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Cosa sta succedendo in magistratura?

Sono ormai due settimane che si rincorrono le notizie sulle vicende che coinvolgono magistrati del CSM, ex componenti del CSM, componenti ANM, insomma magistrati e con essi politici, in particolare politici del PD.

Vorrei fare qui solo alcune considerazioni tentando di spiegare cosa sta succedendo.

Come scritto già altre volte l’ordinamento della Repubblica italiana si basa sulla divisione dei poteri teorizzata da Montesquieu nel 1748 in base alla quale i tre poteri fondamentali dello Stato sono quello di fare le leggi (legislativo), quello di applicarle facendo funzionare lo Stato (esecutivo) e quello di controllo su tutti gli altri (giudiziario). Quest’ultimo deve essere assolutamente indipendente dagli altri per intervenire su ogni violazione di legge da qualunque parte provenga.

In Italia abbiamo i tre poteri divisi e dovremmo essere una Repubblica parlamentare, dove cioè è il legislativo il potere più importante nella direzione dello Stato, ma dove l’insofferenza verso il potere giudiziario si manifesta fin dall’inizio della Repubblica, fino dalle parole della Costituzione.

L’art. 104 della Costituzione recita che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Sulla parola “ordine” si è costruita la teoria, nel primo dopoguerra, di una magistratura che non è un potere dello Stato, ma un ordine (cioè un organo). Solo l’intervento della Corte Costituzionale ha fatto sì che si desse alla magistratura la sua importanza, anche se all’interno della stessa magistratura c’era chi dubitava, chi non voleva considerarsi un potere.

Dovendo essere assolutamente indipendente la magistratura è l’unico dei Poteri dello Stato cui si accede per concorso, non per elezione o per chiamata, come per il Parlamento e per il Governo. Per lo stesso motivo ha un organo di autogoverno che è appunto il CSM, Consiglio Superiore della Magistratura. Il CSM regola la vita di ogni magistrato, lo ammette al concorso, lo nomina, ne scandisce la carriera, i trasferimenti, la destituzione, tutto. Autogoverno per garantire l’indipendenza dagli altri poteri, per non subire pressioni da alcuno, per essere liberi di decidere. A Capo del CSM, massima garanzia di indipendenza, il Presidente della Repubblica.

Qui iniziano le riflessioni. Il CSM ha una composizione mista, due terzi sono magistrati eletti da tutti i magistrati con elezioni che si svolgono ogni quattro anni con il sistema proporzionale ed un terzo sono di nomina politica, cioè sono eletti dal Parlamento fra i professori universitari in materie giuridiche e gli avvocati con oltre quindici anni di carriera. Va da sé che la nomina da parte del Parlamento ne riflette la composizione e, quindi, la compagine politica del momento, ma soprattutto inserisce nel potere giudiziario un elemento proveniente dagli altri poteri dello Stato, dal legislativo in particolare. Quindi in qualche modo il potere legislativo si intromette nel Potere giudiziario, anche considerando che normalmente a presiedere il CSM non siede il Presidente della Repubblica quale presidente del CSM, ma il vice presidente del CSM che viene scelto, per Costituzione, art. 104, fra i membri designati dal Parlamento.

Altro piccolo particolare da considerare riguarda i bilanci. Oltre ogni discorso o proclama anche di livello costituzionale quello che conta sono i fatti e i fatti dicono che alla Giustizia vengono assegnati pochissimi fondi dello Stato, si parla di meno dell’1 % del bilancio statale, fondi gestiti dal Ministero della Giustizia, quindi dall’esecutivo. Gli stipendi ai magistrati sono pagati dal Ministero delle Finanze, ancora esecutivo. Non esiste un bilancio autonomo per il potere giudiziario. Fino pochi anni fa la situazione era perfino peggiore. All’edilizia giudiziaria e alle dotazioni correnti doveva pensare il Comune in cui il Tribunale aveva sede, per cui si verificava l’assurdo che il telefono che i magistrati utilizzavano era pagato da un soggetto politico locale che ben sarebbe potuto finire indagato. Il controllato faceva le spese vitali per il controllore, edificio, arredamenti, comunicazioni, riscaldamento, tutto. Un’ abnormità cui è stata messa fine pochi anni orsono, con il passaggio di queste competenze al Ministero della Giustizia, comunque organo dell’esecutivo, ma almeno centrale e non locale.

Quindi il potere legislativo e quello esecutivo da sempre cercano di mettere le mani sul potere giudiziario, sintomo di un sistema politico insofferente ai controlli perché insofferente alle regole, alla ricerca di spazi di manovra sottratti alle regole democratiche della sana competizione, della meritocrazia, della professionalità, della competenza. Del resto in Italia è sotto gli occhi di tutti come al criterio della competenza sia stato da sempre preferito il criterio clientelare, così come allo Stato sociale è sempre stato preferito lo Stato assistenziale, che permette di far proliferare il clientelismo e non la autonomia. Tutta la politica italiana si è indirizzata da sempre a controllare i cittadini cercando di limitarne la autonomia, la cultura, la competenza, la autodeterminazione e a livelli di organizzazione statale cercando di limitare la indipendenza dell’unico potere sottratto alle competizioni elettorali, evidentemente in qualche modo ed in qualche parte influenzabili, e obbediente solo alla legge, come recita l’art.101 della Costituzione della Repubblica italiana.

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