“Stiamo lavorando per abolire Equitalia”: così il Governo Renzi, poco più di un anno fa, celebrava la propria opera di risistemazione dell’Ente riscossore per eccellenza.

Orbene, alzi la mano chi, per almeno qualche ora, ha creduto al miracolo, al condono tombale, ad una manovra storica, utile a far ripartire il Paese, sgravando milioni di cittadini dalle rispettive pendenze col Fisco.

Un sogno.

Purtroppo però, il linguaggio politico è biforcuto per definizione e, quasi mai, corrisponde al vero.

E infatti, dal 1 luglio 2017, data dell’entrata in vigore della riforma, si è semplicemente conclusa l’era della tanto odiata Equitalia, la quale è stata, però, sostituita da nuovo soggetto, Agenzia delle Entrate-Riscossione, Ente pubblico economico, incaricato di gestire le cartelle esattoriali e, in genere, tutte le iscrizioni a ruolo e i procedimenti in corso.

Smaltita la delusione, quindi, occorre verificare cosa sia cambiato effettivamente con l’introduzione del nuovo Ente; a molti sarà capitato di leggere, non più di qualche settimana fa, su giornali, social network e diversi siti internet, la notizia secondo la quale, in virtù dei nuovi poteri attribuiti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, questa avrà la tremenda facoltà di pignorare i conti dei poveri contribuenti in automatico, senza l’intervento del giudice.

Tutto ciò corrisponde al vero?

Sì, ma occorre fornire qualche precisazione.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà effettivamente disporre del pignoramento diretto senza richiedere l’autorizzazione del giudice, senonché tale facoltà era, nella stessa identica misura, già concessa alla vecchia Equitalia, peraltro da circa da 12 anni.

Il pignoramento diretto, già previsto dagli articoli 72 bis e seguenti del D.P.R. n. 602/1973, e introdotto nell’Ordinamento nelle forme attuali con Legge del 2005, permetteva, e tutt’ora permette, all’Agente per la riscossione di avviare l’esecuzione forzata secondo una procedura riservata, un canale preferenziale, più semplice rispetto a quanto consentito ad esempio al privato cittadino.

In particolare, nell’ambito della c.d. riscossione esattoriale presso terzi, è previsto che l’Agente possa inviare, trascorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento senza alcun positivo riscontro, atto di pignoramento alla banca e al debitore, così da ottenere facilmente l’assegnazione delle somme staggite. Insomma, qualora il contribuente, nonostante la notifica di un avviso di accertamento esecutivo o di una cartella di pagamento, decida di non versare le somme intimate, l’Ente riscossore avrà, come già aveva, il potere di agire in via cautelare o esecutiva nei confronti del debitore. Il tutto senza bisogno di alcuna udienza davanti al giudice.

Tali e quali poteri sono semplicemente stati trasferiti alla nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione; insomma, da questo punto di vista, non è cambiato assolutamente nulla.

Trattasi quindi di c.d. fake news.

Ciò che è vero e nuovo, invece, è che con la chiusura di Equitalia, il nuovo soggetto Agenzia delle Entrate-Riscossione, come previsto dal Decreto Legge n. 193/2016, potrà applicare alle procedure di recupero tutti i potenti poteri dell’Agenzia delle Entrate (più ampi rispetto a quelli già concessi ad Equitalia); il nuovo Ente potrà quindi accedere con facilità ed automatismo all’anagrafe dei rapporti finanziari del contribuente (per conoscerne nel dettaglio i depositi, i titoli, i contenuti delle cassette di sicurezza), all’anagrafe tributaria (per reperire l’azienda presso la quale il soggetto sia occupato, l’importo dello stipendio percepito, altri redditi, canoni di locazioni, provvigioni, fornitori ecc…), nonché al database Inps (per pignorare stipendi, salari, tfr e altre indennità), ottenendo così informazioni precise e mirate al pignoramento dello stipendio, della pensione, delle indennità e così recuperare, con maggiore efficacia, le somme dovute: in altre parole, Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà conoscere, contrariamente a quanto succedeva per Equitalia, l’effettiva disponibilità economica del proprio debitore.

Prima della riforma, invece, Equitalia era tenuta ad effettuare decine di richieste all’Agenzia delle Entrate per poter consultare l’anagrafe tributaria e quella dei rapporti finanziari dei contribuenti, spesso operando alla cieca, ciò provocando innumerevoli danni e il protrarsi dei tempi.

Tanto premesso, giova sottolineare, però, che non tutto sia concesso al nuovo e potente Ente.

A garanzia dei cittadini rimangono comunque le previgenti garanzie, tra le quali il divieto di pignoramento della prima casa, a condizione che questa sia l’unico immobile di proprietà del debitore e, sempre che costui vi risieda legalmente, che non sia accatastato in categoria A/8 o A/9 e che esso sia adibito a civile abitazione; inoltre restano ferme le soglie pignorabili (con riferimento agli stipendi, fino a non oltre un decimo per debiti fino a 2.500 euro; fino a un settimo per debiti da 2.501 a 5.000 euro; oltre 5.000 euro fino a un quinto) e alcune altre soglie, come quella sul conto corrente su cui viene accreditato lo stipendio o la pensione, pignorabile solo nella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale. Inoltre permane il divieto di ipoteca sulla casa per debiti inferiori a 20.000 Euro, nonché il divieto di pignoramento della casa per debiti inferiori a 120.000 euro, sempre che la somma del valore di tutti gli immobili del contribuente non superi 120.000 euro.

Riassumendo, essendo ora Equitalia e Agenzia delle Entrate sostanzialmente il medesimo Ente, i database della seconda saranno a disposizione diretta del suo braccio esecutivo, con buona pace dei furbacchioni; nessuna abolizione della riscossione quindi, e nemmeno nessuna novità in termini procedurali del pignoramento, bensì la nascita di un soggetto molto più efficace e temibile.

Preso atto di ciò, si suggerisce al contribuente consapevole di vertere in situazione debitoria con il Fisco, di verificare analiticamente la propria posizione presso gli sportelli ex Equitalia, chiedendo copia degli estratti di ruolo e delle relate di notifica delle cartelle di pagamento, onde valutare con il proprio legale di fiducia, tra le possibili strategie, quella di ricorrere in sede giudiziaria (ordinaria o tributaria, a seconda del credito ingiunto) per ottenere provvedimenti di caducazione, totale o parziale, del debito.

Pubblicato da Enrico Esposito

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