Barcellona, quale antidoto?
Cosa possono fare i musulmani italiani? È la domanda che sempre più spesso ci viene fatta, soprattutto ogni volta dopo l’ennesimo dramma di un attacco terroristico come quelli di ieri a Barcellona… proprio in un paese che ha visto realizzarsi le più alte vette nel dialogo fra le civiltà del Monoteismo abramico!
Ci sentiamo particolarmente in sintonia con quanto scritto oggi dai Francescani di Assisi: Non un fatto estemporaneo ma frutto di anni di storia è l’Isis e tutto ciò che consegue, compreso il recente attentato di Barcellona. Di conseguenza è necessario, accanto ad un intervento immediato di soccorso e prevenzione, un lavoro culturale più profondo che richiede investimenti soprattutto nell’educazione.
I musulmani in Italia, così come i religiosi in generale, pur restando sempre disponibili ad ogni collaborazione anche con le Forze dell’Ordine, devono lavorare sempre di più per una lotta al radicalismo a lungo termine da un punto di vista culturale, educativo e intellettuale. Il fondamentalismo fa presa soprattutto dove c’è ignoranza della dottrina e della storia della civiltà islamica e del dialogo millenario con la civiltà occidentale.

I francescani portano in questo senso un esempio concreto: “Proprio la cultura catalana ha in sé gli antidoti a tale ideologia di violenza e di morte – continua il comunicato – Questo riferimento, come ricordato più volte dallo stesso arcivescovo di Barcellona, il cardinale Juan José Omella, è il maiorchino Raimondo Lullo”.

La figura di Lullo, profondamente cristiano e profondamente conoscitore della lingua araba e della tradizione islamica, conoscitore e traduttore dell’Islam a tal punto da definirsi “cristiano arabo”, rappresenta solo uno dei tanti modelli eccellenti che mostrano la totale falsità storica dello scontro fra civiltà, che, come commentano i francescani, può essere solo uno “scontro fra ignoranze”.

Di fronte all’attualità che vorrebbe indurre molti a sposare le idee false dello scontro fra Islam e Occidente, sfruttiamo concretamente la riscoperta di figure come Raimondo Lullo, assieme al suo quasi contemporaneo San Francesco e di molti santi musulmani che con loro dialogavano (e che ancora oggi ispirano alcuni musulmani in Occidente). Non si tratta di riesumare solo il ricordo del passato, ma di rinnovare le profonde radici dell’Europa.

Non un fatto estemporaneo ma frutto di anni di storia è l’Isis e tutto ciò che consegue, compreso il recente attentato di Barcellona. Di conseguenza è necessario, accanto ad un intervento immediato di soccorso e prevenzione, un lavoro culturale più profondo che richiede investimenti soprattutto nell’educazione. Proprio la cultura catalana ha in sé gli antidoti a tale ideologia di violenza e di morte, e ciò non solo per difendere se stessa ma anche come indicazione efficace più in generale. Questo riferimento – come ricordato più volte dallo stesso arcivescovo di Barcellona, il cardinale Juan José Omella – è il maiorchino Raimondo Lullo, uno dei primi scrittori catalani, che tra Duecento e Trecento scrisse una vera e propria ars, ossia metodo, per passare da uno scontro di ignoranze a un dialogo di identità.

Di seguito una breve sintesi del pensiero lulliano nell’agile e divulgativo Raimundus christianus arabicus. Raimondo Lullo e l’incontro fra culture (Velar, Gorle 2017).

L’approccio di Lullo al mondo musulmano non ha nulla di aneddotico. È difficile trovare tra i teologi cristiani del suo tempo un caso analogo di conoscenza dell’arabo e della religione musulmana, a tal punto che in diverse opere si autodefinisce “christianus arabicus”, riprendendo il modello dei saggi cristiani arabi che avevano disputato con l’islam nei secoli prima.

Alla base del suo progetto c’è l’evidenza della necessità ineludibile di accettare elementi culturali dell’interlocutore: di conoscere e di parlare le lingue dei non-cristiani e in particolare l’arabo. L’obiettivo di Lullo è presentare la dottrina cristiana in modo tale che i non-cristiani la comprendano e l’accettino senza difficoltà.

Per questa regione, Lullo si accosta innanzitutto al pensiero musulmano; scrive opere originariamente in arabo (come la Logica di Al-Ghazali o il Libro della contemplazione), sebbene nessuna di queste versioni sia arrivata fino ai nostri giorni; rivendica modelli arabi in alcuni dei suoi scritti (il Libro dell’amico e dell’amato, che dichiara di ispirazione sufica, o i Cento nomi di Dio).

La difficoltà di individuare gli effettivi influssi arabi su alcuni aspetti del pensiero di Lullo ha a che fare con la sua strategia di rifuggire l’uso di autorità nelle sue opere. Ciò nonostante, sembra certa, ad esempio, una fonte araba per le strutture della Logica nova (1303): il Budd al-carif del filosofo e teologo musulmano Ibn Sabcin di Múrcia (127/18-1269/71).

(Pubblicato da www.assisiofm.it)

Pubblicato da Redazione

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