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Francia: vietato l’uso dei termini “padre” e “madre” nelle scuole

Il partito del presidente francese Macron ha definito i termini “padre” e “madre” come “obsoleti”. Pertanto, recentemente, l’Assemblea nazionale ha approvato un emendamento, promosso proprio dal partito del presidente, che vieta al corpo docente l’utilizzo di questi termini durante le ore di lezione. Il motivo? “Aprire” la scuole alla “mutata realtà sociale”. I vocaboli “padre” e “madre” dovranno essere sostituiti con i termini “genitore 1” e “genitore 2”. Questi ultimi, tra l’altro, dovranno figurare sui documenti ufficiali redatti dalle istituzioni educative.

A quanto sostenuto da Macron e dal suo partito, l’intento è quello di “adeguarsi alla modernità”, di non “penalizzare le famiglie omosessuali”. Ricordiamo che, in Francia, i matrimoni omosessuali e le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso sono legali da sei anni. Perciò, l’esecutivo Macron ha insistito fortemente, esortando i parlamentari ad approvare questa riforma.

Chi è a favore e chi è contro

Le modifiche sostenute da La République En Marche sono state condivise dai deputati di sinistra, mentre sono state respinte dalle forze politiche conservatrici. Il partito di centrodestra Les Républicains sostiene che il piano della maggioranza sia volto a “disumanizzare la famiglia” e sia espressione di una “ideologia abominevole, diretta a cancellare i fondamenti valoriali della comunità civile”. Anche Marine Le Pen, leader del movimento nazionalista Rassemblement National, ha ostentato il proprio disappunto nei confronti del provvedimento sostenuto dall’esecutivo, accusando Macron di volere “mettere sottosopra” la società francese e di volere “avvelenare le menti dei bambini, malleabili e non ancora strutturate”. Il rischio è la scomparsa di qualsiasi tipo di “qualsiasi riferimento morale”.

Una forte critica giunge anche dal mondo della Chiesa, da parte dei vescovi francesi. Il presidente dell’organismo della Conferenza episcopale francese e vescovo ausiliare di Reims monsignore Bruno Feillet, scrive: “Ancora una volta ci rammarichiamo di constatare il tentativo del Parlamento di decostruire la realtà familiare con il pretesto di unificare i moduli amministrativi. Lungi dall’essere ‘arretrato’ o ‘superato’ – prosegue – questa pratica di mettere ‘padre’ e ‘madre’ permette a ciascuno di noi di identificarci con le generazioni successive. La scuola, in particolare, deve partecipare a questa percezione profondamente strutturante”. Dunque, per Feillet, è impossibile renderci indifferenti al fatto di avere genitori dello stesso sesso o di sessi diversi. Inoltre, sottolinea che in nessuna famiglia chiamiamo i nostri genitori “genitore 1” e “genitore 2”.

E in Italia?

In Italia non esiste alcuna legge che ordini la sostituzione dei termini “padre” e “madre” con “genitore 1” e “genitore 2”. Tuttavia, in quanto dotate di autonomia, in questi anni alcune scuole hanno deciso di cancellare, nei libretti degli studenti, i riferimenti al padre e alla madre, utilizzando i più generici termini.

Altra questione quella riguardante la carta d’identità elettronica. Vi è una battaglia del ministro Matteo Salvini per reinserire le diciture “padre” e “madre” al posto di “genitore 1” e “genitore 2” sui moduli per il rilascio della carta d’identità elettronica per i figli minorenni. Ma questo sembra più complicato del previsto. Prima di procedere, il ministero dell’interno ha chiesto un parere al Garante della Privacy, risultato, però, negativo.

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