Home / Geopolitica / Elezioni di medio termine, primo spartiacque per la stagione Trump
Trump al Congresso USA

Elezioni di medio termine, primo spartiacque per la stagione Trump

Il sei novembre prossimo si svolgeranno le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, nelle quali i democratici tenteranno di mettere in discussione l’attuale maggioranza dei repubblicani al Congresso. I sondaggi sembrano individuare un trend positivo per gli avversari del presidente Trump, sebbene i risultati ottenuti sul fronte interno dall’Amministrazione repubblicana appaiano molto rilevanti. Ne discutiamo con Daniele Scalea, presidente del Centro studi Machiavelli.

I dati record sulla disoccupazione scesa al 3,9% ed un pil in crescita al 4,2% basteranno a decretare la vittoria dei repubblicani a novembre? Oppure, come sembra emergere dai sondaggi della vigilia, il peso del presunto Russiagate e lo scontro con l’FBI sarà prevalente?

«I risultati economici sono sempre uno dei parametri principali a determinare il successo o l’insuccesso elettorale di un governo e gli Usa non fanno eccezione: anzi, in un Paese parco di paracaduti sociali la creazione di posti di lavoro è ancora più importante. Tuttavia i repubblicani sono deboli sotto altri fronti. Innanzi tutto pagano, a livello strutturale, lo shift demografico che stanno vivendo gli Usa, con una quota d’immigrati in rapida crescita e l’integrazione che, soprattutto nel caso dei latinoamericani lungo il confine col Messico, procede a rilento. Basta vedere cosa sta succedendo in Texas, dove Cruz dovrebbe essere riconfermato al Senato, ma fino a qualche settimana fa sembrava rischiare grosso nei sondaggi. Non dimentichiamoci poi che in molti Stati dell’Unione i controlli ai seggi sono pressoché inesistenti e, sebbene su tale punto non vi siano certezze, molti sostengono che sia già una realtà quella di una non trascurabile partecipazione al voto da parte di non cittadini. La stima ufficiale di clandestini che vivono negli Usa è di 11 milioni, ma altri computi indipendenti arrivano quasi a raddoppiarla. Un secondo fattore è l’ostilità dei media. I repubblicani possono certo contare su emittenti favorevoli, come ad esempio Fox; tuttavia le reti che una volta erano centriste, come ad esempio la CNN, si sono collocate decisamente in campo democratico. A livello di giornali è anche peggio: là c’è unanimità liberal. Rimangono i social, ma tutta la vicenda, vera o presunta, dei troll russi ha fatto sì che aumentassero i controlli. Google, Twitter e Facebook stanno dando una stretta, con ban, shadowbanning e deplatforming a danno soprattutto, secondo le accuse dei repubblicani, di siti e opinionisti conservatori. In effetti alcuni documenti e video riservati fatti filtrare da Breitbart, testata della destra dura e pura, hanno palesato ciò che già tutti sapevano, ossia l’impegno politico a sinistra dei quadri dirigenti e di buona parte degli impiegati di Google. C’è poi Trump. Ha vinto un’elezione ma rimane un personaggio che divide e, stando ai sondaggi, sarebbe più repellente che attraente. Si è presentato con una forte carica rivoluzionaria che però ha messo in atto solo in parte. Ha fatto ben poco per ripulire la “palude” politica a Washington e poco anche per costruire il tanto promesso muro sul confine col Messico. Ha fatto molto altro, ma gli elettori sono particolarmente attenti alle promesse più iconiche e rappresentative. In ultimo si può citare la tradizione americana di premiare, nelle elezioni di medio termine, le opposizioni. In genere per chi ha il governo non si tratta di non perdere seggi, questo avviene pressoché sempre: l’obiettivo è mantenere il controllo delle camere, o almeno d’una di esse. Tutto ciò detto, bisogna segnalare che i sondaggi sono in forte crescita per i repubblicani. Fino a qualche mese fa si dava per scontata la “blue wave”, l’ondata democratica che avrebbe dovuto umiliare Trump a novembre. Oggi invece le previsioni sono che i democratici riescano sì a conquistare la Camera, ma quasi certamente non il Senato».

In politica estera Trump ha rivoluzionato la linea del suo predecessore sui principali dossier. Al di là dei successi ottenuti sul fronte coreano, quali sono i principali risultati di questa nuova azione?

«Intanto Trump potrà rivendicare di non aver impegnato il Paese in nuove guerre. Ciò non è affatto scontato negli Usa: si è concesso solo qualche bombardamento spot in Siria, che per un presidente americano è quasi il minimo sindacale. Con l’opinione pubblica che ha dimostrato pulsioni isolazioniste, sarà una carta importante. Un altro risultato che può rivendicare è la sconfitta di Daesh: i detrattori ribatteranno che ciò sia avvenuto sulla scorta di campagne militari avviate da Obama, ma nella storia rimarrà che l’esito positivo è giunto sotto Trump. Il negoziato in Corea è andato imprevedibilmente bene finora, ma è ancora lontano da una piena risoluzione. Anche le prospettive di ricucire con la Russia si sono fatte cupe, perché Trump si è ritrovato il fuoco di sbarramento non solo di opposizioni e media e dello “Stato profondo”, ma pure del suo stesso partito. Rimangono le azioni prese in merito al commercio internazionale: coi nuovi accordi con Messico e Canada ha difatto messo in pensione il Nafta in un tempo sorprendentemente breve, mentre ha avviato le schermaglie con la Cina. Non dimentichiamoci nemmeno lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, mossa che ha galvanizzato la cospicua opinione pubblica filo-israeliana».

Come e sotto quali aspetti l’eventuale perdita della maggiornaza in uno o in entrambi rami del Congresso, può incidere sulla politica dell’Amministrazione? In caso contrario, ossia di successo repubblicano, in quali dossier si potrebbe registrare un’accelerazione?

«Una vittoria repubblicana sembra fuori discussione: ci si troverebbe di fronte a una sorpresa grande quanto la vittoria di Trump nel 2016. Già mantenendo il Senato, l’Amministrazione avrebbe buone chance di portare avanti le proprie politiche. Corrisponderebbe, tanto per intenderci, a ciò che ha sperimentato Obama per 3/4 della sua presidenza».

Quali possono essere le ripercussioni delle elezioni di medio termine Usa sul fronte europeo, in relazione soprattutto alla campagna elettorale per le elezioni del maggio prossimo?

«A meno che si verifichino risultati estremi a oggi inattesi – quindi o che i repubblicani mantengono entrambi i rami, o che i democratici li conquistano entrambi – l’impatto dovrebbe essere limitato. Trump si sa non essere un fan dell’Ue; un successo dei populisti a maggio lo renderebbe felice».

Con quali aspettative si assisterà alle elezioni Usa a Pechino, Mosca e Berlino?

«Facilissimo prevederlo: a Pechino e Berlino si tiferà per i “blu”, a Mosca per i “rossi” o al massimo, avendo questi ultimi deluso le aspettative, per un acuirsi dello scontro interno».

E a Roma? Quali potrebbero essere le ripercussioni sull’instabile fronte italiano di un rafforzamento o di un indebolimento dell’Amministrazione Trump?

«Il Governo gialloverde ha bisogno di un interlocutore oltreoceano che lo guardi con simpatia come fa Trump. Si prospettano all’orizzonte periodi difficili e sfide insidiose, di cui stiamo vedendo solo le prime avvisaglie con la nota d’aggiormento Def. L’inquilino di Washington muove grandi leve a livello mondiale, sia politiche sia finanziarie, e averne qualcuna tirata a nostro favore potrebbe fare la differenza tra il successo e il fallimento».

Un’ultima domanda. Sei giorni dopo le elezioni Usa si svolgerà a Palermo la Conferenza Internazionale sulla Libia. Cosa rischia la posizione italiana nello scenario libico in caso di sconfitta dell’attuale Amministrazione americana?

«Trump ci ha investito di un ruolo guida in Libia, che a dire il vero la diplomazia italiana ha finora stentato ad assumere. Ora finalmente ci si sta muovendo. La mano americana appoggiata sulla spalla italiana è elemento essenziale a sostegno della nostra influenza e autorevolezza».

About Emilio Minniti

Check Also

Cambiare la legge regionale sulla reimmissione dei randagi, pericolo per l’uomo e per l’animale. Il rischio mafia

La legge 15/2000 della Regione Sicilia riguarda la gestione dei cani randagi, prevedendo la loro …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi