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Giudicare è un compito difficile e complesso

Voglio ritornare sull’argomento dell’articolo di Valentina Candidi Tommasi perché la vicenda da cui parte e di cui tratta era balzata agli occhi anche a me. Un caso di stalking estinto con una riparazione di 1.500 euro per due mesi di molestie. Tutto ciò è stato possibile grazie alla riforma Orlando di questa estate, di cui presto vi daremo cenni più completi.

La riforma introduce una nuova causa di estinzione dei reati che è la riparazione del danno. Ammessa per i soli reati a querela rimettibile, permette di estinguere il reato con una equa riparazione del danno, fornendo, quindi, una giustizia riparativa e non meramente repressiva. L’inciso della querela rimettibile è dovuto ad alcune novità introdotte dopo il 1996 con la nuova legge sulla violenza sessuale, quando si introdusse la procedibilità a querela del reato, ma con querela non remissibile perché con ciò si voleva evitare mercanteggiamenti sulla pelle e la libertà sessuale della donna. Nella stessa situazione il reato di stalking nei casi più gravi, mentre nei casi meno gravi la querela è rimettibile. Sono questi i casi che cadono sotto la nuova normativa Orlando. Si badi bene che il nuovo istituto non è legato alla remissione di querela, la estinzione avviene, comunque, anche contro il parere della parte offesa se vi è stata congrua riparazione. L’interesse dello Stato ad applicare una giustizia riparativa supera l’eventuale interesse della parte offesa a vedersi riconosciuto un processo.

La parte offesa viene, comunque, sentita.

Nel caso di Torino le molestie non erano gravi, si trattava di pedinamenti. Si tenga conto che se ad un soggetto i pedinamenti possono creare problemi ad un diverso soggetto possono risultare indifferenti, la percezione della cosa è soggettiva, come per ogni fenomeno che può creare ansia ad un soggetto ed essere indifferente ad un altro. Addirittura qualcuno potrebbe anche non accorgersene di essere pedinato, dipende da come si è. Questo ha senz’altro spinto la giudice ad accettare come equa la riparazione del danno. Si tenga conto che per quanto una vittima possa essere infastidita si tratta di comportamenti che non ledono l’integrità fisica o morale della vittima, che ben possono essere risarciti con somme in danaro, anche perché non creano allarme nella collettività ma solo nella sfera della vittima e non di tutte le vittime, come specificato sopra.

Nel decidere su un fatto reato, o meglio sul quantum della pena e del risarcimento del danno, occorre tenere conto di molte variabili, fra esse il danno fatto alla vittima è, sicuramente, una delle principali, ma occorre tener conto anche dell’allarme sociale, della personalità dell’autore del fatto, delle conseguenze sulla vita successiva del reo e della società, di tantissime variabili, che fanno sì che non sia semplice decidere ma soprattutto fanno sì che sia terribilmente impopolare perché ogni parte tende a vedere solo il suo punto di vista, senza considerare altro e tanto meno senza essere oggettiva. Si tenga conto, inoltre, che la cifra che il giudice stabilisce per l’estinzione del reato può non corrispondere alla cifra che risarcisce il danno patrimoniale e non, quindi la vittima ha spazio per eventuali azioni civili di danno. Perlomeno questa appare una interpretazione possibile al fatto che la parte offesa può non aderire alla proposta del reo, che può essere dichiarato estinto il reato anche senza il suo positivo parere. A questo proposito appare importante distinguere fra sanzione penale e sanzione civile là dove per risarcire il danno biologico, morale, esistenziale della vittima ben può esserci un risarcimento diverso da quello necessario ad estinguere il reato.

Ripeto che questa, comunque, è una possibile interpretazione personale data da una prima lettura della norma.

Dare un prezzo ad un comportamento molesto rimane, comunque, molto difficile, anche perché la vittima tende ad ampliare il fastidio subito, l’osservatore esterno giudica invece i fatti nella loro oggettività. Vi sono inoltre parametri di riferimento per i risarcimenti e le lesioni volontarie, giudicate dal giudice di pace se la lesione non supera i venti giorni, sono risarcite con cifre inferiori ai 1.500 euro, eppure sono lesioni, cioè danni biologici, danni fisici.

Non a caso nei casi più gravi si giudica in tre giudici, di cui almeno due cosiddetti “togati”, cioè di carriera e non onorari, perché in tre si osservano meglio tutte le sfaccettature di un fatto: per quanto un giudice può essere bravo, anche il migliore del mondo, ipotizziamo, da solo può non vedere alcuni aspetti, perché è, comunque, umano e su di lui la società, la cultura, le vicende personali hanno inciso a livello inconscio o conscio e non tutti hanno la capacità si separarsi da se stessi. Intendo con separarsi da se stessi uscire dalla propria formazione culturale e tentare di essere una tabula rasa, ad esempio non odiando inconsciamente i tedeschi perché si è ebrei, fatto che viene difficile ma va fatto quando si giudica. In tre, nel collegio, questo si risolve nel dialogo, che, come insegna il maestro Platone, è l’unico vero modo di apprendimento e conoscenza.

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