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Facciamo il punto sul mare

In questi giorni si sentono i commenti più disparati sulla vicenda Sea Watch 3 ed allora forse è bene chiarire e precisare un paio di concetti.

Si sente parlare di diritto umanitario, convenzioni internazionali, diritto all’accoglienza, ma vediamo esattamente cosa sono.

Il naufragio consiste nella situazione di perdita totale di una imbarcazione per i motivi più vari, compresi gli atti di guerra. Un esempio recente il naufragio della nave Costa Concordia, un esempio storico il naufragio del Titanic. Quando vi è un naufragio vi è una situazione di pericolo in mare.

Una situazione di pericolo in mare si ha, comunque, quando vi è uno stato di pericolo grave è imminente di perdere la vita in base ad una valutazione reale e obiettiva, indipendentemente dal naufragio. Quando vi è una situazione di pericolo grave e obiettiva vi è anche un obbligo giuridico di soccorso in mare la cui violazione è un reato (artt. 1113 e 1158 cod. nav.), ausilio che consiste nel prestare soccorso alle persone in pericolo se si è in grado di farlo e di avvisare le autorità della necessità di soccorso. Ogni governo può obbligare i capitani delle proprie navi a prestare soccorso in base alla Convenzione di Montego Bay del 1982.

Del mare territoriale si occupano due convenzioni, la Convenzione di Ginevra sul mare territoriale del 1958 e la Convenzione di Montego Bay del 1982, attualmente in vigore. Esse stabiliscono che uno Stato ha sovranità esclusiva sulle proprie acque territoriali con solo due limiti: deve permettere il passaggio inoffensivo delle navi mercantili, ma anche di quelle da guerra straniere se ciò non arreca pregiudizio alla pace. Va detto che è considerato sempre offensivo il passaggio di una nave straniera che viola le regole doganali, fiscali o sanitarie relative alla immigrazione di uno Stato. Altro limite alla sovranità dello Stato nelle sue acque territoriali è che non può esercitare la sua legislazione penale per i fatti avvenuti a bordo di quella nave straniera (art.27 Convenzione di Montego Bay) eccetto in alcuni casi come ad esempio se le conseguenze del reato si riverberino sullo Stato o se si verta in tema di traffico di stupefacenti. La stessa Convenzione di Montego Bay all’articolo 98 prevede l’obbligo di prestare soccorso a chi è nelle condizioni di pericolo descritte prima.

Acquisiti questi punti fermi si possono applicare al caso della Sea Watch 3 che tanto sta appassionando gli italiani.

La nave non ha fatto naufragio, viaggia tranquilla e quando ha deciso di spostarsi lo ha fatto. Essere in mezzo al mare non costituisce una situazione di pericolo, altrimenti le navi mercantili sarebbero in condizioni di pericolo perenne. Essere in mezzo al mare e volere andare in un porto non costituisce una situazione di pericolo. Se vi fosse stata una situazione di pericolo per uno dei passeggeri si sarebbe potuto intervenire su di lui in qualsiasi momento, senza che questo comportasse l’attracco di tutta la nave.

Considerate le immagini che giungono di soggetti che salutano dal ponte della nave che è salda in navigazione direi che non vi è una situazione di pericolo nel senso inteso dalle convenzioni internazionali, dal diritto pattizio e da quello consuetudinario. L’essere stanchi di viaggiare in mare non costituisce un pericolo. L’Italia può, quindi, legittimamente negare lo sbarco, ma non il transito a meno che non rilevi che a bordo vi siano possibili violazioni sanitarie o doganali relative alla immigrazione. Questo lo deve valutare chi sta in loco e conosce la situazione.

Quindi dal punto di vista del diritto del mare, convenzionale, pattizio e consuetudinario non pare esserci alcuna situazione di pericolo ed alcun obbligo di soccorso e neanche esiste il diritto di decidere un attracco dove uno vuole, visto che vi sono leggi internazionali che permettono ad uno Stato di decidere come e chi fare entrare nei suoi confini ed a quali condizioni. Ad esempio lo Stato della Tanzania vieta l’ingresso nel suo territorio ai cittadini del Kenya se non sono vaccinati contro la febbre gialla. Quindi se sei keniano e vuoi entrare in Tanzania ti devi vaccinare e non puoi metterti al confine dicendo di volere entrare senza vaccino.

L’Italia ha le sue regole, come tutti, e fra esse che si entra in Italia muniti di regolare documento di identità e se extra europei anche con permesso di soggiorno. Diversamente si ha immigrazione clandestina. Ove non ricorra una situazione di pericolo e non si abbiano i requisiti per entrare non si può farlo e che nel caso in specie non vi sia alcuna delle due condizioni era ed è evidente a tutti. Da qui possono trarsi le conclusioni.

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