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Fumatore incallito, sfortunato con le donne, innamorato e maltrattato, ecco l’avvocato Bradac

Fuma tanto e con le donne è sfortunato. Ha un dominus che dà evidenti segni di squilibrio mentale ed è innamorato di una donna giudice che lo maltratta in udienza. Come avvocato, però, è bravo. E quando per l’avvocato Bradac arriva la causa della vita inizia ad avere le visioni, a vedere fantasmi, viene querelato e finisce davanti alla commissione disciplinare; ma non cede e arriva fino in fondo. L’avvocato Antonello Maria Giacobazzi, del foro di Modena, è uno scrittore a tutto tondo che tratteggia il mondo forense e della giustizia in maniera minuziosa, ironica e divertente. Lo abbiamo intervistato, l’avvocato Giacobazzi, non l’avvocato Bradac.

Chi è l’avvocato Giacobazzi?

«Mi presento. Sono avvocato dal 2000 e frequento i tribunali dall’ottobre del 1996 quando ho iniziato la pratica. Sono abilitato a esercitare in Cassazione e seguo le materie del diritto societario, protezione marchi e brevetti, e diritto di famiglia, soprattutto in ambito internazionale e stragiudiziale. Ho sempre avuto la passione per la scrittura, ma non mi è mai capitato di sottoporre i miei lavori a un editore… fino a poco tempo fa. Avevo contattato una editor e questa quando ha cominciato a leggere mi ha chiesto di pubblicare con la sua piccola casa editrice, “Astro edizioni” di Roma. Quindi eccomi qui. In effetti a noi avvocati civilisti capita di scrivere molto negli atti, e scrivere anche di aspetti meno tecnici può essere una valvola di sfogo. I ragazzi di Astro edizioni poi hanno una energia contagiosa e hanno presentato il mio libro prima al Salone del Libro di Torino, poi in giro per l’Italia in fiere e manifestazioni, come a Lucca, Roma, Firenze».

Chi è l’avvocato Bradac?

«L’avvocato Bradac è un personaggio di fantasia che è stato protagonista di tanti racconti ed alcuni romanzi che avevo scritto in questi anni, ma che come dicevo non avevo mai sottoposto al vaglio di un editor sino a questa opera. È un avvocato di quarant’anni che ha fatto in tempo a conoscere i vecchi maestri della professione, quelli che negli ultimi anni sono scappati in pensione o si sono ritirati. Ha ereditato da questi una certa malinconia e disincanto, ma mantiene saldi i valori a cui lo hanno allevato, anche se sono un po’ passati di moda… Mi riferisco alla correttezza, alla onorabilità, allo spirito di sacrificio, alla dignità della professione… Ma non pensate che sia una persona cupa e triste: tutt’altro! Lui e i suoi colleghi sono dotati di una ironia sottile e raccontano aneddoti sulla giustizia che a me hanno molto divertito. Era da tempo che mi ronzava in mente, e lo ho immaginato in storie diverse tra loro, anche lontano dalle classiche aule di giustizia. Poi considerate che fuma ancora tantissimo e non ha molta fortuna con il genere femminile».

Come nasce l’idea del libro?

«Questo libro in particolare nasce da una riflessione sulla giustizia, e sul potere che viene esercitato in tribunale. Spesso i clienti caricano di aspettative il mondo della giustizia, ma regolarmente le aspettative sono disilluse. Il ritornello che ripete “certe cause non si vincono mai”, con cui si salutano i protagonisti del libro, è frutto di anni di riflessioni ed esperienza, quella che non puoi apprendere se studi il diritto solo a livello teorico. Anche il concetto di vittoria, in una causa, è del tutto aleatorio e sfuggente. Spesso la vittoria non è quella che si immagina il cliente quando pone all’avvocato un obiettivo. In generale, comunque, posso dire che gli spunti per le storie di Bradac mi vengono in continuazione e nelle situazioni più disparate: se mi vedete in tribunale con un cellulare in mano, 9 volte su 10 sto prendendo appunti su qualche idea che non voglio vada persa».

Quali sono le cause che non si vincono mai?

«Ogni avvocato con cui ho parlato, mi ha dato una interpretazione diversa. Ma come l’Araba Fenice, ogni avvocato è persuaso che esistano e ne da una propria interpretazione. Io posso fare mia la risposta di Bradac: quelle cause che è destino che non sia possibile vincere, perché la partita è truccata sin dall’inizio e il cliente ha una aspettativa che non può che essere frustrata. A volte si vincono dieci battaglie, ad esempio, ma si è persa la guerra prima ancora di partire. È sempre una questione di prospettive».

Come ha reagito il mondo forense a questo libro?

«Sono favorevolmente stupito e lusingato. Il libro ha venduto moltissime copie, anche nella versione ebook, e molti ne hanno fatto dono a colleghi e praticanti. Mi hanno scritto colleghi e magistrati un po’ da tutta Italia, dicendo che avevano rinvenuto il libro su Amazon e in libreria, magari vedendo la pagina su Facebook dell’avvocato Bradac o sul sito della Astro Edizioni. Chiedono quando uscirà il seguito e spesso vogliono confrontarsi su un passaggio del libro, o una citazione che li ha colpiti. Un collega mi ha fermato in palestra e mi ha chiesto notizie della prossima riforma della professione, convinto che avessi la possibilità di confrontarmi con gli organi istituzionali dell’Avvocatura: è rimasto un po’ male quando gli ho spiegato che le mie riflessioni nel libro sono del tutto personali, e ho scritto il libro anni fa, quindi non posso anticipare il contenuto sui progetti attualmente al vaglio, o che saranno sviluppati necessariamente nei prossimi anni. Tutti hanno voluto riconoscere da un dettaglio, quel collega, o quel magistrato, o quel cliente, e così facendo mi hanno fatto un complimento grandissimo: spesso hanno citato persone distantissime tra loro, nel tempo e nello spazio, che non ho mai conosciuto. Quindi i personaggi sono realistici e la storia ha una sua verosimiglianza. Qualcuno mi ha anche chiesto di Starmann perché vorrebbe che potesse tornare in studio… ma qui mi fermo per evitare spoiler».

Cos’è la giustizia, tra aspettative e realtà?

«Mamma mia, questa è una domanda che girerei a un filosofo del diritto. Una volta un collega mi ha detto che è in atto una lotta sotterranea tra il diritto naturale e i diritti fondamentali della persona, secondo quello che è oggi il comune sentire, il pensiero unico comune. Diciamo che mi sembra una ottima definizione, e vale sia per la politica legislativa che per le correnti di interpretazioni del diritto. Perché sì, il diritto vive e si evolve, esattamente come le persone. E ogni giudice porta il suo vissuto nelle sue sentenze. A tutti quelli che non sono avvocati dico di leggere il romanzo e poi di mettersi tranquilli su una panchina in tribunale ad aspettare: come scriveva Cicerone, la giustizia procede “lento pede”».

Ci saranno altri casi per l’avvocato Bradac?

«Molti altri, considerata l’accoglienza che ha avuto. Presto uscirà il seguito. È una storia per certi versi diversa dalla prima, con una vicenda che mette alla prova l’avvocato Bradac e che è tutto meno che un polveroso caso di tribunale. Il titolo provvisorio è “La cliente ebrea”. Quindi non preoccupatevi: Bradac sta per tornare. E ho tante di quelle storie ancora da farvi leggere…».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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