Viviamo in paesi strutturati come democrazie basate sull’uguaglianza di tutti i cittadini, senza distinzioni in base alla nascita, aboliti i privilegi legati alla mera condizione di famiglia fin dalla rivoluzione francese, vera affermazione della borghesia, recepita in Italia solo settanta anni fa, ma recepita.

Vi sono, comunque, ancora società diverse da quelle occidentali basate sull’esistenza di caste, sulla divisione della popolazione in caste di diversa importanza e vi sono ancora, anche in occidente, monarchie con la presenza di soggetti aristocratici, anche se molto minore è, ormai, la distanza fra loro e i borghesi.

Teoricamente l’Italia appartiene ad uno di quei paesi a democrazia piena senza alcuna divisione fra i cittadini e con divieto di ripristino di classi differenziate, una volta abolita la presenza dell’aristocrazia con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana.

Osservando la nostra società si può notare però chiaramente l’esistenza di classi differenziate soprattutto dal fattore economico, come è abbastanza normale che sia, ma le vicende economiche di questi anni hanno sottolineato maggiormente la presenza di una stratificazione sociale dettata dalle condizioni economiche, con la presenza di una classe realmente povera, che da anni non vedevamo in Italia, almeno dagli anni ottanta ( mentre ancora ne avevamo negli anni sessanta, poi erano apparentemente scomparse), di una ristretta classe ricchissima e di vari strati intermedi. La maggioranza della popolazione appartiene agli strati intermedi. Le differenze economiche in una economia capitalista sono fisiologiche. Quello che possiamo osservare adesso sono i simboli di queste differenze economiche e l’effetto globalizzazione su detti simboli. Preciso che con globalizzazione intendo il diffondersi di ogni sapere ed ogni conoscenza tramite internet e i social a tutta la popolazione, quindi, una conoscenza diffusa pur se imprecisa.

I simboli odierni passano per gli abiti, alcuni gioielli, le auto ed una serie di elementi chiamati status symbol, appunto simboli di status sociale, oggetti che per il loro costo possono essere acquistati solo da una certa classe sociale.

Singolare a questo punto osservare come oggi questi status symbol sono aggrediti da quella parte della popolazione che non li può avere e diventino oggetto di traffici più o meno illegali, ma anche oggetto di confusione: vedere una donna con indosso certe firme la fa collocare in un certo ambiente, ma ciò può non essere vero, le firme si imitano, i simboli, veri o falsi, si comprano. Mai come oggi si può comprare o, comunque, avere un simbolo di ricchezza è mai come oggi vale il proverbio che l’abito non fa il monaco.

Di contro la ricerca della ricchezza o dell’apparenza di essa, resa palese dagli status symbol, crea un fenomeno di omologazione fra persone che anziché far emergere la loro peculiarità li appiattisce in una moltitudine priva di identità propria e di originalità.

Spiccano fra i veri ricchi e la moltitudine solo alcuni soggetti realmente originali, fuori da ogni categoria data, incuranti del mondo degli status symbol, portatori di una loro profonda originalità: gli artisti, quelli veri, quelli che fanno la storia del mondo e che saranno riconosciuti solo a posteriori.

Pubblicato da Jacqueline Magi

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