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Gravidanza e coronavirus: nessun pericolo di trasmissione dalla mamma al feto e il parto non è un rischio

Diventare mamma ai tempi del coronavirus non è semplice. Già in condizioni normali la gravidanza può suscitare ansia e preoccupazione, e, in questo periodo difficile e di forte stress, tutto viene amplificato. Ovviamente anche le gestanti e le neo-mamme devono seguire le regole valide per tutta la popolazione, volte a contrastare la diffusione del contagio da Covid-19, quali l’igiene frequente e accurata delle mani e l’attenzione ad evitare il contatto con soggetti malati o sospetti, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute e delle istituzioni internazionali (estese anche ai contatti delle donne in gravidanza). E se da una parte ci sono dati che tranquillizzano, dall’altro cambia la gestione di queste pazienti con percorsi ad hoc. Le gestanti affette da Covid-19 prossime al parto vengono ricoverate nel reparto di Malattie infettive e seguono un percorso per il travaglio ed il parto separato, in un blocco diverso ed allestito appositamente ed attrezzato anche per un eventuale cesareo. Una volta partorito, poi vengono riportate a Malattie infettive e se la donna non è sintomatica può allattare e si procede con il rooming-in, ovvero la copresenza della madre e del neonato nella stessa stanza. Non sembrerebbero esserci controindicazioni alla pratica del rooming-in, qualora il bambino o la bambina restasse in ospedale assieme alla madre positiva, scrivono i neonatologi, è bene che si provveda però a farlo\a dormire nella propria culletta a distanza di almeno 2 metri dalla madre.

Ogni struttura ospedaliera si è organizzata autonomamente Non ci sono linee guida condivise a livello nazionale, nel nostro Paese le regioni sono autonome in materia di sanità, le singole città sono state colpite dal Covid-19 in maniera ed in tempi differenti. Le indicazioni per il personale che gestisce e organizza il parto mutano in base all’evoluzione del quadro sanitario regionale ed ai nuovi decreti. L’unica cosa certa è che, in quasi in tutti gli ospedali di Italia, i padri non possano assistere al parto se le mamme sono positive al coronavirus. Le mamme possono procedere comunque con un parto vaginale, a meno che non presentino un quadro clinico critico e allora si procede di preferenza con un parto cesareo. Ma ogni scelta dipende dalle condizioni cliniche della donna, dall’età gestazionale e dalle condizioni fetali.

Parto ‘isolato’ per le mamme positive In sala parto Covid, non entra e non esce nessuno, la gestante partorisce senza la presenza del partner e l’equipe, che deve assisterla, prima di accedere ha bisogno di circa 25 minuti di preparazione. Tutto avviene con un lavoro di equipe coordinato anche con quella esterna, che aspetta fuori la sala e che, in caso di necessità, deve essere pronta per intervenire. Nei giorni scorsi è nata all’ospedale Santa Maria della Misericordia del capoluogo umbro da una donna perugina risultata positiva al coronavirus, Margherita. Il parto è avvenuto nel reparto di Ostetricia, in un’area appositamente organizzata per garantire la massima sicurezza alle gestanti ed al personale sanitario. La donna è stata seguita con un percorso dedicato, come previsto in questi casi ed isolata in un’area diversa da quella delle degenze, e subito dopo il parto è stata trasferita nel reparto di Malattie infettive. Ad eseguire il parto il ginecologo Saverio Arena, dirigente medico del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale, e le ostetriche Silvia Valigi e Lara Lucchetti. L’istituto superiore di sanità ha individuato, infatti, il Punto nascita di Perugia e quello di Terni come riferimento per le donne in gravidanza positive al Covd-19, con un percorso specifico e con strutture specifiche.

Per una donna positiva come cambia il parto?

«Sicuramente non è semplice far nascere un bambino, perché è necessario considerare vari aspetti, innanzitutto il parto avviene in una sala Covid, dove entra solo l’equipe dopo una preparazione di 20-25 minuti, poi il personale in quel momento è ‘isolato’, quindi qualunque cosa di cui ha bisogno, in vista di una qualche necessità, deve avere un’altra equipe pronta ad intervenire. Durante il parto che ha visto venire alla luce Margherita, noi eravamo in continuo contatto con la collega Antonelli e le ostetriche, chiamavano in continuo per sapere come andassero le cose, così come erano allertati anche gli anestesisti, perché in questi casi se si presenta un qualsiasi problema bisogna agire tempestivamente, ma non sono gli stessi tempi di preparazione di un’ordinaria emergenza. E anche se far nascere un bambino è qualcosa che facciamo nel quotidiano, in questo modo è qualcosa di nuovo e, quindi, ti confronti con emozioni nuove, cambiano le gestualità e, in un certo senso, devi modificare anche il tuo modo di lavorare. Ma in una notte di tensione, Margherita ci ha ricordato quanto sia bello nascere ed esserci».

Le mamme possono trasmettere al feto il virus?

«Le pazienti possono essere tranquillizzate, allo stato attuale delle conoscenze che abbiamo, le donne affette da Sars-CoV-2 non trasmettono il virus durante la gravidanza e neppure il parto sembra essere un momento critico. Non c’è alcuna controindicazione a quello vaginale e non c’è indicazione elettiva al taglio cesareo, ma questa scelta deve essere attentamente ponderata dal team ospedaliero insieme alla madre, valutando i rischi e i benefici di questa scelta. Inoltre, a differenza di altre malattie virali che vedono nella gravidanza un periodo di maggior rischio per la mamma, come l’influenza e la varicella, nel caso in cui si contragga il coronavirus l’essere gravida non comporta di per sé il rischio di una prognosi peggiore».

Percorsi ad hoc per le gestanti Negli ospedali italiani è cambiata la routine della nascita: le strutture hanno predisposto delle aree separate, isolate, dove accogliere le donne positive al Covid-19, l’acceso ai padri ha subito restrizioni. Ovunque niente fiori, regali, palloncini, fiocchi e nastrini.

Proprio per limitare al massimo il contagio, ci sono restrizioni anche per le altre donne partorienti.

«È stato limitato l’accesso al padre del nascituro e la sua presenza in ospedale, come degli altri visitatori. Anche al momento del parto, la donna è sola, il papà non è ammesso. Sono misure difficili, ma necessarie per evitare la propagazione del virus, seppur involontariamente, ai sanitari o alle altre donne in gravidanza. Ci rendiamo perfettamente conto della difficoltà, la gioia della nascita di un figlio la si vorrebbe condividere con tutta la famiglia, ma in questo momento storico è meglio prendere provvedimenti restrittivi per il bene di tutti».

Per quanto riguarda l’allattamento, cosa ci può dire?

«Ogni scelta dipende dal quadro clinico, dal desiderio della madre e dai diversi contesti locali, dato che alcuni ospedali hanno problemi logistici e di spazi. Il coronavirus non è stato rilevato nel latte materno raccolto dopo la prima poppata delle donne affette. Quindi in base alle informazioni scientifiche disponibili al momento e il potenziale protettivo del latte materno, si ritiene che, nel caso in cui la madre stia facendo gli accertamenti diagnostici o sia affetta da Covid-19, le sue condizioni cliniche lo consentano e lei lo desideri, l’allattamento debba essere avviato e/o mantenuto, direttamente al seno o con latte materno spremuto».

Si raccomanda sempre l’igiene delle mani Per ridurre il rischio di trasmissione al bambino, è sempre bene lavarle attentamente prima delle poppate, e l’uso della mascherina durante, secondo le raccomandazioni del ministero della Salute. Nel caso in cui madre e bambino/a debbano essere temporaneamente separati, si raccomanda di aiutare la madre a mantenere la produzione di latte attraverso la spremitura manuale o meccanica. Anche la spremitura del latte, manuale o meccanica, dovrà essere effettuata seguendo le stesse indicazioni igieniche. Le Agenzie internazionali, tra cui l’Oms, sono però chiare su questo punto, la trasmissione verticale madre neonato non è stata documentata e l’allattamento non è solo considerato sicuro, ma è anche riconosciuto come un potenziale fattore di protezione. La Società italiana di neonatologia, infatti, chiarisce che anche in caso di infezione materna da Sars-CoV-2 il latte materno non viene al momento ritenuto veicolo di trasmissione.

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

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