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Foibe ed esodo, una pagina strappata della storia d’Italia

Si è svolta il 13 febbraio, presso la Sala dei Notari di Palazzo dei Priori a Perugia, la giornata dedicata al ricordo delle vittime delle foibe e del conseguente esodo giuliano-dalmata, ovvero l’esodo di nostri connazionali dalle zone dell’Istria, della Dalmazia e da Fiume.

Il primo intervento è stato quello dell’assessore alla cultura, turismo e università Teresa Severini. Una breve introduzione in cui l’assessore sottolinea che è necessario conoscere le verità della nostra storia per rielaborare, riflettere e perché non si ripetano mai più simili atrocità. Inoltre, è importante sapere che Perugia è una delle città che ha accolto molti esuli come Lorenzo Fonda, il professor Marcello Greco e Franco Papetti, i quali hanno portato testimonianza e contribuito enormemente alla crescita della nostra città dal punto di vista culturale.

A seguire, i saluti del presidente del consiglio comunale Leonardo Varasano, il quale apre il suo intervento rilevando che quest’anno ricorrono quindici anni dall’istituzione della legge 92 del 2004, per il ricordo. Tre anni dopo, nel 2007, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha rotto la cosiddetta congiura del silenzio. Da quel momento in poi, è stato fatto molto per il ricordo: spettacoli, eventi, film (come Rosso Istria). Ma molto si può e si deve fare ancora. Inoltre, è importante il recente discorso del presidente della repubblica Sergio Mattarella, perché ha sgomberato il campo rispetto a certi negazionismi accaduti anche in tempi recenti. Riferendoci alle due vicende, possiamo distinguere quattro forme di odio: etnico, politico – poiché i nostri connazionali che abitavano le zone dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume erano considerati fascisti – sociale – poiché erano considerati anche borghesi – e infine il seguente oblio, ovvero la cultura del silenzio, che in un certo senso è stata la forma di odio più grave. Il presidente del consiglio comunale ha concluso il suo intervento rammentando la preghiera di Monsignor Santini che serve da un lato per non dimenticare e dall’altro per tener sempre in mente la via della giustizia e della pace.

L’avvocato Raffaella Rinaldi, del Comitato 10 febbraio, fa presente che fino a qualche anno addietro non c’era alcuna pagina dei libri di storia dedicata a queste vicende. Una congiura del silenzio durata per ben 70 anni, tant’è che è stato necessario istituire una legge (nel 2004). Focalizzandoci sula radice etimologica del termine ricordo, quest’ultimo ha un’origine suggestiva. Ricordo significa tornare al cuore e in questo caso ha in sé qualcosa di doloroso. Gli esuli sono stati indotti a fuggire non da motivazioni di ordine economico, ma per paura. Le vittime venivano accompagnate al ciglio della foiba e legate con fili di ferro. Le truppe sparavano solo al primo della fila che cadeva facendo cadere anche tutti gli altri. Tra l’altro, furono coinvolti anche tutti gli esponenti più importanti della società. Per comprendere a fondo le crudeltà di cui alcuni uomini sono stati capaci, ricordiamo ad esempio la storia delle tre sorelle Radecchi, di cui una di loro in stato di gravidanza. Dapprima furono “usate” come colf e poi uccise. Ricordiamo anche la storia di Norma Cossetto, una studentessa universitaria. Il suo corpo è stato seviziato e martoriato. Fu ritrovata con i genitali forati e con i seni recisi.

A seguire, l’intervento di Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani. Quest’ultima nacque a Fiume nel 1923 ma già esisteva una deputazione di storia fiumana che era stata fondata nei primi del Novecento, quando l’Italia era sotto l’Impero austro-ungarico. Secondo Stelli, l’esodo giuliano-dalmata è impressionante e significativo soprattutto se consideriamo le cifre in percentuale, per quanto riguarda la popolazione emigrata: ben l’80/90% della popolazione italiana autonoma. È avvenuta una vera e propria cesura storica, senza alcun precedente, poiché queste terre non sono appartenute quasi mai all’Italia. Tutto questo è avvenuto perché c’era un progetto di epurazione preventiva e omologazione della popolazione ed è avvenuto quando, ormai, la seconda guerra mondiale era finita.

Franco Papetti, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, propone un breve excursus storico. Le due vicende risalgono alla fine della seconda guerra mondiale e primo dopoguerra. I massacri delle foibe iniziarono nel 1943. Massacri subiti per mano dei partigiani comunisti di Tito, allora divenuto capo del governo. A partire dal 1945 iniziò l’esodo, che si intensifica in seguito alla firma del Trattato di Parigi del 10 febbraio del 1947 con cui quelle terre da cui provenivano i fuggitivi furono cedute dall’Italia alla Jugoslavia. L’esodo avvenne via mare, mediante le imbarcazioni. Citando una testimonianza, “per l’Italia eravamo jugoslavi, mentre per la Jugoslavia eravamo italiani. In realtà non eravamo niente. Solo gente rimasta senza casa, patria e identità”. In Italia gli esuli non furono affatto accolti a braccia aperte; erano considerati fascisti. Tuttavia, i giuliani non emigrarono solamente in Italia, ma in tutto il mondo. Papetti conclude il suo intervento con una citazione dello scrittore Italo Calvino, dal profondo significato: “La memoria conta veramente per gli individui, le collettività, le civiltà, solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare”.

Konrad Eisenbichler, professore dell’Università di Toronto (Canada) e rappresentante degli esuli in Canada, cita alcuni personaggi che a quel tempo fuggirono con le proprie famiglie, tra cui lo scrittore italo-canadese Rino Ricci, la scrittrice giuliano-dalmata Caterina Edwards e Sergio Marchionne, il quale aveva madre istriana ed emigrò in Canada all’età di dodici anni.

A seguire, lo spettacolo “La foiba grande”, a cura dell’Associazione Medem e tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Sgorl

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on. Infine, la platea si è spostata alla Rocca Paolina, nella quale è stata inaugurata una mostra: “Istria, Fiume, Dalmazia. La storia, le foibe, l’esodo”.

 

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