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Dall’antisemitismo al totalitarismo della Germania di Hitler

Ogni anno, il 27 gennaio, celebriamo la giornata della memoria per ricordare le vittime dell’olocausto avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Il ricordo, però, non dev’essere esclusivamente finalizzato a condannare, ma anche a comprendere.

L’antisemitismo non è un fenomeno che si esaurisce nel secondo conflitto mondiale.

Tutto ha origine dall’antigiudaismo, un sentimento di avversione – da parte del mondo cattolico – nei confronti degli ebrei perché giudei (coloro che avevano permesso l’uccisione di Gesù).

A un certo punto, però, in Europa si è diffuso un antisemitismo che si differenzia dall’antigiudaismo in quanto tale.

Le origini dell’antisemitismo

Tutto parte dall’idea di “nazione”, diffusasi nel corso dell’Ottocento. Gli ebrei rappresentavano una minoranza presente in Europa ma erano legati dalla religione. Dunque, “un ebreo tedesco non poteva essere tedesco”. In un’Europa di nazioni, gli ebrei si distaccavano per la loro cultura transnazionale. Per tale motivo, numerosi scandali iniziarono ad essere attribuiti agli ebrei, come lo scandalo di Panama o l’affaire Dreyfus.

L’affaire Dreyfus

Lo scandalo – giudiziario – Dreyfus (1894-1906) rivela l’antisemitismo della società francese. Tale scandalo scoppiò perché Dreyfus, un ufficiale francese di origini ebraiche, era stato accusato di spionaggio a favore dell’Impero tedesco (dei documenti sui piani francesi erano stati trafugati e consegnati ai tedeschi). La Chiesa e l’esercito erano contro Dreyfus, mentre i socialisti lo sostenevano. Tuttavia, questi ultimi lo appoggiavano solo perché erano contro gli ambienti conservatori (erano i nemici dei suoi nemici) e non perché lo sostenessero realmente. Questo rappresenta l’antisemitismo di sinistra, quello di matrice marxista (Marx paragonava gli ebrei ai capitalisti). Dreyfus, in realtà, era innocente ma era stato accusato perché appariva come il colpevole perfetto.

Risulta evidente, quindi, come si vada oltre l’antigiudaismo poiché l’antisemitismo che si diffonde verso la fine dell’Ottocento non sarà più solo un antisemitismo religioso (opposizione da parte dei cattolici) ma anche un antisemitismo politico ed economico-sociale (quello di matrice marxista).

L’elemento comune è la minaccia. In particolare, l’antigiudaismo viene presentato come una forma di autodifesa e questo è un aspetto estremamente importante perché i cattolici non affermavano di essere contro gli ebrei, ma si presentavano come vittime. A tal proposito si parla anche di “complotto ebraico”. I cattolici erano davvero convinti che gli ebrei rappresentassero una minaccia e volessero distruggere i cattolici ed ecco perché tra fine ‘800 e inizio ‘900 iniziano a diffondersi idee antisemite.

Vediamo, quindi, che l’antisemitismo diventa comprensibile, seppur – chiaramente – non giustificabile.

Dall’antisemitismo alle leggi razziali

Le leggi razziali nacquero proprio dall’idea che gli ebrei occupassero uno spazio eccessivo nella società. Si tratta di leggi discriminatorie, emanate per escludere gli ebrei dalla vita sociale. Le leggi razziali fasciste, entrate in vigore nel 1938, prevedevano – tra le altre cose – il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto di svolgere determinate professioni e il divieto di iscriversi nelle scuole pubbliche.

Le leggi razziali che, invece, diedero avvio alla persecuzione ebraica nella Germania nazista sono le leggi di Norimberga, introdotte da Hitler nel 1935, un anno dopo la sua ascesa al potere. Si tratta di due provvedimenti legislativi: la legge per la cittadinanza del Reich e la legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco.

Dall’antisemitismo al totalitarismo della Germania nazista

L’elemento della razza e del sangue caratterizza e differenzia le leggi razziali naziste da quelle fasciste. Nell’Italia fascista ci si “limitava” a discriminare gli ebrei e a escluderli dalla società. In Germania, invece, si va oltre l’intento discriminatorio poiché si afferma l’ideologia nazista, la quale si basa sull’ossessione per la mescolanza razziale. Da un lato, la razza ariana (la razza pura) e, dall’altro lato, gli ebrei. È questo che segna il passaggio dall’antisemitismo – caratterizzato dall’avversione agli ebrei, ma non dalla volontà di eliminarli – allo sterminio attuato dal regime totalitario nazionalsocialista. Infatti, l’Italia non fu partecipe del genocidio sino al 1943, quando nacque la RSI (Repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò). È qui che le leggi razziali si legano alla questione della pulizia etnica.

Le caratteristiche del regime nazionalsocialista sono simili a quelle che ritroviamo nella Russia stalinista, essendo anch’essa un regime totalitario, ma quello nazista è considerato il regime totalitario per eccellenza in quanto – per i suoi caratteri peculiari – non presenta eguali nella storia. Ad esempio, l’ideologia è un elemento fortemente presente in tutti i regimi totalitari, ma lo è particolarmente in quello nazista. Hitler era ossessionato dalla mescolanza razziale e ha realizzato proprio quell’ideologia. Il potere dell’ideologia sta ad indicare che la realtà è prodotto delle menti.

L’antisemitismo nella società odierna

Le ragioni storiche che ci fanno comprendere il motivo per cui, durante il secondo conflitto mondiale, si è arrivati allo sterminio degli ebrei, sono le stesse che ci aiutano a comprendere perché l’antisemitismo non si sia esaurito al termine del secondo conflitto mondiale. Per queste ragioni, ancor oggi, sono diffuse idee antisemite e razziste e non solo nei confronti degli ebrei. Del resto, durante la guerra si arrivò a discriminare e ad annientare nei campi di concentramento, oltre agli ebrei, anche altre persone di etnie ritenute inferiori, oppositori politici, omosessuali, testimoni di Geova, apolidi e zingari. Insomma, è stata creata una vera e propria “industria della morte”, come l’hanno definita gli storici. Al giorno d’oggi non esiste più un’industria della morte, ma persistono discriminazioni e persecuzioni nei confronti di coloro che rappresentano delle minoranze, di coloro che sono considerati più deboli, di coloro che sono considerati diversi dagli altri.

In conclusione, non sono le idee antisemite che nascono dalla logica di un regime totalitario, ma è il totalitarismo che deriva dall’antisemitismo, il quale già esisteva da tempo e il quale perdura nella società odierna.

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