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I volti e le maschere della menzogna e le tecniche per riconoscere le bugie

Le espressioni sono universali e le persone manifestano le emozioni allo stesso modo. Cogliere una bugia sul fatto non è cosa semplice; chi mente nasconde e camuffa in maniera volontaria ciò su cui si aspetta che gli altri focalizzino la propria attenzione. La verità è, però, scritta sul nostro volto.
Riconoscere l’inganno dalle parole, dalla voce o dai gesti è possibile. Il bugiardo esercita un forte controllo su quello che dice, occultando i messaggi su cui è consapevole che gli altri presteranno attenzione e perché gli verrà chiesta una motivazione più delle parole dette rispetto a come sono state dette. È facile fingere a parole e affermare cose non vere. Dopo le parole, viene rivolta una particolare attenzione al viso. Colui che parla vuole sapere se gli altri lo ascoltano. Essere guardato in faccia, in qualche modo, lo rassicura.
Le alterazioni somatiche
Nelle alterazioni somatiche, in coincidenza con le emozioni, è coinvolto anche il sistema nervoso: respirazione, frequenza di deglutizione e sudorazione. Sto parlando di cambiamenti che intervengono in modo involontario quando c’è una eccitazione emotiva, difficilissimi da inibire e attendibili per scoprire eventuali menzogne.
Il poligrafo
Come rilevatore della menzogna, il poligrafo esamina l’attivazione psicofisica di una persona. Si propone di smascherare le affermazioni menzognere attraverso la registrazione delle variazioni nelle reazioni fisiologiche del soggetto alle domande poste. I parametri fisiologici misurati con maggior precisione permettono di individuare cambiamenti invisibili all’occhio nudo: il ritmo del battito cardiaco, la pressione sanguigna, il ritmo della respirazione e la sudorazione cutanea. Il poligrafo tuttavia non rivela la menzogna in sé poichè nessun gesto, nessuna espressione del viso o alterazione della voce indica un segno di bugia. Ciò che il poligrafo fa è dirci che l’interrogato prova una qualche emozione. Chi conduce l’esame deve prestare particolare attenzione agli errori dovuti a differenze individuali nel comportamento emotivo, così come ai falsi positivi e falsi negativi.
La domanda di controllo
Tra gli altri metodi, nella tecnica della domanda di controllo vengono poste domande di controllo su azioni devianti su cui si è sicuri che il soggetto ha commesso. “Hai mai provato a fare del male a qualcuno per vendetta?”, l’idea di base è che il soggetto innocente mostri attivazione nelle domande di controllo perché si tratta di un comportamento assai remoto, rispetto a quello rilevante.
Guilty knowledge technique
Il metodo della conoscenza colpevole, la guilty knowledge technique, è applicabile solo a quei casi in cui l’investigatore è al corrente di certi particolari che solo il colpevole conosce. La risposta è orientata solo allo stimolo con significato personale; si avrà una maggiore attivazione nel momento in cui verrà nominato, per esempio, il luogo del crimine. Questa tecnica non può essere utilizzata sempre poichè le informazioni possono aver ricevuto una pubblicità tale per cui non solo il colpevole è a conoscenza dei fatti.
Lo stress vocale
L’analisi dello stress vocale consente di misurare i picchi della voce, resa possibile dalla quantità inferiore di sangue alle corde vocali con conseguente minore vibrazione. Ciò nonostante, le ricerche empiriche e i risultati ottenuti da esse scoraggiano l’utilizzo di tale metodo.
La risonanza magnetica
Attraverso la risonanza magnetica funzionale è possibile individuare l’attivazione di differenti attività cerebrali a seconda dei compiti cognitivi. Se il soggetto sta dicendo la verità, si attiverà l’area cerebrale dedita alla rievocazione mnestica; in caso contrario, si attiverà l’area della creatività. Tra le varie problematiche gli scanner sono molto costosi, la procedura è molto intrusiva, il tempo necessario è lungo, i risultati sono gli stessi del poligrafo e si creano problemi per coloro che soffrono di claustrofobia o per chi ha oggetti metallici nel proprio corpo.
L’attività cerebrale spontanea
Altri studi hanno, invece, cercato di individuare la menzogna osservando la modificazione dell’attività elettrica cerebrale spontanea. I potenziali evento-correlato sono risposte a stimoli ben precisi, le cui onde sono registrate tramite elettroencefalogramma. Il picco P300 si attiva ogniqualvolta forniamo una risposta ad uno stimolo soggettivamente rilevante e che già conosciamo.
A sottolineare il rapporto tra emozioni e menzogna non esiste soltanto la possibilità di mascherare le proprie emozioni, anche l’atto stesso di mentire e il sentimento suscitato dagli effetti della beffa stessa sono in grado di generare un’attivazione emozionale. Basti pensare al timore di essere scoperti, al senso di colpa o all’eccitazione che dà il piacere della bugia.

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