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“Guerriglia” e la Francia si consuma tra le fiamme della rivolta

“Guerriglia” di Laurent Obertone (Signs Publishing) è un libro travolgente, che turba l’animo e desta preoccupazione. L’autore è boicottato in patria, sia lui sia il libro sono ritenuti politicamente scorretti, tanto che il volume non è recensito né in Francia tanto meno in Italia. “Guerriglia” unisce il racconto giornalistico al romanzo, disegnando un grande affresco in cui la Francia è raffigurata senza spina dorsale, un Paese che esce a pezzi da una crisi epocale, incapace di reagire, stretta tra i legacci linguistici e psicologici derivanti dal senso di colpa per un passato coloniale (“è colpa nostra se loro sono così”) e da una politica che non ha voluto controllare i flussi migratori e lo scontro di civiltà e cultura che agiva nel sottobosco delle banlieu. Non è il ritratto di una Francia futura, ma già attuale.

“Guerriglia” è solo l’ultimo dei libri profetici, dopo “L’ultimo Natale” di Valerio Massimo Manfredi, “Sottomissione” di Houellebecq e prima ancora “Il campo dei Santi” di Raspail, che descrivono un mondo occidentale e una Chiesa Cattolica che non sa rispondere alle istanze del mondo moderno: sensi di colpa, spirito guerriero messo sotto bromuro, stupidità, castrazione mentale, mediocrità, vigliaccheria.
“Guerriglia” è un libro sconvolgente, Federico Goglio ne ha curato l’edizione italiana, concordi su questo giudizio?
«Assolutamente sì, soprattutto nella misura in cui lo mettiamo in correlazione con la capacità di raccontare ogni singolo aspetto presente, già vivo, del fenomeno dell’immigrazione di massa che sta stravolgendo l’Europa. A chi ancora non avesse capito la realtà che stiamo vivendo, “Guerriglia” risulta sconvolgente più che altro nella prospettiva degli eventi e nella crudezza degli episodi. Ma questo è un aspetto tutto sommato marginale. Chi ha già capito, chi ha compreso chiaramente cosa stia succedendo, trova “Guerriglia” ancora più sconvolgente, perché, fuori dalla fiction, diventa summa del nostro atteggiamento, quello della nostra società. Ecco perché “Guerriglia” fa paura. In questo libro vi è tutto, tutto quello che serve perché possa essere utilizzato come strumento di comprensione. “Guerriglia” è l’elencazione spietata e integrale dei mali di questa Europa, Europa rincoglionita da decenni di lavaggio del cervello a base di politicamente corretto, di buonismo progressista, di suicida accoglienza cristiana, di incoerente e borghese follia antagonista e antifa, di ridicola mentalità dei penosi e intellettualmente nulli ambienti universitari annegati negli aperitivi e negli Erasmus, del mantra che “è nostra responsabilità se loro sono così”, di accondiscendenza penosa del bianco che ormai nasce e crepa con sensi di colpa costruiti ad arte dalla sinistra del nulla cosmico».
Quali sono i tratti essenziali del libro di Obertone?
«Quando Signs Publishing (l’editore italiano di “Guerriglia”) ha deciso di affidarmi la cura dell’edizione e l’editing del romanzo di Obertone, non immaginavo di trovarmi di fronte ad uno stile in grado di armonizzare l’analisi di contenuti tutt’altro che facili con una capacità di coinvolgimento tipica dei romanzi più commerciali, di “intrattenimento”. Obertone ha uno stile asciutto, essenziale, moderno, non privo però di un fascino profondo. Il lavoro che abbiamo fatto sull’edizione italiana è stato tutt’altro che superficiale o frettoloso, “Guerriglia” meritava attenzione. In Francia hanno paragonato il suo stile a quello del “Fight Club” di Chuck Palanhiuk, in Italia è stato scritto che “Guerriglia” si legge come un romanzo di Ken Follett. A tutto questo, però, Obertone unisce un dato fondamentale: la realtà. “Guerriglia” non è un libro di fantascienza e se è vero che prospetta scenari inquietanti e prevedibili ma di qui a venire, è altrettanto vero che mette in scena tutti gli elementi di un dramma già in corso nella nostra società».
Un libro che rompe il tabù dell’immigrazione a tutti i costi e apre scenari inquietanti, per altro già delineati nell’altro volume “La France Orange mécanique”, ma la società sembra non voler cogliere questi segnali?
«Ho definito “Guerriglia” il libro più profetico del nostro tempo dopo una banale considerazione: ogni settimana, ogni giorno, la cronaca – la realtà – sembra uscire dalle pagine di questo libro. Le quattrocento pagine di Obertone hanno cristallizzato il presente e il futuro prossimo. Ogni volta che la realtà del fenomeno immigratorio si mostra con tutto il suo carico di arroganza e di violenza, una pagina, una riga di “Guerriglia” sono già state scritte, sono già state dedicate, hanno già previsto con dovizia di particolari. Per paradosso – è solo un paradosso – “Guerriglia” pare che ispiri atteggiamenti e comportamenti. I segnali sono, dunque, questi. Gli elementi del dramma sono tutti in scena, il palco è illuminato. Agli spettatori in platea resta solo da decidere se guardare (poi disapprovare, fischiare, reagire, intervenire), oppure tenere ancora gli occhi chiusi».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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