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Denuncia una violenza sessuale, ma dopo nove anni di processo le accuse tornano in Procura e vengono archiviate

Denunciate, donne. Denunciate gli episodi di violenza. È quanto viene ripetuto nelle varie campagne di informazione o a carattere sociale per contrastare la violenza in famiglia o di genere. La realtà, però, è fatta spesso di denunce inascoltate o di interventi mancati (ammonimento, divieto di avvicinamento, etc.). Altre volte, quando si mette in moto la macchina giudiziaria, può accadere che i tempi si allunghino e si arrivi, dopo anni, ad un nulla di fatto. È quanto accaduto a Perugia in un caso di molestie e violenza sessuale: dopo nove anni e al momento della sentenza il fascicolo è stato rimandato in Procura perché non c’è la certezza di quando si sia verificata la violenza. E una volta in Procura il pubblico ministero ha deciso per l’archiviazione.

La vicenda è molto nota in città perché ha coinvolto un ex responsabile politico di un partito e una militante. Secondo la denuncia della donna, l’uomo l’avrebbe molestata sessualmente in una occasione davanti anche ad altri militanti. A seguito di quell’episodio, dopo oltre due mesi di riflessione, la donna aveva sporto querela. Le indagini avevano portato all’imputazione dell’uomo e al conseguente rinvio a giudizio.

Nove anni dopo quei fatti e dopo diverse udienze, si era arrivati alla sentenza. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna, la parte civile si era associata e la difesa aveva chiesto l’assoluzione, presentando un certificato medico che attestava come l’uomo, il giorno indicato nella querela, non fosse in ufficio, ma a casa in preda ad una colica renale. Pubblico ministero e parte civile avevano obiettato che se le date non coincidevano, si trattava di un errore materiale, visto che tutti i testimoni avevano confermato l’episodio di violenza.

Per i giudici la discrepanza tra il giorno indicato nella querela e quello del certificato medico, invece, costituiva un elemento che non permetteva di giungere ad una sentenza chiara. Da qui la decisione di ridare tutto il fascicolo al pubblico ministero per un supplemento di indagine affinché verificasse il giorno in cui si era verificata la presunta violenza e quella riportata nella querela.

Il pubblico ministero indagava e, contrariamente ad otto anni prima, decideva per l’archiviazione del procedimento, ritenendo la discrepanza tra la data del verificarsi dell’episodio e quella vergata in querela, molto più probante delle testimonianze della vittima e di chi era presente ai fatti. Decisione contro la quale il difensore di parte civile, l’avvocato Francesca Pieri, ha subito avanzato opposizione.

Denunciate, donne. Denunciate, anche se correte il rischio di non essere credute.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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