Il cammino di Santiago è un’esperienza di fede che percorre i secoli, in maniera a volte lineare a volte tortuosa, come i sentieri che si dipanano dai Pirenei fino alla Galizia. Un cammino fatto di storia e di storie, di racconti, di esperienze, di politica e di guerre. Sui sentieri dei pellegrini viaggiano i commercianti, i soldati, la cultura. Per scoprire qualcosa in più sul cammino di Santiago abbiamo intervistato Paolo Caucci von Saucken, già docente universitario e tra i massimi esperti del Cammino nonché responsabile del Centro studi compostellani, e Jacopo Caucci von Saucken, docente di lingua e letteratura spagnola all’Università di Perugia e Firenze.


«Il mito di Santiago nasce per due motivi: uno devozionale e l’altro politico. La fede ci dice che l’apostolo Giacomo il maggiore evangelizza la Spagna, ma muore martire decapitato a Gerusalemme per mano di Erode Agrippa. Il corpo viene ritrovato in Galizia – raccontano i due docenti – Viene da domandarsi, allora perché si sviluppa il pellegrinaggio? Non dobbiamo dimenticare che nel 711 in Spagna sono arrivati gli arabi e se ne andranno solo nel 1492. L’espansionismo arabo minacciano direttamente l’Europa. E una delle risposte della cristianità è quella di spostare, oltre alle risorse militari, anche masse di persone lungo le frontiere minacciate. E come si spostano queste masse? Le vie del pellegrinaggio seguono il tracciato delle antiche strade romane: una via diritta e sicura, che collega città e luoghi di rifornimento a cadenza regolare – proseguono i due specialisti – In Spagna questa via coincide anche con il susseguirsi dei regni cristiani che si oppongono agli arabi e che daranno vita alla Reconquista. Nel tempo anche l’iconografia del santo si modifica e segue la storia della nazione spagnola: dall’apostolo benedicente si passa al santo pellegrino con bordone, bisaccia e conchiglia, fino al Santiago Matamoros apparso ai cristiani nella battaglia di Clavijo».
Nel destino e sulle fortune del Cammino intervengono anche motivi storici, come la riforma religiosa di Cluny. «Con l’affermarsi della potenza del monastero di Cluny e del suo programma di riforme, si tende a tralasciare Roma – riprendono i due docenti – Pur essendo sede del Papa, la città è vista come un luogo peccaminoso, da evitare per concentrarsi più sulla spiritualità. L’asse dei pellegrinaggi è sempre stato Santiago-Roma-Gerusalemme. Per motivi religiosi, politici e militari le città di Roma e di Gerusalemme sono difficili da raggiungere o non rispondono ad un bisogno spirituale, quindi Compostela diventa meta privilegiata. I pellegrini vi si dirigono per devozione o per penitenza, affrontando un viaggio che poteva durare anni ed era pieno di insidie, tanto che il pellegrino poteva anche non far ritorno a casa per i pericoli che poteva incontrare lungo la strada. La conchiglia diventa simbolo del pellegrinaggio, insieme con il bastone e la bisaccia. La conchiglia si raccoglie sulle rive dell’Atlantico e simboleggia la fine del cammino; il bastone serve per camminare, ma è segno di rettitudine mentre la bisaccia porta il cibo, ma simboleggia la carità».
Il Cammino è raccontato da tantissime fonti, private e pubbliche. Due notai perugini hanno lasciato il loro resoconto del pellegrinaggio. Così tanti altri pellegrini, testimoniando che all’inizio l’homo viator è una persona che ha mezzi economici e cultura (sa leggere e scrivere), poi subentrano che altre categorie, come non mancano gli elementi picareschi. Per tutti la meta è il finibus terrae.
«Con la Reconquista ultimata e i secoli d’oro della Spagna il cammino subisce una flessione notevole, fino a sparire quasi completamente nel secolo dei Lumi – affermano i due docenti – Possiamo dire che il Cammino segua i tempi di guerra, di pace e della politica della nazione. Nel corso del tempo i cammini che attraversano l’Europa si intersecano, si aprono ai commerci e aprono nuove rotte, attraversano i territori. I nobili, i regnanti, gli ordini cavallereschi, ognuno nei territori di propria competenza, hanno interesse a garantire la sicurezza. Il cammino di Santiago in Italia incrocia la via Romea che conduce fino a Brindisi e poi a Gerusalemme. I cammini si incrociano con i culti locali e le devozioni popolari, come Loreto, Pistoia, il Perdono e il Sant’Anello di Perugia – dicono ancora i due professori – Anche il Cammino in Spagna si modifica nel tempo, seguendo i percorsi dei nuovi miracoli o la creazione di nuovi monasteri dove trovare assistenza».
Il Cammino torna in auge negli anni ‘80 grazie ad una coincidenza di di vari fattori: la Spagna si apre all’Europa dopo il regime franchista, il mondo accademico e della cultura riscopre la città e anche la fede riprende respiro. «Le autorità politiche si rivolgono alla Comunità europea per ottenere un riconoscimento culturale per la città e per il Cammino. Titolo di itinerario culturale europeo che arriva nel 1987. Inizia una vera campagna di lavori per rifare le vie, ristrutturare immobili, chiese e case di campagna – ricordano i due docenti – Poi Giovanni Paolo II decide di svolgere la Giornata mondiale della gioventù a Santiago e quando scende dall’aereo ha indosso la mantella del pellegrino. Nel suo messaggio afferma che “l’Europa deve ripartire da qui”. E il cammino diventa una risorsa. I numeri sono bassi i primi anni, crescono leggermente in occasione degli anni santi e nel 2017 sono state rilevate oltre 300mila presenze».

Nel tempo si è creata una cultura dell’accoglienza con una vasta rete di ogni tipo per diverse tipologie di pellegrino. Perché si è ampliata anche la tipologia di chi fa il cammino: non solo fede, ma anche turisti amanti della natura, seguaci delle filosofie new age. «Abbiamo visto tanti brasiliani quando andava di moda Paulo Coelho; tantissimi statunitensi per via del film “The way”; ultimamente anche tanti re i coreani dopo l’uscita di un best seller coreano che racconta del Cammino – concludono i due docenti – Il pellegrino devoto ci sarà sempre e si attesta intorno al 45%. A Santiago de Compostela di sicuro c’è una tomba, qualcuno dice Priscilliano più che san Giacomo maggiore. Però c’è il culto popolare e miracolistico legato a Giacomo. Un’indagine mastoidea conferma la presenza di un corpo. Non abbiamo prove del dna da fare, perciò ci atteniamo alle fonti, principalmente quelle che raccontano da due miracoli: Il primo è quello conosciuto come il pellegrino, la forca e il gallo. Una famiglia va a Santiago, la figlia dell’oste si invaghisce del giovane, lo concupisce, ma lui rifiuta. Così lei lo accusa di furto, lo prendono e lo impiccano. I genitori dicono che è vivo, è a casa, gli sbirri rispondono con arroganza che il ragazzo è morto come i polli che stanno mangiando in quel momento. Finito di parlare gli animali tornano in vita. L’altro miracolo è quello avvenuto prima nella battaglia di Clavijo, durante la quale Santiago appare agli spagnoli e li guida alla vittoria».


Per chi volesse saperne di più o fosse interessato al Cammino può rivolgersi a:
Confraternita di San Jacopo di Compostella
Sede: Via Francolina, 7 – 06123 Perugia
Corrispondenza: via del Verzaro, 49 – 06123 Perugia
Tel. 075-5736381 Fax 075-5854607
E-mail: segreteria@confraternitadisanjacopo.it
Sito Web: http://www.confraternitadisanjacopo.it
oppure
Centro Italiano di Studi Compostellani
Via del Verzaro, 49 – 06123 Perugia
Tel. 075-5736381 Fax 075-5854607
E-mail: centro.santiago@unipg.it
Sito Web: http://www.unipg.it/sdf/link/compos/santiago.htm

Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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