La crisi del mondo moderno è globale, economica, politica (o meglio partitica), sociale, ma l’arte e la cultura possono contribuire a far nascere una nuova civiltà dalle ceneri di quella che si sta consumando. In questa intervista a Pasquale Misuraca, cineasta, docente, sceneggiatore, filosofo magno-greco, cerchiamo di aprire una finestra sul mondo moderno, le sue contraddizioni e andando alla ricerca di quei punti fermi sui quali si può impiantare la rinascita.

Chi è Pasquale Misuraca?

«Non so bene nell’insieme – chi è senza ritegno scagli la propria definizione. Rispondo limitandomi al lavoro intellettuale e morale, che conosco nella misura in cui lo progetto e realizzo. Cerco di fare lo scienziato e l’artista, con quali risultati ciascuno lo può valutare visitando il sito www.pasqualemisuraca.com. Questi due campi di ricerca e rappresentazione sono egualmente illuminati dall’idea che questa che stiamo vivendo è la crisi della civiltà moderna, e che dalle sue ceneri stia nascendo una nuova civiltà. Cerco di partecipare a questa nascita con le mie opere».

Hai girato un film su Pasolini, uno a Cipro divisa tra turchi e greco-ciprioti, e l’innovativa pellicola girata con i filmati delle telecamere di sorveglianza. Temi diversi, mai leggeri per film che parlano dell’uomo all’uomo?

«I film che ho fatto parlano dell’insieme della realtà, della quale l’essere umano è soltanto una parte. Le arti contemporanee sono malate di una visione antropocentrica – come le arti medioevali di una visione teocentrica. Quanto al linguaggio cinematografico sto cercando di costruire opere che siano al contempo soggettive, filmiche, e oggettive, documentarie».

Lo studio di Gramsci è al centro dei tuoi interessi da sempre, pensi che in Italia anche chi ne sbandiera l’appartenenza non lo abbia mai capito?

«Gramsci è un autore tanto noto quanto sconosciuto. Da giovane è stato marxista, poi in carcere, scrivendo i Quaderni, ha criticato il marxismo e l’insieme delle scienze sociali moderne, avviando la costruzione di una nuova scienza, la scienza della storia e della politica. Ho cercato di sviluppare questa scienza in molte opere, l’ultima si intitola “La Vita Nuova”».

La crisi del mondo moderno è una crisi economica, sociale o umana?

«La crisi che stiamo vivendo, come tutte le crisi di civiltà, come la crisi della civiltà medioevale, è economica, sociale, politica, culturale. Molti intellettuali oggi aspettano che passi come passa un’influenza. Ma se Brunelleschi e Masaccio e Donatello, Machiavelli e Bruno e Galileo (per restare in Italia) non avessero costruito le loro opere, le loro arti e le loro scienze, non sarebbe mai nata, dalle ceneri della civiltà medioevale, la civiltà moderna».

La politica intesa come piccolo cabotaggio di consorterie o la Politica, quella che si occupa del bene della comunità?

«Il problema della politica oggi non sta nell’assenza di grandi uomini politici (che esistono e operano al di fuori della politica istituzionale, nella cultura, nella scienza, nell’arte), ma nel fatto che si confonde la politica con la partitica. I partiti sono morti, la politica no. L’uomo, scriveva Aristotele, è un “animale politico” – politikòn zôon. Aveva ragione. Ma oggi molti pensano che questa in cui viviamo sia la migliore civiltà possibile, e si tratta soltanto di stringere qualche vitarella qui e là, e quanto alla politica di imbalsamare e venerare la partitica».

Domanda identica, ma come tema la giustizia o Dike?

«Conosco soltanto la giustizia umana. Che esiste in vario grado nel mondo, con questa limitazione: “Credete che tutti desiderino per sé la giustizia? Vi sbagliate, alcuni avrebbero da perderci.” Stanisław Jerzy Lec. La giustizia divina non la conosco. E al pari di Albert Einstein, non credo in un Dio personale, in una entità trascendente che premia e punisce le persone. Questo non vuol dire che non abbia imparato molto dai grandi autori religiosi, il maggiore dei quali secondo me è Gesù di Nazaret, che ci ha lasciato detto: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Questa sana aspirazione alla perfezione possibile sulla Terra, da parte di ciascuno, nel senso di fare ciò che può per produrre il bene e il vero e il bello per sé e gli altri, per il presente e il futuro, mi ha spinto a scrivere tutte le mie opere, e quanto a Gesù il “Vangelo laico secondo Feliciano”».

Internet, bene o male?

«Internet è un bene, in quanto favorisce il rapporto degli autori fra di loro (intendendo per autore colui che aumenta, accresce, anche di un granello, la conoscenza e la bellezza del mondo) e dei lettori con gli autori – attraverso l’ascolto reciproco e il dialogo diretto. Internet è un male, nella misura in cui molti pensano di essere autori per il fatto di rivelare in pubblico le faccende private, e soprattutto perché il numero degli autori ha superato il numero dei lettori».

Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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