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Emergenza sanitaria: in prima linea anche gli infermieri, oltre 4mila si sono ammalati

L’immagine dell’infermiera con la mascherina e in grembo, come fosse un neonato da proteggere e coccolare, l’Italia avvolta in un drappo, resterà nell’immaginario collettivo. Una figura che vuole rappresentare l’Italia migliore, quella che non si arrende davanti agli ostacoli e trova la forza di superare i propri limiti, anche fisici, per cercare di salvare il prossimo anche per l’emergenza Coronavirus. Un’immagine tutta al femminile, che fa affiorare l’amore e la generosità con la quale in queste ore tante donne e tanti uomini stanno combattendo una battaglia senza tregua negli ospedali di tutta Italia. Un esercito di infermieri, medici e operatori sanitari. Tutti uniti virtualmente in un unico abbraccio. Tutti uniti in questa battaglia difficile e dolorosa. Uniti nella paura, nell’angoscia e nella frustrazione di non poter aiutare tutti. La paura, quel sentimento che li accompagna sempre nelle ore infinite e stancanti del proprio turno e quando ritornano a casa dai propri cari.

Il sacrificio dei sanitari

Tra questi, ci sono coloro che, nel svolgere il proprio lavoro con dedizione e coraggio, hanno contratto il coronavirus. Un prezzo troppo alto lo sta pagando chi è in prima linea: 6.414 gli operatori sanitari contagiati, 50 i medici morti, oltre 4mila gli infermieri affetti da Covid-19.

Messaggio di speranza

Tra i positivi da Covid-19 c’è anche l’infermiera Giusta Greco, calabrese, di Caloveto, in provincia di Cosenza, ma residente da tantissimi anni a Carpi, nel modenese. Giusta lavora nell’ospedale di Carpi e proprio mentre svolgeva il proprio lavoro, nonostante i dispositivi di protezione, si è infettata: «Per ora mi sono dovuta arrendere a questo maledetto mostro», ha ammesso, ma allo stesso tempo non ha smesso di avere coraggio e forza. Forza necessaria per combattere. Coraggio per non mollare. Giusta lentamente si sta riprendendo. Dallo scorso 12 marzo era a casa con lievi sintomi, febbricola e tosse, dal 16 ha iniziato ad avere difficoltà respiratoria, fino al ricovero in ospedale, avvenuto il 20. Ora sta meglio ed è la dimostrazione che dal coronavirus si guarisce.

L’ingiustizia di uno stipendio non adeguato

E dal letto di ospedale, Gusta è riconoscente nei confronti dei colleghi e dei medici che si stanno prendendo cura di lei. Ma è anche indignata per l’enorme ingiustizia di uno stipendio non adeguato alle responsabilità e alle competenze degli infermieri, che troppo spesso vengono dimenticati o non riconosciuti per l’importante ruolo che svolgono. Gli infermieri che anche in questa delicata e difficile emergenza sanitaria sono in prima linea, ci sono e sono accanto ai pazienti che soffrono a causa del coronavirus. Giusta ha affidato il proprio sfogo sul profilo personale di Facebook, a corredo di un servizio giornalistico che racconta in che condizioni operano gli infermieri e per uno stipendio di 1.400 euro.

Non solo punture, ma professionalità e competenze

«Eppure fino a ieri eravamo quelli ‘che pulivano il c…’ alle persone, che facevano ‘le punture’ (ma che ci vuole la laurea per fare una puntura? Le fa pure mia zia, mia sorella, mia cugina, la vicina di casa… e gratis!). Quelli che secondo te devono girare il cuscino se hai bisogno, che ti devono abbassare le tapparelle o spegnere la tv. Quelli che devono sempre essere al tuo ‘servizio’, e non si devono nemmeno lamentare! Anzi, devono anche subire le offese gratuite, i pregiudizi… Noi siamo sempre stati al ‘servizio’ dei pazienti e delle persone, ma non come lo intendete voi. Lo siamo con la nostra professionalità e le nostre competenze, che vorremmo fossero riconosciute SEMPRE! Con uno stipendio adeguato (1.400€, NON 1.600€, a voi sembra uno stipendio adeguato?)… E in questi giorni così strani, così lenti, dove la mia unica compagnia è il gorgoglio dell’ossigeno (mai suono fu più inquietante e meraviglioso allo stesso tempo), non riesco a dire altro che GRAZIE a tutti i professionisti che stanno combattendo strenuamente questa battaglia e in particolare a quelli che si stanno prendendo cura di me. Vorrei ringraziare personalmente ognuno di loro…lo faccio quando entrano in camera, irriconoscibili nella loro bardatura. Ma cerco di guardarli negli occhi e di fargli sentire tutta la mia gratitudine, anche se so che non sarà mai abbastanza… GRAZIE DI CUORE».

Un post scritto lo scorso 26 marzo che ha suscitato tanta solidarietà e che l’infermiera Giusta non si aspettava: «Ho suscitato una marea di solidarietà e di affetto che mi ha commossa: GRAZIE! Ma ha fatto passare in secondo piano l’intento del mio post, che era quello di ringraziare sinceramente tutti i miei colleghi e i medici per il loro impegno e vorrei ribadirlo forte! È grazie a loro se posso tranquillizzarvi tutti/e e dirvi che piano piano sto migliorando, anche se so che ci vorrà del tempo…».

In bocca al lupo Giusta, siamo noi che ringraziamo te e tutti i professionisti che sono in trincea. Il nostro grazie non è mai abbastanza.

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

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