Home / In evidenza / Coronavirus e la necessità di tutelare chi è in prima linea
coronavirus covid-2019 Girl in mask fear

Coronavirus e la necessità di tutelare chi è in prima linea

Limitare il contagio da Covid-19 e tutelare chi è in prima linea nell’affrontare l’emergenza sanitaria. Sono le richieste trasversali che arrivano sempre più forte dai sindacati di polizia (Siulp e Siap), dei vigili del fuoco (Cisal-Federdistat vvf) e dei carabinieri (Nsc). Un appello rivolto anche in favore di tutto il personale ospedaliero, del 118 e dei medici di famiglia. Per tutti la preoccupazione, com’è normale che sia, è la tutela della salute di chi deve garantire le cure, l’ordine e la sicurezza pubblica e assicurare gli interventi di soccorso tecnico urgente. Una richiesta di aiuto forte e chiara per garantire in totale sicurezza il lavoro di chi opera in trincea e degli operatori di primo soccorso e soccorso tecnico urgente, degli uomini e delle donne in divisa impegnati a verificare che i cittadini rispettino le restrizioni emanate dal Governo volte al contrasto della diffusione del coronavirus, ma anche delle loro famiglie e dei cittadini.

Sentimenti contrastanti di coraggio e paura

Il segretario generale del Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia), Giuseppe Tiani, in una lettera si rivolge direttamente al capo della polizia, Franco Gabrielli. «I giorni che stiamo vivendo rimarranno indelebili nella memoria di tutti noi. La tragicità e la crudeltà degli eventi stanno segnando la vita di tutti i cittadini, inclusa quella di uomini e donne della polizia di Stato. Il mio pensiero va a tutti gli operatori che stanno assolvendo al proprio compito istituzionale, seppure tra molteplici difficoltà, confrontandosi con i sentimenti quotidiani del coraggio e della paura. Il sindacato, in questa triste pagina, è chiamato alla collaborazione più ampia con l’amministrazione, ma non può abdicare al suo ruolo principe, la sua stessa essenza di vita, la tutela e la rappresentanza dei lavoratori in uniforme. Le scrivo perché la situazione del Paese, e in particolar modo del nord Italia, nello specifico la regione più colpita la Lombardia, ha necessità di aiuti straordinari, ritengo che sia nostro dovere fornire ogni tipo di supporto, anche ai nostri operatori impegnati in prima linea. Sono quotidiane le richieste di sostegno che provengono attraverso la rete delle strutture sindacali Siap del territorio dalle aree più martoriate. I colleghi impegnati che prestano la loro opera di volontariato presso le nostre segreterie a tutti i livelli, nonostante i limiti di intervento per i modesti strumenti di cui dispongono, continuano ad essere un punto di riferimento per tutti i colleghi che hanno bisogno ma anche per tanti cittadini e sanitari».

Richiesta di tamponi per gli uomini e le donne in divisa

«La preoccupazione che porto alla Sua attenzione – prosegue nell’accorata lettera Tiani – riguarda il rischio concreto che d’ora in avanti alla battaglia per contrastare il virus, in cui sono impegnati i medici e tutto il personale sanitario, a cui va il nostro plauso e la nostra solidarietà, possa aggiungersi un nuovo fronte, in cui come Le è noto in prima linea ci sono i poliziotti. Abbiamo l’obbligo di evitarlo. Le prime avvisaglie, certamente, non Le sono sfuggite, le polemiche politiche che non si placano e per certi versi alimentano disagi e interrogativi nel Paese portano ai primi segni di insofferenza e di cedimento per via del clima surreale che viviamo. Il quadro d’insieme per la tenuta del Paese richiede una risposta ferma e autorevole con operatori di polizia sicuri e comprensivi. Ciò premesso, evidenzio la necessità di intervenire per le responsabilità e competenze del Suo alto ufficio, affinché i poliziotti impegnati in prima linea siano sottoposti ai tamponi, richiesta che certamente non può essere considerata come una corsia preferenziale ma una reale esigenza. Per quanto sinteticamente esposto, Le chiedo di intervenire presso le competenti istituzioni, affinché ci sia l’accoglimento di questa richiesta, particolarmente sentita e invocata dal personale quanto da essere considerata indispensabile, che certamente aiuterebbe la tenuta emotiva di tutti coloro impegnati in prima linea e che potrebbero assolvere ai propri compiti con un diverso stato d’animo, sentendosi più sicuri per se stessi e per le altre persone. Le partecipo che con insistenza e preoccupazione i colleghi che manifestano sintomi da contagio richiedono di essere sottoposti al tampone, affinché non vi siano dubbi circa le necessarie misure di quarantena e/o protocolli sanitari. Signor Capo della polizia, non possiamo chiedere serenità e disponibilità, autorevolezza delle funzioni espletate se chi ha compiti delicati come quelli attribuiti alle forze dell’ordine non possa essere messo a conoscenza del proprio stato di salute e/o di quello delle persone con cui lavora. Evidenzio, inoltre, che si è diffusa l’idea che il tampone sia riservato esclusivamente a coloro i quali rivestono una posizione di maggior prestigio e responsabilità della catena di comando. Sono certo, conoscendo meglio di altri la Sua sensibilità personale, che condividerà l’idea che i colleghi chiamati ad un’opera straordinaria debbano essere tutti tutelati, senza alcun distinguo di ruolo o funzioni, sempre e comunque».

Garantire la salute, l’ordine e la sicurezza pubblica

Tutti concordi che la risposta all’emergenza sanitaria da Covid-19, su tutto il territorio nazionale, sia innanzitutto quella di garantire una maggiore tutela a chi sta lottando questa dura battaglia, in primis a coloro che assistono e curano gli ammalati, ma anche a chi assicura l’ordine pubblico e fa rispettare le restrizioni emanate dal governo. «Ringrazio a nome di tutte le donne e di tutti gli uomini in uniforme il presidente della regione Veneto Luca Zaia per aver previsto di fare i tamponi ai poliziotti – fa sapere in una nota stampa Felice Romano, segretario generale del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia) – oltre che al personale medico, sanitario e a tutti gli appartenenti alle forze di polizia e al soccorso pubblico che operano in quella regione, oggi particolarmente colpita dal contagio del coronavirus. La salvaguardia dell’operatività delle helping profession è fondamentale per arginare e sconfiggere il propagarsi della malattia e, quindi, per garantire la salute, l’ordine e la sicurezza pubblica. Questo intervento, che va ad aggiungersi a quelli già previsti in altre regioni, aiuta a far fronte all’attuale pandemia e può costituire, considerato che si effettua su un campione omogeneo, anche un valido parametro di studio e di riferimento per gli esperti che ci stanno lavorando. Una scelta lungimirante e fondamentale, necessaria per garantire chi, in prima linea, oggi lavora incessantemente sia per contrastare il contagio, sia per fornire le cure necessarie cercando di migliorare sempre più i protocolli necessari. Speriamo che la possibilità di avere una profilassi più ampia e veloce consenta, sia di arginare che arrestare il contagio, mettendo in sicurezza soprattutto chi è più esposto in questa lotta contro il Covid-19, sia di recuperare quel prezioso tempo che oggi occorre per poter produrre i necessari strumenti di protezione individuale necessari per salvaguardare il maggior numero di cittadini, nel frattempo che si arrivi a debellarlo completamente».

Tamponi preventivi a tutti i vigili del fuoco

Sul ‘modello’ Veneto punta anche il sindacato dei vigili del fuoco Cisal-Federdistat. «In questo periodo di emergenza sanitaria – spiega il segretario nazionale Vincenzo Filice Cisal-Federdistat –, noi vigili del fuoco siamo impegnati costantemente nell’affrontare interventi di soccorso tecnico urgente. È di tutta evidenza che gli operatori si trovano a contatto, sul territorio, con una moltitudine di persone, verso le quali dobbiamo non solo dimostrare ma anche apparire rispettosi della profilassi disposta dalle autorità sanitarie e dal governo. Come prestabilito il tampone viene eseguito solo se si manifestano evidenti sintomi o sia accertato il contatto con soggetti contagiati. Pertanto è necessario adottare misure preventive a fini precauzionali per limitare il contagio e salvaguardare la salute dei nostri uomini e dei loro familiari e dei cittadini». Filice, anche segretario generale della Cisal (Confederazione italiana sindacati autonomi lavoratori) Umbria, in una lettera inviata alla presidente della Regione Donatella Tesei e all’assessore regionale alla salute Luca Coletto, sottolinea l’importanza di sottoporre a tamponi preventivi, non solo tutto il personale medico e sanitario, ma anche gli appartenenti alle forze armate e di polizia e ai vigili del fuoco. «La ‘missione’ di vigili del fuoco sovraespone necessariamente gli stessi operatori al contatto quotidiano con la cittadinanza e – continua Vincenzo Filice – pur operando con le precauzioni necessarie, l’elevata possibilità di trasmettere o ricevere il Covid-19 è innegabile. Siamo consapevoli come questa sia una lotta contro il tempo e che l’adozione di misure stringenti comporta disagi e sofferenze per tutti, ma l’alto rischio di contagio e di trasmissibilità a cui siamo sottoposti per il nostro lavoro ci impone a chiedere provvedimenti urgenti. Tutti gli operatori seguono il protocollo, uscendo di casa solamente per necessità e per svolgere il servizio, sperando di non essere, al loro rientro, veicolo di contagio per i propri cari».

Tutelare anche i carabinieri

In queste ore di emergenza si fa sentire anche il Ncs (Nuovo sindacato carabinieri), a tutela degli uomini e delle donne in divisa. «I carabinieri, insieme ai colleghi delle altre forze di polizia, sono impegnati in prima linea – afferma Marco Moroni, segretario generale aggiunto del Nsc – svolgono un lavoro prezioso di prossimità e soccorso alla popolazione e rientrano in una di quelle categorie maggiormente a rischio di contagio. Non a caso in Emilia Romagna zona colpita dalla pandemia, molti colleghi sono risultati contagiati. I militari sono presenti capillarmente sul territorio e rappresentano, per il cittadino, oltre che un irrinunciabile presidio di prossimità, un punto di riferimento. Sarebbe un controsenso pensare di affidare la sicurezza della collettività a personale potenzialmente e quotidianamente a rischio di infettarsi, per mancanza delle adeguate protezioni o per la mancanza di un protocollo sanitario, che preveda per tutto il personale venuto a contatto con un caso da Covid-19 accertato, di essere sottoposto tempestivamente a tampone, anche se asintomatico, e se, necessario, che venga ripetuto. I carabinieri sono coloro che devono tutelare il cittadino e, quindi, non possono starsene a casa e nelle ore in servizio sono in strada, a pattugliare, ad eseguire i controlli atti a prevenire la contaminazione ed il dilagarsi del virus, a preservare la sicurezza che, in questo momento del paese è fondamentale. Sono gli stessi che continuano nella loro funzione di intervento in presenza di reati, perché il crimine non si ferma, quindi sono anche necessari i dispositivi di protezione, mascherine e guanti, che purtroppo sono carenti».

Emergenza coronavirus e medici del 118

Al coro di maggiori tutele ci sono anche i 36 medici precari del 118 che chiedono di essere stabilizzati. «L’emergenza coronavirus sta mettendo a dura prova tutto il personale sanitario del Paese, che unito, continua alacremente a lavorare per cercare di vincere questa battaglia. I medici di famiglia, del pronto soccorso, dei reparti ospedalieri, i militari, sono uniti da un unico obiettivo – fanno sapere in un comunicato stampa – salvare più vite possibili, anche a costo di perdere la propria. Ma c’è una categoria, i medici del 118/112, che sembra nessuno ricordi e che, al contrario, sta in prima linea almeno come gli altri. Sono i medici che hanno prestato un giuramento, il giuramento di Ippocrate, e nonostante vorrebbero rimanere a casa per proteggere i propri figli e le proprie famiglie dall’esposizione al coronavirus, restano in servizio per il bene della comunità. Hanno fatto i conti con il rischio e la paura e accettato di rimanere ligi al proprio dovere. Lo Stato per sostenere il personale sanitario in servizio e tutelarlo per quanto possibile ha emanato il decreto Cura Italia; la Regione Umbria sta stabilizzando gran parte del personale sanitario in servizio, ma non i medici del 118/112. Un riconoscimento che dovrebbe essere garantito a tutti, soprattutto a coloro che negli anni hanno continuato a lavorare con garanzie e tutele minori, senza mai recriminare, invece i medici del 118/112 sembrano tagliati fuori da tutti i provvedimenti. Il decreto Cura Italia e la stabilizzazione sembra valere per tutti, tranne che per i medici del 118».

«In Umbria ci sono 36 medici precari del 118/112 – continuano –, alcuni coprono turni negli ospedali da 4-6-8-10 anni, con continui rinnovi di contratto di sei o tre mesi, ma a volte un solo mese. Tra il 31 marzo e aprile il loro contratto scadrà. Gli è stato chiesto di coprire nuovamente il servizio, solo per il tempo necessario ad indire nuovi concorsi. Non temete, i medici del 118/112 non si tireranno indietro proprio ora. Non per lo stipendio, ma per onorare il giuramento che ci chiede di ‘perseguire… la difesa della vita, la tutela della salute… dell’uomo e il sollievo della sofferenza’. Come è possibile considerare ancora precari medici che hanno dimostrato di sapere svolgere un servizio delicato e fondamentale per i cittadini? Perché anche a questi medici non viene concesso quanto previsto dal decreto Cura Italia e la stabilizzazione? È davvero possibile pensare che basti solo un grazie, ‘un applauso dai terrazzi’, un siete preziosi e indispensabili? Ci auguriamo, cari cittadini, che sia stata una svista e che lo Stato si farà presente anche in questo caso. Immaginate se in vista di maggiori tutele, i medici del 118 non venissero più in servizio. Rischieremo di perdere professionalità ed essere soccorsi da neolaureati che, seppur bravi, non hanno certo l’esperienza pluriennale dei medici del 118».

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

Check Also

Progetto Argo, quando la detenzione in carcere si trasforma in opportunità

Giustizia e Investigazione questa volta si occupa dei detenuti che seguono i corsi di formazione …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi