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Coronavirus, riapertura in sicurezza dei centri estetici: tra speranza, preoccupazioni e protocolli ancora non ufficiali

Ripartire. Rialzarsi. Ricominciare. Rinascere in un certo senso. Ritornare lentamente ad una nuova quotidianità. È quello che è successo nella fase 2, partita il 4 maggio dopo il lockdown. Ed è quello che succederà nelle fasi successive. Ritornare alla vita di tutti i giorni ma con mille accortezze, rispettando il distanziamento sociale, evitando i baci, le strette di mano, gli abbracci, stando attenti a non avvicinarsi troppo al prossimo, igienizzare più di prima e bene le mani, usare la mascherina per proteggere se stessi e gli altri. Tutte piccole attenzioni che valgono per tutti, anche per chi spera quanto prima di poter riaprire al più presto la propria attività commerciale o il proprio salone di bellezza. Per i centri estetici l’attesa è per il primo giugno. Ma probabilmente in alcune regioni italiane, dove i casi positivi da Covid-19 scendono di numero o sono a zero potrebbero aprire prima, verso il 18 maggio. La confusione è ancora tanta. Da una parte c’è il Comitato tecnico scientifico molto prudente, soprattutto per quanto riguarda il via libera ai barbieri, ai parrucchieri e agli estetisti, il cui contatto diretto con la clientela è inevitabile. E, proprio in ragione di ciò, dovranno adottare delle regole molto più stringenti, alla stregua degli studi medici. Dall’altro c’è chi preme per la riapertura, per timore di una ripresa economica che se tarda ad arrivare potrà avere conseguenze difficili da sanare subito. Timori e preoccupazioni che si intrecciano tra loro.

No alla riapertura anticipata in Umbria

La governatrice umbra Donatella Tesei, durante la conferenza Stato-Regioni della scorsa settimana ha chiesto, insieme ad altri suoi colleghi, come Conferenza delle Regioni, la riapertura del commercio al dettaglio dall’11 maggio. Ma il governo ha preferito prendere ancora tempo, in vista di una riapertura differenziata su base territoriale dal 18 maggio in poi. Ed in attesa dei famosi protocolli di sicurezza predisposti dal Comitato tecnico scientifico e dall’Inail.

Daniela e Sonia de Il Primosole estetica e solarium, situato in pieno centro storico a Perugia, ci raccontano le difficoltà e le speranze dopo mesi di chiusura dell’attività.

Domanda banale ma non scontata, riaprire dopo tre mesi di stop cosa implica?

«Naturalmente non sarà facile ripartire. Dal punto di vista economico è tutto in salita e con molte incertezze, anche perché l’organizzazione degli appuntamenti non ci consentirà sicuramente lo stesso volume di affari, in un periodo come questo, durante il quale lavoriamo molto, ed in condizioni normali. Dal punto di vista logistico poi ci dobbiamo adeguare a delle norme igienico sanitarie ancora più restrittive, siamo praticamente alla stregua degli studi medici. E, al momento, non abbiamo ricevuto indicazioni precise, quindi brancoliamo ancora nel buio. Non siamo a conoscenza di protocolli chiari, abbiamo ricevuto solo delle indicazioni, ancora non c’è una regolamentazione ufficiale al riguardo».

Riaprire in sicurezza, oggi vuol dire limitare il numero degli appuntamenti e non solo…

«Stiamo preparando, in vista della riapertura, un nostro piano organizzativo interno per cercare di garantire e tutelare al meglio la nostra salute e quella dei nostri clienti. Quindi, speriamo di poter riprendere, per quanto possibile, la vita normale. In questa fase utilizzeremo sempre la mascherina chirurgica e i copri scarpe, igienizzante per le mani con disinfettante a base alcolica, rilevazione della temperatura, divisa pulita, guanti monouso, visiera o occhiali prima di eseguire ogni trattamento. I clienti, invece, potranno venire da noi solo previo appuntamento telefonico, naturalmente il numero giornaliero delle prestazioni a persona sarà drasticamente ridotto per garantire la giusta distanza. Comunque gli utenti verranno contattati telefonicamente il giorno prima per accertarci delle loro condizioni di salute e degli eventuali contatti con persone a rischio e rimarranno il meno possibile nelle aree di attesa. Non dovranno, inoltre, essere accompagnati da altre persone e all’ingresso saranno sottoposti al controllo della temperatura. Ovviamente ogni ambiente e relative attrezzature verranno sanificati dopo ogni prestazione, ma questo lo facevamo anche prima. Insomma, cercheremo di essere il più scrupolose possibile e chi ci conosce sa che sicuramente faremo il meglio del meglio per far sì che questi accorgimenti adottati siano sicuri».

Si parla sempre più spesso di sanificazione dei locali…

«Da sempre utilizziamo prodotti da presidio medico-chirurgico e la strumentazione viene sterilizzata in autoclave e in buste sigillate. Pratica questa secondo noi necessaria e corretta, per una maggiore tutela nostra e per le nostre clienti, anche se non è obbligatoria per la nostra attività. Poi tutto ciò che usiamo è monouso dagli asciugami ai lenzuolini fino alle spugne per detersione del viso. Ma ovviamente ci atterremo ai protocolli ufficiali che ci verranno richiesti. Perché allo stato attuale, ribadiamo, ancora non c’è nulla di ufficiale. Così come non ci sono linee guida chiare e indicazioni precise per quanto riguarda la sanificazione periodica. Le ditte a cui ci siamo rivolte, hanno parlato di una sanificazione settimanale, ma anche qui non ci sono protocolli ufficiali. Comunque per la sanificazione dei locali, per noi significa fare quello che abbiamo sempre fatto, ovvero pulire e detergere tutto con prodotti a presidio medico-chirurgico, ma dovremmo capire la periodicità, con quanta frequenza va effettuata. Se poi sono richieste determinate strumentazioni o certificazioni particolari ci adegueremo naturalmente alle direttive».

Si parla di arieggiare spesso le stanze, tra una prestazione ad un’altra, e di stare attenti all’aria condizionata che potrebbe far veicolare il virus?

«Anche per questo aspetto non abbiamo avuto indicazioni ufficiali. Per quanto riguarda la sanificazione dei filtri dell’aria condizionata, saranno puliti con prodotti a base alcolica che impediscano la proliferazione dei virus. Inoltre, da quando ci siamo trasferite nella nuova sede, sempre qui in via Bonazzi, ci siamo dotate di un sistema di un ricircolo continuo dell’aria, da esterno-esterno. Essendo un locale senza finestre, per noi era una priorità».

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

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