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Il caso Bibbiano e la costruzione di una realtà alternativa

Siamo davanti ad uno dei casi più difficili da trattare per qualunque investigatore, difficile sia per le modalità con cui è avvenuto sia per l’argomento che tratta, i minori.

Le modalità sono complesse, non si tratta di un semplice furto o una modalità lineare, ma di una costruzione di una realtà alternativa corroborata da soggetti appartenenti alla società civile e politica proprio del livello che dovrebbe difendere la stessa società, come se l’attacco al gregge non provenisse dal lupo, ma dal gregge stesso.

Di fatto sarebbero state falsificati disegni e consulenze sui bambini per toglierli alle famiglie e darli in affido e in cura a soggetti apparentemente istituzionalizzati al fine di difendere l’infanzia, in realtà dediti al suo sfruttamento, perché da quelle consulenze e da quelle cure ricavavano un ottimo guadagno. Questa la finalità della costruzione criminale, il guadagno, la molla dell’agire contro l’interesse dei minori fregandotene della loro sofferenza e di quella delle famiglie. Non credo a disegni complottistici a favore di teorie gender o anti famiglia, ma credo invece al mito capitalistico del profitto, del denaro. In una società basata sui valori materiali necessari a fare progredire il capitalismo la molla principale è il profitto, non può essere alcun disegno culturale, anche perché le privazioni dei bambini alle famiglie avvenivano proprio in nome della famiglia tradizionale, non contro di essa.

Fra le motivazioni che hanno spinto a certi comportamenti non credo estranea nemmeno una motivazione di ordine psicologico che potrebbe aver accompagnato qualcuno di loro, ovvero la assurda convinzione di essere nel giusto e di essere dei salvatori, una specie di complesso del Salvatore che può avere avuto un impulso nel forzare la mano nell’intervento sui minori. Mi è capitato nel mio lavoro con le vicende relative alle donne vittime e ai centri antiviolenza: mega denunce con mega processi finiti in assoluzioni perché i fatti non erano quelli rappresentati dal centro anti violenza, ma altri e le violenze erano assenti e le vittime della violenza erano diventate vittime della loro stessa denuncia. Ricordo un caso in cui la donna era stata tenuta in casa famiglia tre anni e la notte fuggiva per tornare dal marito poiché questi non la maltrattava, ma aveva solo usi protettivi che lei non gradiva. Intorno alla donna era scattato un piano di emergenza che aveva sconvolto la vita dei coniugi per ben tre anni.

Quindi preparazione o impreparazione professionale, propri pregiudizi e proprie convinzioni possono avere indirizzato indagini e decisioni dei servizi sociali oltre al voler raggiungere un profitto, determinando fatti come quelli accaduti a Bibbiano.

Occorre fare adesso una ulteriore considerazione basata sulle molte esperienze maturate nel mio lavoro durante il quale mi sono occupata varie volte di minori dal punto di vista del diritto penale, come vittime di violenze familiari, extra-familiari e di abusi, addirittura di compravendita di essi. Esistono lobby fortissime di pedofili che li usano, li comprano, li vendono, li scambiano, approfittando della povertà delle famiglie di origine. Ho scritto lobby perché queste attività criminali vengono condotte in modo transnazionale e segreto con costi altissimi da persone che hanno questi perversi interessi e fra loro costituiscono una lobby. Alla difficoltà di indagare su di esse, sia perché attività transnazionale sia perché segretissima, si sommano le difficoltà personali di vedere certi fenomeni, come se l’essere umano normale, il poliziotto, l’operatore del diritto, chi deve operare nel settore, trovasse una enorme difficoltà ad ammettere che detti fatti esistono, una difficoltà psicologica ad ammettere che l’uomo può fare anche questo. Capisco che è duro ammettere che esistono certi crimini e può fare paura, ma avere il coraggio di vederli è necessario per combatterli, doloroso ma necessario.

Si intrecciano, quindi, elementi inconsci propri degli operatori della legge con l’oggettiva difficoltà dei fatti e con elementi propri di certi operatori dell’infanzia per rendere ancora più difficile la difesa della infanzia, infanzia violata in tanti modi, che qui ricordiamo solamente, come lo sfruttamento del lavoro minorile, piaga ancora esistente.

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