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Dal Corpo Forestale ai Vigili del fuoco senza specializzazione, decreto bocciato dal Tar

Un altro colpo alla soppressione del Corpo forestale dello Stato. È quello messo a segno dal Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria in merito al ricorso di un sovrintendente del CfS passato al corpo nazionale dei Vigili del Fuoco con compiti che esulavano dalle sue competenze e specializzazioni.

Il sovrintendente alla soppressione della Forestale è stato inserito tra i Vigili del Fuoco con la qualifica di capo squadra con compiti di direttore delle operazioni di spegnimento solo per aver svolto un corso di aggiornamento nel 2013. Mansione che non è mai stata prevista nell’ambito del soppresso Corpo forestale dello Stato. Il militare aveva, invece, una vasta esperienza nel contrasto agli illeciti transnazionali ed al commercio illegale di specie protette ai sensi della convenzione Cites. Da qui il ricorso, tramite gli avvocati Egidio Lizza e Damiano Marinelli, contro il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ministero della Difesa, ministero dell’Interno, chiedendo l’annullamento di tutti gli atti, basandosi sulla mancata e «necessaria corrispondenza tra funzioni trasferite e transito del personale, prevista quale criterio generale di assegnazione dal d.lgs. n. 177/2016» e chiedendo il trasferimento all’Arma dei Carabinieri, «unica amministrazione in grado di garantire la pretesa corrispondenza tra funzioni trasferite e relativo personale».

I vari ministeri si sono costituiti eccependo «l’incompetenza territoriale», «l’inammissibilità dell’impugnativa nella misura in cui non contesta alcun vizio specifico del provvedimento impugnato», «l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse per non avere il ricorrente presentato domanda per il transito in altra amministrazione statale» e la «mancata impugnazione del provvedimento di inquadramento del ricorrente negli istituiti ruoli AIB del personale del Corpo forestale dello stato assegnato al Corpo nazionale dei vigili del fuoco».

I giudici amministrativi, respingendo tutte le eccezioni, hanno affermato che «le mansioni conferite al medesimo non risultano in parte assimilabili a quelle precedentemente esercitate» e che ci si trova di fronte alla «dedotta violazione del principio di corrispondenza tra funzioni trasferite e relativo personale di cui al d.lgs. n. 177/2016 e ponendo in via residuale una questione di legittimità costituzionale di detta normativa». Quanto alla mobilità nella pubblica amministrazione non vi era un vero e proprio obbligo, ma solo un’indicazione facoltativa e contingentata «ad un numero di posti disponibili». Per i giudici del Tar, inoltre, «l’assegnazione delle singole unità di personale deve essere individuata per ruolo di appartenenza, sulla base dello stato matricolare e della ulteriore documentazione attestante il servizio prestato» tenendo conto «dell’impiego, alla data di entrata in vigore del presente decreto, nelle unità dedicate all’assolvimento delle funzioni trasferite a ciascuna delle medesime amministrazioni». L’Arma dei Carabinieri è l’unica che mantiene «nelle medesime sezioni per l’assolvimento delle specifiche funzioni in materia di illeciti ambientali e agroalimentari». Senza addentrarsi nelle questioni burocratiche, inoltre, l’assegnazione ai Vigili del fuoco non rispetterebbe i criteri di anzianità di servizio e anagrafica per ricoprire il ruolo di direttore delle operazioni di spegnimento.

In conclusione, «per ragioni di coerenza logica, ragionevolezza e buon andamento» è illogico destinare ai Vigili del fuoco personale che non ha mai svolto funzioni proprie al Corpo, mentre l’Arma dei Carabinieri risulta «tra le forze di polizia, quella funzionalmente più idonea ad assorbire il CfS e consentire la piena attuazione del principio di delega sul riordino delle funzioni in materia ambientale ed agroalimentare e di quelli, correlati, della razionalizzazione, del potenziamento, dell’efficacia delle funzioni di polizia e della dislocazione sul territorio dei presidi di polizia, anche al fine di evitare sovrapposizioni e realizzare risparmi di spesa».

Quindi decisione a favore del ricorrente e condanna dei vari ministeri al pagamento delle spese processuali.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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