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Green pass e studi legali e professionali

Da cinque giorni, esattamente dal 15 ottobre 2021, per accedere ai luoghi di lavoro è previsto l’obbligo di possedere ed esibire la certificazione verde, o green pass, che a sua volta era stato adottato il 6 agosto per poter accedere ai luoghi pubblici e ai mezzi di trasporto, in base al decreto legge 127/2021 (disponibile qui https://www.cliclavoro.gov.it/Normative/D-L-21-settembre-2021-n-127.pdf ).

La certificazione in questione è ottenibile dopo una seconda, o unica in certi casi, dose di vaccinazione, valida per dodici mesi, o, in alternativa, dopo un tampone antigenico o molecolare, con validità, rispettivamente, di 48 e 72 ore (qui nel dettaglio alcune FAQ presentate sul sito governativo ufficiale dedicato alla certificazione verde https://www.dgc.gov.it/web/faq.html).

Tra i tanti luoghi di lavoro anche i tenutari degli studi professionali privati (medici, avvocati e commercialisti, ingegneri…) sono stati obbligati a dotarsi di certificazione verde e a richiederla ai clienti e pazienti.

Perplessità aveva destato la non obbligatorietà della certificazione verde per gli avvocati in Tribunale (obbligatoria invece per magistrati e cancellieri), ma non nel proprio studio legale; perplessità, più che per la misura in sé, per la discrasia e l’illogicità di trattamento di due situazioni simili in capo a medesimi soggetti.

Ulteriore perplessità derivava dall’obbligo, per l’avvocato, di dover controllare non solo la certificazione verde dei propri dipendenti e collaboratori, ma anche dei colleghi e dei clienti che fossero entrati in studio.

Per ovviare a tali difficoltà interpretative e pratiche e per rispondere alle domande di professionisti e clienti, l’Ufficio Studi del Consiglio Nazionale Forense ha prodotto uno studio e un documento appositamente dedicato (rinvenibile qui https://www.sugamele.it/allegati/09-10-2021-S-2021-__-2021.09.25-DL-Green-Pass.pdf ).

Come citato all’inizio di questo breve articolo, il provvedimento, in vigore dal 22 settembre 2021, introduce l’obbligo di green pass per accedere ai luoghi di lavoro dal 15 ottobre 2021 fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione prevista dello stato di emergenza, per tutti i lavoratori del settore pubblico, i magistrati, e tutti i lavoratori privati, inclusi gli avvocati; al tempo stesso, si prevede che il soggetto, sia esso un dipendente pubblico o privato, sia esso un magistrato, privo di certificazione al momento dell’accesso è considerato assente ingiustificato ma ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Scopo e ratio del provvedimento è quello di sensibilizzare e invogliare la popolazione a ricorrere alla vaccinazione, pur senza inserire un obbligo espresso e creandone allo stesso tempo uno di fatto; ciò ha provocato numerose perplessità e proteste, peraltro ancora in corso.

Allo stato attuale, tuttavia, formalmente la vaccinazione è una facoltà e una libertà del cittadino e non un obbligo, come peraltro potrebbe diventarlo con esplicita copertura legale, come da lettura corretta dell’articolo 32 della Costituzione.

Per ciò che riguarda il settore pubblico e in particolare il comparto della giustizia, personale amministrativo e magistrati, nonché avvocati e procuratori dello Stato devono esibire la certificazione verde per l’accesso agli uffici giudiziari.

Si segnala tuttavia che, al fine di consentire il pieno svolgimento dei procedimenti, il Governo ha deciso di non estendere l’obbligo ad avvocati difensori, consulenti, periti e ausiliari del magistrato estranei all’amministrazione, testimoni e parti del processo.

Le disposizioni in esame, pertanto, non richiedono agli avvocati di dotarsi della certificazione verde in questione per accedere agli uffici giudiziari, pur sussistendo il medesimo obbligo in capo a magistrati e dipendenti e collaboratori dei medesimi uffici.

A differenza di quanto accade per gli uffici giudiziari, il decreto-legge non è altrettanto chiaro per quanto riguarda l’impiego della certificazione verde negli studi professionali. L’articolo 3 del provvedimento precisa che «a chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato è fatto obbligo, ai fini dell’accesso nei luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire su richiesta la certificazione verde COVID-19». Pertanto, risulta pacifico che gli avvocati siano considerati «alla stregua di tutti i lavoratori del settore» e che siano tenuti al rispetto delle prescrizioni dettate (e dunque anche all’adozione di misure organizzative), in particolare con riferimento ai dipendenti (segretarie e segretari) ed ai collaboratori, tra i quali sembrerebbero ricompresi anche i praticanti e i colleghi dello studio professionale.

Ultima e ulteriore ipotesi è quella degli incontri con il cliente nello studio professionale: mentre l’avvocato deve dotarsi di certificazione verde per accedere al luogo di lavoro, ossia il proprio studio professionale, il medesimo obbligo non grava sul cliente, che potrà accedere ai locali senza alcuna certificazione e tuttavia non potrà pretendere l’esibizione.

Questa la situazione al 20 ottobre 2021; situazione, invero, caotica, come caotica e foriera di critiche è la legislazione d’emergenza, e ancora da studiare.

About Roberto De Albentiis

Nato ad Assisi (PG), nel 1991, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia e specializzato in professioni legali presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali a Macerata.

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