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Dal tabaccaio o in pizzeria sì, a messa no. Per i Giuristi cattolici è incostituzionale

I Giuristi cattolici contestano la scarsa attenzione del Governo per quanto riguarda le cerimonie religiose, in particolare per la celebrazione eucaristica, vietata a tutti i credenti, a fronte di un’apertura “in palese contrasto con quanto disposto dal decreto legge” in relazione alla festa nazionale del 25 aprile. È quanto scrivono in una nota il presidente, l’avvocato Simone Budelli e il segretario, l’avvocato Francesco Maiorca.

Vietare e in taluni casi interrompere “una celebrazione religiosa a cui presenziavano 13 persone in uno spazio di oltre 300 metri quadri” e al contempo non intervenire di fronte alle “immagini dei numerosi assembramenti verificatisi in occasione del 25 aprile, che hanno suscitato non poche perplessità non solo fra i giuristi, ma in tutta l’opinione pubblica”.

Protesta che si acuisce di fronte alle decisioni del Governo che “ha disposto, da un lato, la riduzione di varie delle limitazioni precedentemente imposte, ma, dall’altro, ha lasciato sine die dei forti limiti alla libertà religiosa, costituzionale sancita dall’articolo 19 della Costituzione.

I Giuristi cattolici di Perugia si interrogano di fronte a semplici considerazioni: “ad oggi appaiono evidenti e illogiche alcune disparità di trattamento: è consentito andare in tabaccheria ad acquistare le sigarette, ma non di andare in chiesa per ricevere la Comunione; che possiamo ricevere a domicilio le pizze, ma non l’ostia dal sacerdote; che è possibile accompagnare i defunti al cimitero, ma non riunirsi in chiesa per pregare; che è possibile utilizzare un mezzo pubblico, ma non frequentare basiliche di migliaia di metri quadrati (il tutto, ovviamente, sempre con le dovute cautele e precauzioni)”.

Dopo l’ultima comunicazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri “con cui la stessa si impegna nei prossimi giorni a ‘studiare un protocollo’ che consenta “quanto prima” la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche” i Giuristi cattolici sottolineano diversi dubbi “circa la legittimità costituzionale della produzione normativa del Governo sino ad oggi emanata in relazione all’emergenza Coronavirus e dei provvedimenti disposti in attuazione della stessa, con particolarmente riferimento alle restrizioni della libertà personale” in violazione delle garanzie costituzionali previste e anche “la violazione del Trattato internazionale che regola i rapporti Stato/Chiesa cattolica”.

Da qui la richiesta, “pur considerata la gravità dell’epidemia e le necessarie misure di prevenzione e di cautela che la scienza impone” di considerare che “l’ultima comunicazione diramata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Governo anche nel suo ultimo dpcm non sembra aver dato giusto peso alla libertà di culto, da tempo fortemente ridotta” e “stigmatizza l’ulteriore proroga sine die dell’illogica e discriminatoria limitazione ai fondamentali diritti costituzionali volti a garantire la dignità ed il pieno sviluppo della persona. Ciò a difesa della nostra fede, ma anche della nostra democrazia e della Costituzione, che sulla dignità e il pieno riconoscimento della persona umana si fonda”.

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