Se il valore famiglia fosse realmente un valore lo Stato fornirebbe asili nido, scuole, insegnanti preparati, assistenza estiva alle famiglie, educazione sessuale e non per genitorialità consapevole, assistenza alle madri singole, servizi sociali e quanto di aiuto alla famiglia sul piano sociale, senza coinvolgere il piano giudiziario, e qui si introduce il tema del prossimo intervento, la supplenza del sistema giudiziario al sistema amministrativo assente.

Una comunità quale quella di una nazione comporta la convivenza di persone di differenti culture e di differenti preparazioni culturali, non tutte preparate alla convivenza ed alla condivisione, specie se non supportate da una storia fatta di contenuti etici e morali, di tolleranza. La storia europea e mondiale vede la compresenza di popoli e nazioni dalle storie diverse e dalle formazioni profondamente diverse, nonché dai caratteri nazionali, per cui alla massima educazione dei popoli scandinavi si contrappone la “vivacità” dei popoli del sud. In una tale situazione di formazione di alcuni Stati europei, che sicuramente sono giovani (come il nostro) o comunque patiscono ritardi strutturali rispetto ad altri, sarebbe necessaria una profonda opera educatrice da affidarsi alla scuola ed alle entità sociali presenti sul territorio, quali possono essere comunità religiose, associative, di volontariato. Lo Stato, comunque, ove si definisca sociale come si definisce il nostro, dovrebbe avere cura della formazione e cura delle problematiche sociali che gli si pongono, aiutando la sua popolazione a risolvere i conflitti ed a crescere.

Ho notato, invece da noi tutt’altra tendenza. Sto notando l’assenza dello Stato in una serie di territori che non trovano soluzioni e vengono portati davanti l’autorità giudiziaria, spesso con sistemi indiretti, perché ci faccia qualcosa, un qualcosa che non dovrebbe essere di natura giudiziaria ma di natura sociale.

Faccio degli esempi: mi sono trovata spesso processi per molestie di vario genere provocate da soggetti non completamente sani, senza che su detti soggetti vi fosse stato un pur minimo intervento dei cosiddetti servizi sociali, con parenti, cittadini e vicini che mi chiedevano di provvedere per la salute del molestatore e la tranquillità dei parenti e vicini e la mia impossibilità o difficoltà a piegare strumenti creati per quello che dovrebbe essere un sistema preventivo-repressivo a risolvere problematiche esclusivamente sanitarie o sociali. Non solo, ma devo ricordare tutti i contenziosi per ottenere il diritto alla cura nei casi di nuove malattie o di nuove strategie sanitarie. Per tacere dei penosi casi di separazioni in presenza di figli o delle problematiche relative alla gestione dei figli e degli anziani. Si creano delle vere telenovele con intrecci di decine di processi civili, penali e di volontaria giurisdizione, con possibili traumi per i soggetti più deboli

Tutto ciò è sintomo di un sistema sanitario e sociale inefficiente.

Antropologicamente si potrebbe dire che manca un padre sociale che fornisce le regole e ove esse mancano si crea il caos, mentre la madre sociale, eccessivamente assistenziale, non ha i mezzi necessari ad intervenire.

Il ricorso alla giustizia sia civile, ma soprattutto penale, dovrebbe essere una estrema ratio, mentre attualmente vi si ricorre di continuo, per risolvere qualsiasi problema e questo determina una supplenza del sistema giudiziario su quello amministrativo, violentando la natura del potere giudiziario, aggravandone il lavoro oltre misura e snaturando il principio della divisione dei poteri che la nostra Costituzione vorrebbe garantire.

Pubblicato da Jacqueline Magi

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