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Daspo per un fumogeno, tifoso perugino programma le ferie in base alle partite

L’accensione di un fumogeno all’interno dello stadio o nelle immediate vicinanze può costare il divieto di partecipazione alle manifestazioni sportive per un periodo di tempo fino a cinque anni. Il Daspo è un “divieto, immediatamente esecutivo di accesso ai luoghi in cui si svolgono tutte le manifestazioni sportive di calcio di coppa Italia, coppe internazionali, campionato ed amichevoli alle quali partecipano squadre di calcio militanti in campionati professionistici e dilettantistici regolarmente iscritte alla F.I.G.C.; tutte le competizioni ufficiali ed amichevoli delle rispettive nazionali italiane, nonché a tenere ad una distanza di 400 metri, da due ore prima a due ore dopo il termine il termine dell’incontro di calcio, dai luoghi antistanti gli stadi in occasione delle partite cui partecipano le predette squadre, dalle stazioni ferroviarie interessate all’arrivo e partenza dei convogli delle tifoserie in occasione dei citati incontri; dai piazzali adibiti alla partenza, arrivo e sosta degli autoveicoli adibiti al trasporto delle tifoserie medesime e delle squadre di calcio, dai luoghi di allenamento, compresi i luoghi di ritiro, arrivo e partenza” delle squadra di calcio.

Orbene, visto il gran numero di partite che si giocano in una settimana, la persona colpita dal Daspo dovrebbe passare tutto il giorno in caserma o in questura per attestare di non trovarsi nei luoghi in cui si disputano le partite. Una situazione che è stata contestata davanti al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria da un tifoso del Perugia raggiunto dal Daspo perché era stato identificato come uno dei tifosi che avevano acceso un fumogeno in occasione di una delle contestazioni della squadra biancorossa dopo la deludente stagione sportiva appena conclusa. Una sanzione «sproporzionata sotto il profilo dell’eccessiva estensione spaziale del divieto».

I giudici amministrativi hanno riconosciuto che «accendere e cingere un fumogeno» anche se «successivamente spento», ma «all’interno di uno stadio, anche se in un contesto in cui non vi sono stati incidenti, costituisce una situazione di pericolo per l’incolumità delle persone presenti e che tale gesto avrebbe potuto innalzare i toni e generare la reazione della tifoseria avversaria». Quindi la sanzione è giusta, ma non corretta in quanto violerebbe «il principio di gradualità della sanzione, nella specie applicata in misura asseritamene sproporzionata alla gravità dei fatti, alla pericolosità del soggetto ed all’esigenze di tutela» della sicurezza pubblica. Per i giudici amministrativi «la condotta ha avuto, da quanto emerge dagli atti, una durata estremamente limitata, pari ad un solo minuto» e non risulterebbero «circostanze che sostanzierebbero l’asserita incitazione alla violenza» e per questo il Daspo può essere contenuto nella misura dei «due anni, tenuto conto della lieve entità del comportamento e in ragione della eccessiva afflittività della misura, considerando la combinazione di durata temporale e estensione territoriale del divieto stesso».

Quanto alle lamentele del tifoso «in ordine all’indicazione specifica dei luoghi a cui il ricorrente non può accedere» per i giudici «la rapidità con cui circolano le informazioni relative agli eventi sportivi e la pubblicità che viene data tramite le stesse associazioni sportive alle misure di polizia dirette a contenerne assembramenti che possano degenerare, separando i luoghi di raccolta delle tifoserie, pone il ricorrente in grado di informarsi tempestivamente dei luoghi interessati agli eventi ed alle attività collaterali e di adeguarsi al dettato precettivo dei provvedimento». Quindi nel programmare vacanze o fine settimana romantici, il tifoso dovrà tenere conto del calendario sportivo e verificare dove si trovi il più vicino commissariato o la più vicina caserma.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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