Home / News / Attualita / Il diritto di famiglia e l’interesse superiore dei bambini tra norme e burocrazia

Il diritto di famiglia e l’interesse superiore dei bambini tra norme e burocrazia

L’interesse superiore del minore dovrebbe orientare il diritto, l’amministrazione della giustizia e la burocrazia, ma non sempre è così. Nel corso degli anni il diritto di famiglia è cambiato per adeguarsi ai tempi, anche se solo nel 2013 tutti i figli hanno avuto pari riconoscimento giuridico. Non deve stupire, quindi, che le nuove situazioni familiari e genitoriali possano mettere in crisi il sistema. Per capire meglio la situazione abbiamo intervistato l’avvocato e docente universitario Stefania Stefanelli, specializzata in diritto di famiglia (in particolare sullo status di filiazione, parto anonimo, adozione, cognome dei figli, fecondazione), legislazione scolastica e bioetica.
Professoressa Stefanelli, il diritto di famiglia è cambiato nel corso degli anni, ma forse non è ancora al passo dei tempi?

«Il diritto di famiglia deve confrontarsi oggi con bisogni di tutela nuovi, conseguenza delle nuove tecnologie per la riproduzione e della mobilità internazionale. È ingenuo pensare di vietare semplicemente alcune tecniche sul territorio nazionale, e non disciplinarne gli effetti: esemplare è il caso del piccolo Joan (nome di fantasia), un fagottino di pochi mesi che è nato in Spagna per scelta di due donne italiane, una delle quali è la madre genetica, perché ha fornito il proprio ovocita per la fecondazione con seme di un donatore, e l’altra ha condotto la gestazione e partorito il bimbo. Il sindaco del Comune di Perugia, nella funzione di ufficiale dello stato civile, ha rifiutato di trascrivere l’atto di nascita formato in Spagna per questo bambino, ritenendo che fosse contrario all’ordine pubblico. In effetti questa tecnica non si può praticare in Italia, ma questo non significa a mio avviso che sia il bambino a dover pagare le conseguenze della scelta degli adulti, grazie alla quale ha avuto la vita. E, invece, è ciò che è successo al piccolo Joan, che non ha identità, né cittadinanza, non ha genitori legali ai quali domandare, come è diritto di ogni figlio, cura, mantenimento, educazione e istruzione, come prevede l’art. 30 della Costituzione italiana. Per realizzare questi diritti fondamentali del bambino e la responsabilità genitoriali delle sue madri ora è necessario attendere i tempi e sostenere i costi, non solo economici, di un processo, che sarà guidato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo, incentrata sulla tutela dell’interesse superiore del minore, rispetto al quale l’ordine pubblico “non può essere usato dallo Stato come una carta bianca” in violazione del suo diritto a vedersi riconosciuti i suoi genitori biologici e affettivi».

Quali sono, secondo lei, gli ambiti in cui si rende necessario l’intervento del legislatore?

«I punti critici sono molti. Il riconoscimento degli atti di nascita formati all’estero, di cui abbiamo appena parlato, in particolare per i figli delle coppie formate da persone dello stesso sesso, ma non solo. I bambini che crescono in famiglie ricomposte, dopo la separazione dei loro genitori, ed il ruolo del “terzo genitore”, che spesso è fondamentale nella loro vita, ma resta sconosciuto al mondo del diritto. La conoscenza delle proprie origini per chi è stato partorito in anonimato o è nato da procreazione eterologa, cioè con gameti di un donatore e/o di una donatrice, di cui non potrà mai conoscere né l’identità né patologie ereditarie non accertate in sede di raccolta dei gameti. Il cognome dei figli, dopo la sentenza di incostituzionalità che ha previsto la possibilità che sia trasmesso anche il cognome materno, ma solo per quelli nati dopo la sentenza e su accordo tra i genitori. La riforma dell’adozione di minorenni in stato di abbandono e dell’affidamento temporaneo, per garantire il diritto dei bambini ad una famiglia».

Una volta la “coppia legale” era quella sposata con rito religioso o civile, la tutela legale dei coniugi e dei figli era riconosciuta; adesso la società propone coppie di fatto, convivenze, qual è la situazione a livello legale?

«Iniziamo col fare chiarezza: il matrimonio di cui si occupa l’ordinamento è quello produttivo di effetti civili, quindi non tutti i matrimoni celebrati in chiesa sono matrimoni per lo Stato, ma solo quelli che sono detti “concordatari”, ed ai quali si riconoscono effetti giuridici con la trascrizione nei registri di stato civile. Oggi, per effetto della legge n. 76/2016, esistono altre forme giuridiche per le coppie, oltre il matrimonio che resta riservato a due persone di sesso diverso: l’unione civile, che ha un contenuto di diritti e doveri quasi identico al matrimonio, ma ne resta distinta, e riservata a due persone di stato civile libero, dello stesso sesso; la convivenza affettiva registrata, che comporta diritti e obblighi di più ristretta portata, aperta a coppie di persone di sesso diverso o uguale purché entrambi di stato civile libero e residenti insieme e, infine, le convivenze non registrate, che esistevano anche prima e comportano il riconoscimento di alcuni specifici diritti individuali. È importante sottolineare che si tratta in ogni caso di legami tra due persone maggiorenni, e che i diritti fondamentali riconosciuti ai figli di queste persone devono essere indipendenti dell’esistenza o meno di un legame giuridico tra i loro genitori, ma ciò non succede, purtroppo, per i figli delle coppie omosessuali, ai quali viene riconosciuto – e non sempre, come purtroppo è accaduto al piccolo Joan – un solo genitore legale».

Recentemente con l’introduzione delle unioni civili è stato riconosciuto quanto già esisteva di fatto nella società, ma periodiche notizie di stampa ricordano che alcuni aspetti che riguardano le “nuove famiglie” non sono ancora tutelati o sui quali c’è confusione a livello burocratico, cosa ci può dire su questo punto?

«La confusione di cui parla dipende dal fatto che la legge non si è occupata di questi “bambini arcobaleno”, ed è un fallimento per il diritto, che deve dare tutela ai più deboli, a coloro che non possono far sentire la propria voce e le proprie esigenze, prima di tutte quella di poter domandare agli adulti che hanno deciso di metterli al mondo di assumersi le loro responsabilità giuridiche. Sono i bambini a non essere tutelati, e invece questa domanda di tutela viene spesso letta come pretesa degli adulti. Eppure non è difficile capire che se quei bambini hanno per l’ordinamento solo un genitore – la donna che li ha partoriti, nelle coppie lesbiche; il padre genetico in caso di nascita attraverso gestazione per altri, anche nelle coppie eterosessuali – non potranno domandare all’altro adulto che riconoscono come proprio papà o mamma il necessario per vivere e crescere sani e sereni. Significa che questo/a altro/a adulto/a può giuridicamente disinteressarsi del bambino che ha voluto mettere al mondo, con tecniche di procreazione artificiale non ammesse in Italia, ma agevolmente praticabili in moltissimi Stati esteri. Non si tratta di discutere sulla legittimità di queste tecniche, ma della tutela di bambini che, come tutti gli altri, non hanno certo chiesto di venire alla luce in un modo piuttosto che in un altro, e che amano profondamente i loro genitori. Semplificando molto direi che, purtroppo, spesso dimentichiamo ciò che era chiarissimo alla saggezza popolare: i figli sono di chi li cresce, di chi li ama ogni giorno».

Lei si è occupata molto della condizione dei figli, una volta distinti in legittimi e illegittimi, cosa è cambiato?

«C’è stata una profonda rivoluzione, divisa in diverse tappe: prima del 1975 chi era sposato non poteva riconoscere il figlio illegittimo, detto anche adulterino, cui veniva negato il diritto di ricevere cura, istruzione, educazione e mantenimento dal proprio genitore. Con la riforma del ‘75 è stata introdotta la categoria dei figli naturali, nati da persone non coniugate, ai quali erano riconosciuti diritti non del tutto uguali a quelli dei figli legittimi: per esemplificare, questi bambini non avevano legami di parentela con le famiglie dei genitori, non avevano insomma né nonni, né fratelli o sorelle, nonostante il legame di sangue e/o affettivo. Dal 2012-2013 tutti i figli sono uguali, hanno gli stessi diritti e devono essere trattati dall’ordinamento allo stesso modo, a prescindere dal fatto che i loro genitori siano sposati. Purtroppo però, come abbiamo detto, restano alcuni “figli di un dio minore”, che non sono uguali agli altri. Attenzione: non si tratta solo dei “bambini arcobaleno”, figli delle coppie omosessuali. Ad esempio, il tribunale di Milano ha chiamato la Corte Costituzionale a decidere se sia costituzionalmente legittimo rimuovere il legame giuridico tra il bambino nato all’estero da gestazione per altri e la madre intenzionale, perché non è la sua madre genetica. Ciò comporta che questo bambino di nove anni resterà figlio del solo padre, che aveva fornito il seme per la procreazione assistita, a prescindere dal legame affettivo sviluppato fin da neonato con quella donna che l’ha voluto e cresciuto come una madre, e senza che possa chiedere che venga accertata la maternità della partoriente, in attuazione del diritto straniero, e neppure della terza donna, donatrice dell’ovulo, a norma della nostra stessa legislazione. Un figlio condannato a non avere nessuna madre, quando ce n’è una che si è sempre presa validamente cura di lui. E dove sta l’interesse superiore del minore? Aspettiamo la decisione della Corte Costituzionale, ma il silenzio del legislatore su questi argomenti fondamentali è a mio avviso gravissimo».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

Check Also

L’identificazione di polizia, la recidiva e le sue problematiche

Nel sistema penale italiano l’istituto della recidiva (ovvero la peculiare situazione del soggetto che – …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi