https://www.ilsole24ore.com/art/la-macchina-tech-xi-jinping-cosi-big-data-e-intelligenza-artificiale-stanno-battendo-coronavirus-cina-ADsL0XB?refresh_ce=1;

Cassandro, Daniele. «Siamo in guerra! Il coronavirus e le sue metafore». Internazionale, 22 marzo 2020. https://www.internazionale.it/opinione/daniele-cassandro/2020/03/22/coronavirus-metafore-guerra;

Davidson, Helen. «China’s coronavirus health code apps raise concerns over privacy», 1 aprile 2020. https://www.theguardian.com/world/2020/apr/01/chinas-coronavirus-health-code-apps-raise-concerns-over-privacy.

Deborah Bolco – Mario Di Giulio, Coronavirus, anche l’Italia verso il “contact tracing?” Ecco lo spiraglio normativo, https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/coronavirus-anche-litalia-verso-il-contact-tracing-ecco-lo-spiraglio-normativo/;

Francesco Paolo Micozzi, Le tecnologie, la protezione dei dati e l’emergenza Coronavirus: rapporto tra il possibile e il legalmente consentito. https://www.biodiritto.org/content/download/3780/45269/version/1/file/13+Micozzi.pdf;

GDPR Hub analysis of the different app and instruments used in the world and in Europe, too: https://gdprhub.eu/index.php?title=Projects_using_personal_data_to_combat_SARS-CoV-2#Overview;

Han, Byung–Chul. «Scenari. La società del virus tra Stato di polizia e isteria della sopravvivenza», 7 aprile 2020. https://www.ilfoglio.it/politica/2020/03/05/news/il-governo-per-contenere-il-coronavirus-limita-alcune-liberta-dei-cittadini-puo-farlo-305169/;

Il Dubbio. «Cassese: “La pandemia non è una guerra. I pieni poteri al governo non sono legittimi”», 14 aprile 2020. https://www.ildubbio.news/2020/04/14/cassese-la-pandemia-non-e-una-guerra-pieni-poteri-al-governo-sono-illegittimi/;

la Repubblica. «Coronavirus, ecco come funzionerà la app italiana per combattere la pandemia», 8 aprile 2020. https://www.repubblica.it/tecnologia/2020/04/08/news/coronavirus_ecco_come_funzionera_la_app_italiana_per_combattere_la_pandemia-253498265/;

Lorenzo Acconciamessa, COVID-19 e diritti umani: le misure di contenimento alla luce della CEDU, https://www.iusinitinere.it/covid-19-e-diritti-umani-le-misure-di-contenimento-alla-luce-della-cedu-26455;

Natalino Ronzitti, Il coronavirus e i limiti delle istituzioni internazionali, https://www.affarinternazionali.it/2020/02/il-coronavirus-e-i-limiti-delle-istituzioni-internazionali/;

Nicoletta Pisanu, Il contact tracing e la tutela della libertà personale: che cosa dicono il Garante della privacy e gli esperti, https://www.innovationpost.it/2020/04/09/il-contact-tracing-e-la-tutela-della-liberta-personale-che-cosa-dicono-il-garante-della-privacy-e-gli-esperti/?fbclid=IwAR3P4JyeAoHDV9M_PjRQTZ7T5vYXvhuA-pUorll_6f4Tae6yN2-6K1SNcnY;

Quartz, China’s facial-recognition giant says it can crack masked faces during the corona virus, 18 febbraio 2020: https://qz.com/1803737/chinas-facial-recognition-tech-can-crack-masked-faces-amid-coronavirus/ ; Conferenza stampa di SenseTime che spiega il funzionamento della tecnologia di cui sopra, datato 6 febbraio 2020. Text is available here: https://www.sensetime.com/news/view/id/200.html.

Rocco Todero, Il governo per contenere il coronavirus limita alcune libertà dei cittadini. Può farlo?,

Silvia Stefanelli, GDPR: Principio di minimizzazione dei dati, http://www.pkegroup.it/html/blog/pke-group-news-legal-gdpr-principio-di-minimizzazione-dei-dati.asp.

1 Lorenzo Acconciamessa, COVID-19 e diritti umani: le misure di contenimento alla luce della CEDU, https://www.iusinitinere.it/covid-19-e-diritti-umani-le-misure-di-contenimento-alla-luce-della-cedu-26455.

2 Natalino Ronzitti, Il coronavirus e i limiti delle istituzioni internazionali,

https://www.affarinternazionali.it/2020/02/il-coronavirus-e-i-limiti-delle-istituzioni-internazionali/.

3 Rocco Todero, Il governo per contenere il coronavirus limita alcune libertà dei cittadini. Può farlo?,

https://www.ilfoglio.it/politica/2020/03/05/news/il-governo-per-contenere-il-coronavirus-limita-alcune-liberta-dei-cittadini-puo-farlo-305169/.

4 Deborah Bolco – Mario Di Giulio, Coronavirus, anche l’Italia verso il “contact tracing?” Ecco lo spiraglio normativo,

https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/coronavirus-anche-litalia-verso-il-contact-tracing-ecco-lo-spiraglio-normativo/.

5 Barbara Calderini, Covid-19, tra diritto alla salute e tutela della privacy: la scelta che l’Italia deve fare, https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/covid-19-il-difficile-equilibrio-tra-diritto-alla-salute-e-tutela-della-privacy/.

6 Francesco Paolo Micozzi, Le tecnologie, la protezione dei dati e l’emergenza Coronavirus: rapporto tra il possibile e il legalmente consentito, https://www.biodiritto.org/content/download/3780/45269/version/1/file/13+Micozzi.pdf.

7 Silvia Stefanelli, GDPR: Principio di minimizzazione dei dati,

http://www.pkegroup.it/html/blog/pke-group-news-legal-gdpr-principio-di-minimizzazione-dei-dati.asp.

8 Soro: ‘App per spostamenti sia volontaria e prevista per legge’, ANSA del 8/04/2020 https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/software_app/2020/04/08/soro-per-app-serve-norma-primaria_e3a201ee-6f2c-4faf-a3f2-525e2cb3df33.html.

9 Nicoletta Pisanu, Il contact tracing e la tutela della libertà personale: che cosa dicono il Garante della privacy e gli esperti, https://www.innovationpost.it/2020/04/09/il-contact-tracing-e-la-tutela-della-liberta-personale-che-cosa-dicono-il-garante-della-privacy-e-gli-esperti/?fbclid=IwAR3P4JyeAoHDV9M_PjRQTZ7T5vYXvhuA-pUorll_6f4Tae6yN2-6K1SNcnY.

10 Soro: “Tracciamento contagi coronavirus, ecco i criteri da seguire”, https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/soro-tracciamento-contagi-coronavirus-ecco-i-criteri-da-seguire/.

11 Biagio, Simonetta. «Così big data e intelligenza artificiale stanno battendo il coronavirus in Cina», 9 marzo 2020. https://www.ilsole24ore.com/art/la-macchina-tech-xi-jinping-cosi-big-data-e-intelligenza-artificiale-stanno-battendo-coronavirus-cina-ADsL0XB?refresh_ce=1.

12 Zuboff, Shoshanna. The Age of Surveillance Capitalism. Profile Books; Kindle, 2019.

13 Articolo comparso in Quartz, China’s facial-recognition giant says it can crack masked faces during the corona virus, 18 febbraio 2020: https://qz.com/1803737/chinas-facial-recognition-tech-can-crack-masked-faces-amid-coronavirus/ ; Conferenza stampa di SenseTime che spiega il funzionamento della tecnologia di cui sopra, datato 6 febbraio 2020. Text is available here: https://www.sensetime.com/news/view/id/200.html

14 Davidson, Helen. «China’s coronavirus health code apps raise concerns over privacy», 1 aprile 2020. https://www.theguardian.com/world/2020/apr/01/chinas-coronavirus-health-code-apps-raise-concerns-over-privacy.

15 EDPB Statement, adottato il 19 marzo 2020: https://edpb.europa.eu/sites/edpb/files/files/news/edpb_statement_2020_processingpersonaldataandcovid-19_en.pdf

16 https://edps.europa.eu/sites/edp/files/publication/2020-04-06_eu_digital_solidarity_covid19_en.pdf

17 GDPR Hub analysis of the different app and instruments used in the world and in Europe, too: https://gdprhub.eu/index.php?title=Projects_using_personal_data_to_combat_SARS-CoV-2#Overview

18 Audizione informale, in videoconferenza, del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali sull’uso delle nuove tecnologie e della rete per contrastare l’emergenza epidemiologica da Coronavirus, Commissione IX (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) della Camera dei Deputati, 8 aprile 2020.

19 la Repubblica. «Coronavirus, ecco come funzionerà la app italiana per combattere la pandemia», 8 aprile 2020. https://www.repubblica.it/tecnologia/2020/04/08/news/coronavirus_ecco_come_funzionera_la_app_italiana_per_combattere_la_pandemia-253498265/.

20 G. Agamben, Stato di eccezione, Bollati Boringhieri, Torino 2003.

21 «Coronavirus Surveillance Helps, But the Programs Are Hard to Stop». Bloomberg.Com, 6 aprile 2020. https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-04-06/coronavirus-surveillance-helps-but-the-programs-are-hard-to-stop.

22 Cassandro, Daniele. «Siamo in guerra! Il coronavirus e le sue metafore». Internazionale, 22 marzo 2020. https://www.internazionale.it/opinione/daniele-cassandro/2020/03/22/coronavirus-metafore-guerra

23 Il Dubbio. «Cassese: “La pandemia non è una guerra. I pieni poteri al governo non sono legittimi”», 14 aprile 2020. https://www.ildubbio.news/2020/04/14/cassese-la-pandemia-non-e-una-guerra-pieni-poteri-al-governo-sono-illegittimi/.

24 Han, Byung–Chul. «Scenari. La società del virus tra Stato di polizia e isteria della sopravvivenza», 7 aprile 2020. https://www.avvenire.it/agora/pagine/byung-chul-han-filosofo-coronavirus-cina-corea-stato-di-polizia.

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