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Donne per le donne, storie di violenza e di riscatto

L’otto marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna, chiamata “Festa della Donna”, ma che nasce non come festa, ma per celebrare e ricordare la condizione femminile non rosea, che dagli articoli di questa rivista ho tratteggiato spessissimo nelle sue criticità.

Non, quindi, festa per uscire la sera, ma giorno di impegno per ricordare a che punto siamo con le lotte per i nostri diritti. Per contribuire a questo e celebrare la Giornata l’editore Marco del Bucchia di Viareggio, sensibile al problema, ha creato addirittura una collana di genere, cioè scritti al femminile e sul femminile, intitolata ad una partigiana della Versilia, Didala Ghilarducci, sotto la direzione della scrivente. Cerchiamo così di fare uscire un libro sul tema di genere per ogni otto marzo al fine di accrescere la consapevolezza delle donne, spesso inconsapevoli di avere diritti.

Quest’anno, il 2018, vede uscire un libro della scrivente dal titolo “Donne per le Donne”, scritto con l’aiuto di alcune volontarie dello “Sportello Anna Maria Marino”, libro che traccia appunto la storia dello Sportello di aiuto Anna Maria Marino. La storia dello sportello, che nasce e vive a Prato e ad Agliana, diventa una occasione per ricordare quanto ancora sta succedendo nel mondo intorno a noi, per narrare l’incubo che alcune donne vivono (uno dei racconti lo abbiamo chiamato appunto l’incubo). Diventa altresì una occasione per dare alle donne suggerimenti su come comportarsi, su come reagire alle violenze, per incitarle a non subire, ma a reagire. Appare strano a chi come noi vive autonomamente e sa farsi rispettare che vi siano donne incapaci di ciò, ma così è sia per forme culturali arcaiche ancora viventi in molte parti del mondo, ed anche in Italia, sia per aspetti di timori individuali rafforzati da anni di violenza psicologica.

La cultura dominante vede la donna dolce e sottomessa, essere servizievole e necessitante aiuto, da aiutare in cambio della sua totale remissione. Ho visto donne non prendere la patente a venti anni perché il marito le convinceva di non averne bisogno, ma poi trovarsi tutta la vita schiava del marito stesso per uscire da una casa sita in campagna. La cultura dominante fa ancora credere alle donne che per il bene dei figli non si deve lavorare o non ci si deve separare da un marito anche se è violento, mentre ormai è internazionalmente provato che i figli delle donne che lavorano hanno meno problemi di quelli cresciuti dalle casalinghe e che stare con un marito violento crea un danno enorme ai figli perché li rende vittime di violenza assistita.

Con il libro si cerca di aiutare queste donne suggerendo loro di ribellarsi alle violenze di ogni genere facendo sapere loro che ci sono donne che le possono aiutare e donne che ce l’hanno fatta ad uscire dal loro incubo, che loro stesse possono e devono uscire dalla spirale di violenza per tirare fuori anche le loro figlie, che esiste e deve esistere un mondo senza violenza sulle donne.

Con il libro si cerca anche di fare capire agli uomini che la donna è una persona e che forse ci sono modi diversi di rapportarsi a lei, che lo privano del potere assoluto, ma lo arricchiscono di ben altro.

Il libro esce a celebrare questa giornata e sarà presentato per la prima volta sabato dieci marzo a Roma a “Feminism”, festival e della letteratura femminista alla Casa internazionale della Donna a Roma e seguiranno altre presentazioni cui speriamo di vedere tante donne e tanti uomini partecipare.

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