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Dal crollo del Muro di Berlino al disfacimento dell’Unione Sovietica

Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario di un evento della storia mondiale che possiamo considerare uno spartiacque, poiché ha cambiato le sorti di numerosi paesi, in particolare quelli che – già da decenni – erano sotto il controllo dell’Unione Sovietica. La caduta del muro di Berlino (1989) ha segnato la fine del comunismo col crollo definitivo dell’Unione Sovietica avvenuto ufficialmente nel 1991.

Cenni storici
L’URSS nacque nel 1917 con Lenin che, assieme ai bolscevichi, fu protagonista della rivoluzione d’ottobre di quello stesso anno. Essi fecero uscire la Russia dalla guerra e nacque una dittatura di partito. Alla morte di Lenin, prese il potere Stalin. Un personaggio che ricordiamo sicuramente per la sua crudeltà. Gli anni che vanno dal 1936 al 1939 sono gli anni del grande terrore e delle purghe staliniane. A seguire, la partecipazione alla seconda guerra mondiale a fianco di Gran Bretagna, Francia e (dal 1941) gli USA. La guerra terminò nel 1945 con la vittoria delle suddette potenze e la caduta del nazifascismo. Nello stesso anno si stabilirono la divisione, l’occupazione e la denazificazione della Germania. Nel decidere il nuovo assetto geopolitico, nacquero però delle tensioni tra le due superpotenze di quell’epoca, USA e URSS. Esse entrarono in conflitto e scoppiò la guerra fredda. L’Unione Sovietica ottenne numerosi territori quali i paesi Baltici, il Giappone, la Finlandia, la Polonia, la Romania, l’Ungheria e la Cecoslovacchia. Essi divennero stati satelliti, alleati dell’URSS. Non la Jugoslavia che, pur essendo un paese comunista, si era distaccato dall’Unione Sovietica ai tempi del generale Tito.

Il muro di Berlino
Nel 1948 l’URSS chiuse l’accesso a Berlino (Blocco di Berlino). Questo perché la Germania voleva accettare gli aiuti del Piano Marshall per la ricostruzione, mentre l’URSS non aveva accettato. Gli USA costruirono un ponte aereo per far arrivare gli aiuti da Berlino Est a Berlino Ovest. Dopo un anno l’URSS tolse il blocco ma la Germania fu divisa. Statunitensi, inglesi e francesi decisero di unificare tutti i propri territori nella Repubblica federale tedesca con capitale Bonn. L’altra, era la parte orientale sotto il controllo dell’Unione sovietica: la Repubblica democratica tedesca con capitale Pankow.

L’economia sovietica
L’economia sovietica era un’economia pianificata che funzionò perché veniva sfruttato il patrimonio naturale del paese. Ma restava un’economia arretrata. Inoltre, si innestò un cortocircuito tra economia e politica per la sostituzione di criteri soggettivi a criteri oggettivi. Si decideva che i cittadini avessero bisogno di un determinato prodotto, ad esempio di scarpe. Ebbene, c’era un monopolio. C’era una sola industria che produceva scarpe perché si sosteneva che non ne servissero altre. Non essendoci libera concorrenza, la qualità dei prodotti era bassa e spesso non venivano rispettati i tempi di consegna. Inoltre, i prodotti sovietici non venivano esportati all’estero. C’era solamente una domanda interna e questo perché ci si rendeva conto che quel sistema non poteva competere con quello occidentale.

La superiorità degli Stati Uniti
Al contrario, la società statunitense divenne una società dei consumi e vi fu un forte sviluppo economico. L’economia era un’economia di mercato e veniva esportata una grande quantità di prodotti, soprattutto in Europa. Gli USA, tra l’altro, erano superiori anche dal punto di vista degli armamenti.

Gorbaciev e l’impossibile riforma del sistema sovietico
Messo da parte Kruscev, il quale si impose leader dell’Unione sovietica a seguito della morte di Stalin, divenne leader del partito Breznev. Il sistema sovietico era monopartitico (PCUS). Breznev, però, lasciò un partito corrotto. Successivamente prese il potere Gorbaciev, il quale emanò alcune misure per combattere l’alcoolismo. Ma soprattutto, egli voleva riformare il sistema sovietico, pur non essendo semplice trattandosi di un regime comunista da settanta anni. Per riformare il sistema c’erano due approcci: quello democratico di Gorbaciev, il quale riteneva che le riforme economiche dovessero essere accompagnate da una maggiore partecipazione popolare al processo decisionale; quello autoritario dei conservatori. Questo processo di democratizzazione influenzò anche i paesi dell’Europa orientale che erano alleati dell’Unione Sovietica e che, grazie a Gorbaciev, se ne distaccarono. Questo determinò la fine del Comecon e del Patto di Varsavia. Il 9 novembre del 1989 fu abbattuto il muro di Berlino e molti stati che appartenevano all’Unione Sovietica ottennero l’indipendenza. In questo, giocò un ruolo fondamentale il dialogo tra i leader delle due superpotenze, Gorbaciev e il presidente americano Reagan. Essi trovarono un accordo sulla riduzione dell’arsenale nucleare e questa apertura portò anche alla fine della guerra fredda.

A seguito del crollo dell’Unione sovietica nel 1991, alcuni studiosi, come Fukuyama, hanno parlato di fine della storia pensando ad un sistema unipolare con egemonia occidentale. Inizialmente, era così. Poi, però, si è formato un sistema multipolare con la nascita del conflitto tra Islam e Occidente.

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