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Il decentramento amministrativo, verso la secessione dei ricchi?

In Italia i poteri pubblici sono ripartiti tra Stato, Regioni e Comuni. Questo significa che c’è un decentramento, presente anche in altri Paesi come ad esempio Francia e Spagna. Il livello di decentramento non è, però, lo stesso in tutti i Paesi. L’Italia è un paese con più funzioni decentrate della Francia, ma lo è meno rispetto alla Spagna. Riguardo al decentramento dei poteri pubblici in Italia, la scorsa settimana il professor Gianfranco Viesti (Università di Bari) ha tenuto un seminario presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia. Il professor Viesti è autore del libro “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale”, pubblicato da Editori Laterza.

La questione è molto complessa, tant’è che ci si è focalizzati in particolare su alcuni punti: autonomie regionali e autonomie differenziate; le vicende italiane dal 2001 al 2019; le materie da trasferire alle regioni; gli aspetti economico-finanziari; l’istruzione; le questioni delle prossime settimane.

Autonomie regionali e autonomie differenziate

Vi sono pro e contro del decentramento. Un aspetto positivo è il fatto che si è più vicini ai cittadini, però dall’altro lato potrebbero esserci divergenze all’interno di una regione. Perciò, dipende anche dalle materie. In alcuni ambiti è opportuno decentrare, in altri no. Le autonomie differenziate esistono, in genere, per regioni particolari, più deboli. Per quanto riguarda il caso spagnolo parliamo di quei territori nei quali c’è stata la guerra civile. In tempi recenti, la questione catalana è stata di grande dibattito, in quanto la Catalogna vuole conservare la propria autonomia. Per quanto riguarda italiano, abbiamo quattro regioni a Statuto speciale e due province autonome. Le regioni a statuto speciale sono tali in quanto quelle che avevano avuto più difficoltà relativamente alle vicende susseguitesi durante la seconda guerra mondiale.

Le vicende italiane dal 2001 al 2019

Con la riforma del Titolo V della Costituzione e in particolare l’introduzione dell’articolo 116, si consente a tutte le regioni di chiedere ulteriori competenze in determinate materie. Il 22 ottobre del 2017, in Veneto e in Lombardia, si è tenuto un referendum in quanto le regioni volevano chiedere maggiore autonomia. Successivamente si è aggiunta anche l’Emilia-Romagna. Il 28 febbraio del 2018, il governo Gentiloni ha firmato una pre-intesa con queste regioni, ma dopo pochi giorni si sono tenute le elezioni politiche e il governo è cambiato, perciò la questione è rimasta sospesa. Indipendentemente dalle decisioni che verranno prese, bisogna dire che se alle regioni venissero delegate troppe competenze, bisognerebbe concedere loro molto più denaro. Oltre a tutto questo, le difficoltà dell’Europa di oggi hanno contribuito a far nascere all’interno dello Stato, una sorta di “Stato nello Stato”. È ciò che viene definito “secessione dei ricchi”. Tra l’altro, nel dibattito pubblico non si parla quasi mai di queste problematiche. La politica preferisce evitare questo tema su cui i partiti sono molto discordanti. Ad esempio, la Lega sostiene maggiore autonomia per queste regioni, ma non rende pubblico il proprio pensiero in quanto deve conservare i consensi del Mezzogiorno.

Le materie da trasferire alle Regioni

Le principali materie in cui le regioni vorrebbero maggiore autonomia sono: salute, scuola, attività produttive, lavoro, previdenza, infrastrutture, energia, tutela del paesaggio, beni culturali, ambiente, rifiuti, governo del territorio, acque, protezione civile e fisco.

Gli aspetti economico-finanziari

Le risorse economiche sono un grande obiettivo poiché, come già accennato, una maggiore autonomia richiede molto più denaro di quello che una regione già riceve. Ecco perché il Veneto ha chiesto al governo i 9/10 del gettito fiscale.

L’istruzione

Riguardo all’istruzione bisogna considerare tre fatti: le richieste delle regioni sono molto ampie e riguardano anche il personale della scuola (e la sua retribuzione): le spese per il personale della scuola sono le maggiori fra le materie di possibile autonomia differenziata; le regole attualmente definite nei “testi concordati” fanno riferimento, in assenza di fabbisogni standard, alla “spesa media procapite”. Insomma, si tratta di una materia molto delicata e sulla quale è difficile prendere decisioni.

Le questioni delle prossime settimane

Le questioni delle prossime settimane sono numerose. Tra queste, la garanzia del ruolo del Parlamento, la realizzazione (o meno) della legge di attuazione sull’autonomia differenziata, la discussione politica all’interno del paese (ovvero quali materie è opportuno decentrare o non decentrare per tutte le regioni e quali solo per alcune), salvaguardare i grandi pilastri della cittadinanza nazionale (scuola, sanità e assistenza) e chiarire gli aspetti finanziari.

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