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I signori della truffa e i trucchi da 007 per superare l’esame della patente

Una volta si usavano i rotolini di carta con tutte le risposte ricopiate a mano o fotocopiate. Adesso, per superare l’esame della patente, si utilizzano gli strumenti tecnologici, da quelli semplici e rintracciabili a quelli modernissimi, a prova di intercettazione.
I casi scoperti dagli ispettori della Motorizzazione e della Polstrada sono tanti, in aumento negli ultimi anni e, quasi sempre, con cittadini stranieri protagonisti. Ad Arezzo, ad esempio, è stato scoperto un 35enne pakistano con uno strano rigonfiamento al petto e ad un polpaccio. L’uomo aveva collocato sotto la camicia una microcamera che sbucava dall’asola di un bottone, in una tasca aveva l’antenna per inviare inviare il segnale e sotto i pantaloni, legato ad un polpaccio, un ricevitore d’impulsi. Secondo il piano il 35enne avrebbe dovuto inviare le immagini del quiz ad un complice, il quale avrebbe segnalato la risposta giusta con il numero di bip corrispondenti all’ipotesi giusta. Un vero e proprio kit da 007 pagato non meno di 1.500 euro. A Rimini gli agenti hanno identificato e perquisito uno straniero, trovandolo in possesso di una microcamera occultata sul colletto dalla camicia, un piccolo auricolare, un microfono ed un cellulare legato alla caviglia. Il prezzario trovato nel cellulare andava dagli 800 ai 1.200 euro per superare la prova. A Monza una 52enne cinese è stata denunciata per tentata truffa per aver cercato di farsi suggerire le risposte ai quiz della patente tramite un orologio dotato di microcamera. Per l’orologio e le risposte la donna aveva pagato 1.000 euro. Un auricolare nell’orecchio, nascosto con alcuni capelli incollati sopra, mentre il dispositivo elettronico per la ricezione del segnale era celato tra la chioma, tutto al prezzo di 500 euro risposte comprese. Anche in questo caso, però, è andata male ad un cinese scoperto in provincia di Roma. A Pistoia un uomo si era presentato con una telecamera nella manica all’esame per fare foto, video, per inviare ad un complice chiamato a ricevere le immagini, leggere le domande e inviare le risposte. A Ravenna gli agenti hanno trovato una microcamera digitale a forma di bottone nel polsino della camicia e collegata ad un ricetrasmettitore che aveva assicurato con nastro adesivo al torace, in collegamento con complici esterni alla Motorizzazione che gli fornivano le risposte esatte tramite un cellulare in tasca. Prezzo? 3.000 euro.
Torniamo indietro al primo caso, quello del cinese scovato ad Arezzo. Il tutto è partito da Perugia, per poi allargarsi in base agli interessi di un gruppo di cinesi che avrebbe gestito il sistema truffaldino per ottenere la patente. Le indagini avrebbero appurato l’esistenza di un’organizzazione che dotava i candidati, esclusivamente cinesi in principio, di microtelecamere e auricolari, collegati ad un router nascosto in un furgone posizionato vicino al luogo di svolgimento delle prove per la patente. I candidati filmavano le domande e le inviavano tramite il collegamento al router ai complici, chiusi nel furgone, che suggerivano le risposte esatte attraverso l’auricolare connesso al sistema. Il costo del servizio era di mille euro a persona. Visto che la cosa funzionava, il gruppo ha pensato di espandersi anche ai candidati di altre nazionalità, italiani compresi. Un sistema redditizio, finché la Polstrada non ha ricevuto delle segnalazioni da parte della Motorizzazione e dopo alcune verifiche, nonostante la difficoltà nell’intercettare il segnale per passare le domande, ha scoperto il furgone e fatto irruzione. L’inchiesta si è poi allargata fino alla provincia aretina, dove risiedeva il gruppo truffaldino, facendo spostare l’inchiesta (per competenza) in Toscana.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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