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Il cammino della legge in materia di procreazione medicalmente assistita

La procreazione medicalmente assistita è disciplinata dalla legge 40/2004. Tuttavia, tale pratica si era diffusa già a partire dagli anni Ottanta. Negli ultimi anni c’è stata una notevole evoluzione giurisprudenziale in materia, tramite l’intervento della Corte Costituzionale. Le sentenze più importanti sono le seguenti: 151/2009, 162/2014 e 96/2015.

Cos’è la procreazione medicalmente assistita?

La procreazione medicalmente assistita è una procedura finalizzata a realizzare il desiderio di avere un figlio, offerta con opportune tecniche e strumentazioni mediche a coppie che non sono in grado di procreare con metodi naturali, ossia coppie sterili. Le tecniche possono essere di procreazione omologa (se si utilizza il materiale genetico della coppia stessa) o eterologa (qualora vi sia un donatore).

Il contenuto della legge originaria

La legge 40/2004 si fonda sulla tutela prioritaria dei diritti dell’embrione, quali il diritto alla vita e alla salute. Alla procreazione medicalmente assistita possono accedere, però, solo le coppie sterili (non dello stesso sesso). L’articolo 5 della legge prevede che i soggetti debbano essere coniugati o anche conviventi (dichiarazione di convivenza). La ratio è quella di assicurare al futuro nascituro la presenza di due genitori. Inoltre, i componenti della coppia devono essere maggiorenni, in età fertile ed entrambi viventi. Con questa legge vengono tutelati una serie di diritti tra cui: il diritto ad avere figli, il diritto di autodeterminazione (articolo 13 della Costituzione) e il diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione). Non sono ammesse persone che possano trasmettere malattie genetiche perché il presupposto della legge è l’infertilità e, come accennato, la priorità è la tutela dei diritti dell’embrione. Sono previste due tecniche di inseminazione: in vivo, se gli embrioni sono impiantati direttamente nell’utero; in vitro (in provetta). In quest’ultimo caso, la donna deve sottoporsi a un intervento di espianto degli ovociti e ad un secondo intervento per impiantare gli embrioni che erano in provetta. Tuttavia, vi sono alcuni limiti. Gli embrioni possono essere prodotti in vitro solo a fini procreativi e vi è il divieto della crioconservazione, ammessa eccezionalmente solo in caso di forza maggiore, ovvero quando le condizioni di salute della donna, non prevedibili al momento della fecondazione, imponessero di rinviare nel tempo il trasferimento in utero. Il numero di embrioni creati non può essere superiore a tre e infine, l’embrione riceve una protezione prevalente rispetto alla decisione della donna di impiantare solo gli embrioni sani, rifiutando il trasferimento in utero degli embrioni (ottenuti in vitro) che risultino malformati o affetti da malattie genetiche.

Gli interventi della Corte Costituzionale e le ragioni

Nel tempo è prevalso, anzitutto, il diritto alla salute della donna rispetto ai diritti dell’embrione. Con la sentenza 151/2009 la Corte Costituzionale dichiara l’imparziale illegittimità delle norme di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 14 della legge 40/2004 per contrasto con gli articoli 3 e 32 della Costituzione. La limitazione del numero di embrioni riduceva le possibilità di realizzare il fine procreativo costringendo, in caso di insuccesso, a ripetuti tentativi stressanti per la donna, ad ulteriori trattamenti e interventi. Inoltre, è stato tolto l’obbligo di impiantare contemporaneamente gli embrioni nell’utero in quanto il rischio opposto poteva essere quello di avere un parto trigemellare, altrettanto faticoso per la salute della donna. Viene inoltre abolito il divieto di crioconservazione e qualora gli embrioni non siano sani, si può decidere di non impiantarli.

Successivamente, la sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale ha consentito la procreazione eterologa (maschile, femminile o più raramente l’eterologa doppia). Prima si poteva procedere solo con quella omologa. Mentre per quanto riguarda quest’ultima, c’è prevalentemente il bisogno della coppia di trasmettere il patrimonio generico, per quanto riguarda l’eterologa vi è un’esigenza di avere figli in senso più ampio.

Infine, la sentenza 96/2015 ha permesso l’accesso anche a coppie portatrici di malattie, proprio per tutelare il diritto ad avere figli.

Tuttora, invece, è vietata l’attività sperimentale sugli embrioni (articolo 14 legge 40/2004).

Le controversie e l’ordinanza del Tribunale di Pordenone

Le controversie in materia sono ancora numerose. Ne è un esempio l’ordinanza del Tribunale di Pordenone del 2 luglio del 2018. Ricordiamo che nonostante gli interventi della Corte Costituzionale, le coppie dello stesso sesso non possono accedere a questa pratica. L’oggetto del giudizio della suddetta ordinanza è il ricorso contro l’Azienda sanitaria n.5 Friuli Occidentale da parte di una coppia omosessuale che, dopo aver intrapreso il percorso di procreazione medicalmente assistita in Spagna, intende realizzare il proprio desiderio di maternità anche in Italia, sempre mediante PMA. È stata sollevata la questione di legittimità e il sospetto di incostituzionalità riguarda gli articoli 2, 3, 31, 32 e 117 della Costituzione. Il giudizio è stato sospeso poiché vi è la non manifesta infondatezza della domanda alla Corte Costituzionale, la quale deve ancora pronunciarsi.

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