L’Italia è terra di contraddizioni, differenze geografiche e sociali forti.

Osservando il pensiero degli italiani dai social, dalla tv, dalle varie dichiarazioni e, soprattutto, dalle scelte sociali e legislative viene da pensare osservando situazioni quali quella in cui si ritrova la famiglia.

L’Italia è un paese cattolico, secondo alcuni la religione cattolica romana è addirittura religione di Stato. Certo è che sia o non sia religione di Stato ha inciso in modo analogo ad una tale religione su leggi e sullo stesso assetto sociale. Basti pensare al divorzio, non solo ci sono voluti anni per avere una legge che lo regolamentasse, ma detta legge ha dovuto subire un referendum abrogativo. Non solo, ma il divorzio all’inizio era un procedimento che necessitava minimo sei anni, unendo i tempi tecnici ai cinque anni di separazione necessari, e solo di recente ha assunto una dimensione temporale più snella e più europea. Ma l’ostilità imposta dalla religione cattolica al divorzio non si esaurisce nei tempi necessari allo stesso, ma si estende alle forme. A fronte di un matrimonio celebrato in via amministrativa lo scioglimento dello stesso avviene solo davanti all’autorità giudiziaria, almeno fino alla riforma del 2015. Ciò appare una contraddizione in termini in una nazione in cui vi sono grossi problemi di organico nel settore giudiziario, dove pendono 200.000 cause di divorzio, mentre per lo scioglimento del matrimonio potrebbe bastare la competenza amministrativa. Si tratta forse del caso più eclatante di supplenza giudiziaria al ruolo amministrativo dello Stato, poiché lo scioglimento del matrimonio competerebbe maggiormente agli organi amministrativi, che cumulerebbero il potere di legare e sciogliere i soggetti in matrimonio, in una organica disciplina.

Oltre al divorzio altri sono i punti di attrito fra la legislazione e l’attività politica e l’enunciazione dei principi che dovrebbero governare la nazione.

Si pensi all’enorme contraddizione dello sviluppo dello Stato sociale. L’Italia cattolica si bea del valore della Famiglia, la Famiglia come nucleo dello Stato.

Peccato che la famiglia sia un valore nei fatti sacrificato al profitto o ad altri sottovalori su cui ci soffermeremo fra poco.

Logica vuole che una nazione che fa della Famiglia il suo valore base dia alla Famiglia stessa il massimo di opportunità possibili, quindi il massimo di opere di aiuto, opere che non consistono nel “buono bebè” quando nasce un figlio, ma in asili, scuole, ospedali, in un sistema sociale che permetta alla famiglia di vivere e crescere facilmente, permettendo contemporaneamente ai suoi membri di lavorare e realizzarsi.

Ebbene niente di ciò abbiamo in Italia. Pochi gli asili nido, assolutamente insufficienti. Nella mia città, 20.000 abitanti c’è un asilo nido pubblico con 54 posti. Ve ne sono vari privati, ma a parte i costi stanno chiudendo perché la ASL trova varie mancanze sanitarie. In queste condizioni diventa difficile per le donne che vogliono lavorare farlo. Non tutti hanno i nonni disponibili, ma il tornaconto finale di tutta questa assenza di stato sociale è che le donne devono stare a casa più di quanto vorrebbero. Di fatto pochi asili nido, poche scuole primarie, estati con figli affidate all’oratorio se va bene, e chi paga tutto ciò? Le donne. Ma le donne che non lavorano, che non si realizzano sono frustrate, perché il femminile è molto meno del maschile adatto a rinunciare al potere (si legga il mio libro “Madame Bovary era un uomo e Mastro Don Gesualdo una donna”, 2016, Marco Del Bucchia editore, Viareggio, premio saggistica Città di Sarzana 2016) e la loro frustrazione rovina le famiglie, si riflette in modo negativo sui figli. La moderna psicologia ormai concorda sul fatto che i figli delle madri che lavorano hanno molti meno problemi dei figli delle madri che non lavorano, che sono più sottoposti al bisogno di cure psicologiche e di sostegno.

Quindi questo sbandierato amore italico per la famiglia o è una mera ipocrisia o è un celato modo per dire alle donne di stare a casa, non provare a cambiare i tempi e la società, perché chi comanda non crea le possibilità perché ciò avvenga, e sotto sotto mina la famiglia e la sua salute mentale per quanto abbiamo ora detto.

Se il valore famiglia fosse realmente un valore, lo Stato fornirebbe asili nido, scuole, insegnanti preparati, assistenza estiva alle famiglie, educazione sessuale e non per genitorialità consapevole, assistenza alle madri singole, servizi sociali e quanto di aiuto alla famiglia sul piano sociale, senza coinvolgere il piano giudiziario, e qui si introduce il tema del prossimo intervento, la supplenza del sistema giudiziario al sistema amministrativo assente.

Pubblicato da Jacqueline Magi

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