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È ancora valido il suffragio universale?

Suffragio universale ovvero diritto di voto a tutti i cittadini maggiorenni, senza distinzione di sesso, censo e cultura.

Il suffragio universale è una conquista del 1900 ed in Italia addirittura del 1946, cioè nelle prime elezioni del dopoguerra per nominare i membri della Assemblea costituente e decidere se Repubblica o Monarchia. Era del 1919 la legge che istituiva il suffragio universale maschile, cioè il diritto di voto a tutti i cittadini maggiorenni di sesso maschile, che anche se chiamato universale tale non era mancando appunto il voto delle donne.

Prima del 1919 in Italia il diritto di voto era limitato per legge ad alcune categorie di cittadini e la scelta fra chi poteva votare e chi no era fatta in generale in base al censo, cioè votavano solo i cittadini che pagavano le tasse o che avevano un certo reddito. La scelta era dettata ovviamente dalla volontà della classe governante, la borghesia, di mantenere il potere di scelta nelle proprie mani, evitando che potessero votare tutte le classi sociali. Insieme al censo era richiesto in un primo tempo anche di saper leggere e scrivere poiché diversamente non era possibile votare. Per ovviare all’impossibilità di far votare gli analfabeti, all’epoca numerosi, si istituirono le schede già stampate con i nomi dei candidati, talvolta addirittura con la foto, fatto che estese il diritto di voto agli analfabeti, estendendo un quasi suffragio universale maschile del 1912.

Generalmente si considera il 1912 come l’anno di introduzione del suffragio universale maschile, esercitato nelle elezioni politiche del 1913, ma in realtà per votare era richiesta la licenza elementare ove l’elettore avesse meno di trenta anni di età, quindi non era un vero suffragio universale che fu appunto introdotto con legge nel dicembre 1918 per le elezioni del 1919.

Come è noto solo nel 1946 il voto venne esteso alle donne raggiungendosi il suffragio universale del quale sono ancora privi alcuni Stati in cui le donne non hanno ancora il diritto di voto. Fra essi anche uno Stato europeo a noi molto vicino che è la Città del Vaticano, governata da un monarca elettivo, il Papa, per eleggere il quale votano solo uomini.

Il suffragio universale quindi dovrebbe realizzare la piena democrazia in quanto gli organi di governo dovrebbero essere espressione di tutto il popolo avente maggiore età, cioè età della capacità di intendere e volere. Questa condizione è però tale in astratto, ma in concreto la situazione può essere molto diversa.

Esprimere un voto infatti è una scelta che realizza la piena democrazia soltanto se chi vota ha piena consapevolezza di quanto sta facendo, del diritto che esercita e del suo valore per se stesso e per la Comunità tutta. Purtroppo nella storia si sono verificati episodi di scambio di voto per gli interessi più vari, da meri interessi materiali a qualsiasi tipo di scambio di favori. Si ricorda che lo scambio voto favori è un reato ma ciò non ne ha impedito la sussistenza in mille forme diverse.

Oltre ai casi estremi di scambio dei voti per votare in modo consapevole occorre almeno comprendere il valore del voto e ragionare senza pregiudizi su come votare, discernendo le diverse posizioni politiche, fatto che presuppone un minimo di conoscenza della situazione politica del momento. Subentra cioè un fattore culturale a quello giuridico, fattore determinante per distinguere fra le vane promesse e le manipolazioni, per scegliere fra varie proposte, per non cadere nelle promesse demagogiche. Quando i cittadini non sono più in grado di esercitare il loro diritto di voto in modo consapevole facilmente la democrazia può scadere nella demagogia, perché per essere reale la democrazia ha una necessità: che i cittadini abbiamo un minimo di cultura nel senso di capacità critica, diversamente la democrazia non può reggersi e diventa un vuoto slogan, lo schermo di un sistema demagogico al servizio dei pochi, quei pochi che tenteranno di tenere i cittadini ignoranti.

Siamo forse a questo punto? È forse da ripensare il suffragio universale?

Va segnalato che la domanda non è peregrina tanto che esiste un gruppo su Facebook che si chiama proprio “Aboliamo il suffragio universale” e che stigmatizza gli episodi di palese mancanza di pensiero critico al fine di fare rilevare che pericolo esso sia per la democrazia reale. L’idea è quella di legare il diritto di voto ad un esame che dimostri la capacità critica. Certamente sarebbe una misura grave, in controtendenza con i principi democratici, ma anche l’attuale caos sociale non è meno grave…

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