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Illustration Picture showing the EU flags in front of the European Commission headquarters in Brussels, Belgium, 14 June 2012. ANSA/OLIVIER HOSLET

Esiste un’identità europea?

In occasione di un seminario tenuto da Marco Bastianelli, si è parlato di identità europea e ci si è chiesti se esista un sentimento nazionale europeo. L’incontro rientra in un ciclo di seminari organizzati dal Movimento federalista europeo (sezione Perugia), Volt Italia Umbria, UNC Umbria e ALI, riguardanti tematiche che toccano l’Unione Europea sotto diversi aspetti e che si tengono ogni mercoledì alle ore 18. Bastianelli, docente di filosofia, ha iniziato il seminario proponendo una distinzione tra Illuminismo e Romanticismo per quanto concerne il concetto di nazione. Da un punto di vista illuminista, possiamo parlare di nazione come “nazione voluta” (principio politico legato al concetto di élite), mentre dal punto di vista romantico possiamo parlare di “nazione sentita” (principio spirituale, culturale, linguistico e territoriale legato al concetto di popolo). Da una parte, l’idea di nazione legata alla ragione e, dall’altra, l’idea di nazione guidata dal sentimento. Dopo aver visto come possa essere intesa la nazione, è stato illustrato il caso, cosiddetto “europeo” delle regioni francesi dell’Alsazia e della Lorena.

Perché europeo?

Queste due regioni francesi, nel corso della storia, sono sempre state contese tra Francia e Germania e, pertanto, sono state oggetto di continue conquiste. In particolare, durante la prima guerra mondiale erano sotto il controllo tedesco, ma alla fine della guerra, con il trattato di pace del 1919 (Trattato di Versailles) tornarono alla Francia. Nel 1940 furono nuovamente occupate dalla Germania per poi essere restituite definitivamente alla Francia alla fine del secondo conflitto mondiale. Ebbene, sono numerosi gli aspetti che fanno pensare all’Alsazia-Lorena come un caso europeo, a partire dal fatto che è difficile affermare se gli abitanti di queste due regioni siano più francesi o più tedeschi, ma sicuramente sono europei. Inoltre, l’integrazione europea inizia proprio da qui: nel 1949 fu costituito il Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo e il 9 maggio del 1950, con la Dichiarazione Schuman (originario della Mosella), iniziò ufficialmente il processo d’integrazione. Sempre il caso dell’Alsazia-Lorena diede spunto a Renan, il quale nel 1882 tenne una conferenza, alla Sorbona, dal titolo “Che cos’è una nazione?”. Renan, motivando, afferma che nessuna delle tradizionali caratteristiche che definiscono una nazione (razza, lingua, religione, comunità di interessi, geografia) lo sia. Sposando una visione chiaramente romantica, l’autore afferma che “La nazione è un’anima, un principio spirituale … una è nel passato, l’altra nel presente …”. Da una parte il passato inteso come condivisione di ricordi, dall’altra parte il consenso attuale come desiderio di vivere insieme. La storia è necessaria, ma il filosofo aggiunge che anche l’oblio lo è, poiché il progresso degli studi storici talvolta può presentare un pericolo per la nazionalità. In questo senso le nazioni non sono qualcosa di eterno e, probabilmente, la Confederazione europea le sostituirà. È interessante come già in quest’epoca, esistesse un’idea di unione tra gli Stati europei. Idea che, tuttavia, non è stata mai accolta per le numerose diversità tra i paesi e anche perché l’Europa è sempre stata teatro di guerre, dominata dal colonialismo e dalla politica di potenza.

A questo punto ci chiediamo, sempre seguendo il ragionamento di Renan, cosa dovrebbe essere una “nazione europea”? Quegli elementi smentiti da Renan devono necessariamente essere smentiti anche qualora si parli di “nazione europea”, dal momento che parliamo di unione di più stati necessariamente diversi nella cultura, nelle tradizioni, nella storia, ma che hanno dei valori comuni, quei valori che sono a fondamento dell’Unione stessa e che troviamo elencati nell’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea. Si è uniti nella diversità.

Ma ad oggi, quanto ci sentiamo europei?

Tornando alla definizione di Renan di nazione, non potremmo parlare né di un possesso comune di ricordi in quanto l’Europa è sempre stata teatro di guerre e il consenso attuale risulta ancora più problematico. Tuttavia, nella propria definizione di nazione, Renan aggiunge anche che ciò che unisce più di tutto, è la sofferenza (ancor di più della gioia). I lutti valgono molto di più perché richiedono uno sforzo comune per rialzarsi, non ci si rialza mai da soli. Ed è proprio l’enorme sofferenza causata dalla seconda guerra mondiale che ha spinto i paesi europei ad unirsi. Il consenso attuale e il desiderio di vivere insieme restano però fondamentali affinché questo sentimento europeo non vada scemando. La nazione è un “plebiscito di tutti i giorni”. Un sentimento europeo esiste, ma noi cittadini europei dobbiamo rinnovare il nostro consenso affinché questo sentimento continui a vivere dentro di noi. La cittadinanza europea (prevista dall’articolo 20 del TFUE) è a fondamento dell’UE ma, contemporaneamente, è anche un obiettivo da raggiungere. L’articolo 20 del TFUE dispone che se si è cittadino di uno degli Stati membri dell’UE, automaticamente si è anche cittadino europeo. Questo sottolinea il fatto che la cittadinanza europea non vuole escludere quella nazionale – anzi, va ad aggiungersi ad essa – ma è un valore aggiunto; sta a noi sfruttarlo al meglio.

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