Da qualche tempo corre voce che il Parlamento italiano stia valutando l’opportunità di emanare una legge che punisca l’uccisione di una donna, sottraendo il delitto alla disciplina del medesimo fatto previsto come omicidio, dall’articolo 575 del codice penale, il quale recita testualmente: “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”.

A prima vista sembrerebbe, infatti, che l’uccisione di una donna non sia stata prevista dal legislatore, in quanto l’articolo parla di “un uomo”.

E allora?

A questo punto dobbiamo cercare di capire come stiano le cose.

Il suddetto articolo 575, nella sua formulazione, ha inteso per uomo qualunque essere umano, in quanto appartenente alla specie umana, trascurando, volutamente e scientemente, di operare differenze di genere (maschile o femminile) trattando allo stesso modo l’uccisione di una persona umana, sia che si tratti di un maschio, che di una femmina.

Che cosa accadrebbe, allora, se fosse introdotto il delitto di femminicidio?

1) Per prima cosa dovrebbe essere operata una definizione che spieghi e giustifichi la differenza di sostanza, fra maschio e femmina, per poter sostenere una diversità di trattamento giuridico. E sul punto non credo che, al mondo, vi sia qualcuno che possa trovarla.

2) Quand’anche si riuscisse a trovare la suddetta giustificazione, l’eventuale legge comporterebbe un implicito riconoscimento del diritto alla maggior tutela della femmina che, di conseguenza, sarebbe ritenuta persona a capacità ridotta rispetto al maschio, come prevede il n. 5 dell’art. 61 del codice penale.

3) Ma, considerazione importante, la Costituzione della Repubblica italiana, all’art. 3 statuisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizione personale e sociale”. Una disposizione così chiara, non necessita di commento e, pertanto, il Parlamento, se volesse continuare nel proposito, dovrebbe anche trovare una soluzione compatibile con l’uguaglianza costituzionale tra maschi e femmine.

4) In questo particolare tempo di egalitarismo forsennato e delirante, infine, va considerato che sta avanzando in modo apparentemente inarrestabile, la teoria del gender che, qualora trionfi, porterà al totale annullamento della differenza delle persone, in base al sesso, per cui anche rispetto a ciò, il progetto femminicista dovrà mettersi sotto al lavoro alacremente, per trovare soluzioni.

5) In ultimo, una considerazione politica, nel senso ampio del termine: tanto il progetto femminicista, che quello della identità di genere, hanno la loro origine nella sinistra (che non brilla certamente di coerenza logica) la quale, fin dai tempi della Revolution non fa altro che sostenere l’Egalitè e, in conclusione, per giustificare il femminicidio dovrà necessariamente definire la femmina quale persona superiore o inferiore al maschio, non uguale e, pertanto, nell’un caso o nell’altro più meritevole di tutela, ma dovrà spiegarlo ai sostenitori dei gender e ai custodi della Costituzione. Per non dire che, alla fine, dovrà spiegarlo a se stessa.

Pubblicato da Fulvio Carlo Maiorca

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