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Divorzi, separazioni e assegno di mantenimento, investigatori privati a caccia di redditi nascosti

Le statistiche, dati alla mano, evidenziano l’impennata vertiginosa delle separazioni e dei divorzi. I motivi di questi impressionanti incrementi delle “rotture” del coniugio sono imputabili a diversi fattori, come quello sociale, culturale, economico, etc.. Premesso questo, entriamo nel vivo della separazione descrivendo in modo pratico e pragmatico conseguenze e risvolti poco piacevoli che le coppie devono affrontare.
Mettendo da parte l’aspetto psicologico e analizzando quello economico che riguarda i coniugi in separazione, possiamo dire che quest’ultimo è il più sentito perché rappresenta l’ago della bilancia sulla futura condizione economica di entrambi i coniugi. Stiamo parlando della determinazione o della rivalutazione dell’assegno di mantenimento. Tale assegno, se non ci sono mutamenti delle condizioni economiche e coniugali, dovrà essere erogato a vita. Spesso l’accordo non si trova e la lite prosegue in tribunale, dove un giudice terzo valuterà la condizione economica delle parti per determinare l’importo dell’assegno di mantenimento. Le parti in lite sono chiamate a fornire tutto il materiale documentale utile alla determinazione dell’assegno di mantenimento. Inizia così una “battaglia legale” tra le parti, dove vengono riversati rancori sottaciuti durante il rapporto di coniugio.
Un’altra situazione di valutazione economica che riguarda il coniugio e successiva alla separazione o divorzio è la revisione dell’assegno di mantenimento. Questa condizione si verifica allorquando il beneficiario dell’assegno di mantenimento ha mutato la sua condizione reddituale e/o coniugale. In questo caso il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento può chiederne la revisione o l’annullamento in virtù delle mutate (o presunte tali) condizioni del precedente accordo, sia per una presunta convivenza non dichiarata dal beneficiario dell’assegno di mantenimento e sia per il presunto cambiamento reddituale.
Analizzato quanto sopra descritto riguardo la determinazione e la revisione dell’assegno di mantenimento, questa rimane la “patata bollente” perché, come già detto, è l’ago della bilancia che influirà sulle finanze delle parti in lite per il futuro, sul loro benessere e sullo stile di vita.
Come è facile capire, la determinazione dell’assegno di mantenimento è una fase estremamente delicata che merita particolare attenzione. Le parti cercano di avere il massimo beneficio o minor danno possibile dalla separazione o divorzio e proprio per questo entra in gioco l’investigatore privato che sarà chiamato a raccogliere materiale probatorio utile in sede giudiziale per una corretta e più favorevole determinazione dell’importo dell’assegno di mantenimento.
In questi casi, l’incarico investigativo può essere conferito direttamente dall’interessato o tramite il legale di fiducia. Normalmente l’investigatore, nell’espletamento dell’incarico, si trova di fronte a casi da manuale che cambiano a seconda se si tratti di committente donna o uomo.
La donna, normalmente, è la richiedente dell’assegno di mantenimento e si rivolge all’investigatore privato affinché indaghi sullo stato patrimoniale del coniuge. In questo caso, in linea generale, si aprono due vie d’indagine. La prima riguarda l’accertamento su di un lavoratore dipendente, sulle eventuali entrate non dichiarate e frutto di un secondo lavoro sommerso.
La seconda riguarda l’accertamento su di un libero professionista che agevolmente potrebbe omettere parte del fatturato e, quindi, nascondere una parte del reddito determinando un’errata valutazione dell’assegno di mantenimento.
L’esperienza ci insegna che il committente spesso è ignaro di “manovre” finanziarie condotte dal coniuge, atte a stornare parte del patrimonio familiare. Queste somme normalmente sono stornate a favore di terze persone (amanti) oppure occultate attraverso operazioni finanziarie non riconducibili direttamente al vero titolare.
Dall’altra parte l’uomo che dovrebbe versare l’assegno di mantenimento richiede l’intervento dell’investigatore affinché attraverso indagini mirate raccolga prove che dimostrino una eventuale convivenza con un soggetto terzo sotto lo stesso tetto e un eventuale altro reddito non dichiarato.
Come detto i casi sopradescritti rappresentano casi da manuale che per frequenza possiamo definire comuni.

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